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Vacanze in città

Vittorio Feltri: "In agosto guardate il cielo perchè la terra è molto triste"

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Vittorio Feltri: "In agosto guardate il cielo perchè la terra è molto triste"

Purtroppo Ferragosto arriva ogni anno con un carico insostenibile di disagi per chi non ama santificare le ferie e rimane in città, per esempio il sottoscritto. Da lustri sento dire e ripetere come un rosario che bisogna scaglionare le vacanze anziché concentrarle nel presente periodo disgraziato. Ma a queste parole (al vento) non sono mai seguiti i fatti.

L' ottavo mese continua ad essere dedicato agli ozi. Le scuole chiudono in giugno, le fabbriche (le poche superstiti) ora hanno sospeso la produzione, cosicché i dipendenti, volenti o nolenti, sono costretti a grattarsi il ventre e preferiscono farlo a Viserbella che a Sesto San Giovanni. I negozi abbassano le saracinesche, quasi tutti. Ristoranti e bar, dovendo concedere al personale il sacrosanto riposo, rinunciano a servire la clientela e si rassegnano a non fare un tubo.

È sempre la solita storia: agosto trasforma i centri urbani in cimiteri. E noi quattro gatti, incapaci di accodarci ai forzati della villeggiatura, restiamo a Milano o dove cavolo viviamo sgobbando quali idioti senza il conforto di un tabaccaio o di una trattoria decente. Un mese è lungo e duro da passare, ma quando ci sei dentro non sai che fare se non bestemmiare. C' è anche il rovescio della medaglia. I quartieri deserti e il traffico diradato, quasi inesistente, facilitano gli spostamenti automobilistici, e ciò è un toccasana per il nostro sistema nervoso. La solitudine è preferibile al caos, però non avere le comodità normalmente a disposizione nostra, quando la metropoli è incasinata, comporta una sofferenza psicologica e fisica da non sottovalutare. Ferragosto per gli anticonformisti che lo detestano, e non si adattano al costume diffuso, è frustrante e mortificante.

Nei giorni topici di mezza estate è impossibile accompagnarsi per cena con un amico o un' amica. Li chiami al telefono e non rispondono. Perfino le mignotte sono irrintracciabili, e poi ci si stupisce perché assistiamo a un rilancio in grande stile della masturbazione. Robe da pazzi.

Che razza di civiltà è questa che impone alle masse di trasferirsi, quando il sole picchia, dal Gratosoglio a Gatteo Mare dove i condomini o gli alberghi pronti ad ospitarle sono più grigi e anonimi di quelli da cui si sono entusiasticamente allontanate per cercare gioie e distrazioni turistiche?

Che tristezza abbandonare Quarto Oggiaro o via Palmanova per recarsi alla Pensione Mariuccia in zona Lidi estensi. Con ogni rispetto per gli albergatori romagnoli e non soltanto romagnoli, non riusciamo a capire in cosa consista la libidine di trascorrere giornate afose su spiagge superaffollate e al riparo di ombrelloni squallidi. Oddio, sempre meglio strinarsi lungo la battigia adriatica che boccheggiare in un bilocale popolare, ma anche su questo delicato punto ci sarebbe da discutere. Molti conoscenti mi domandano perché non stacco dal giornale per raggiungere una località di montagna o marittima per rilassarmi. La mia non garbata risposta è la seguente: sono in grado di rompermi i coglioni a Milano senza bisogno di percorrere centinaia di chilometri e di farmi spennare in hotel che non aspettano altro che polli da sacrificare. Ciascuno fa il suo mestiere e non mi scandalizza che i gestori di strutture alberghiere aspirino a guadagnare, però non mi chiedano di offrirmi volontario allo scopo di farmi fottere da loro solamente perché in agosto usa così. Non ci sto.

Quando ero giovane, un' era geologica fa, mi rifiutavo in questa stagione di gironzolare come un cretino in luoghi balneari deputati ad accogliere i fannulloni agostani. Mi dedicavo volentieri alle mie occupazioni di cronista e raccontavo le ambasce degli sfigati condannati a non muoversi da casa, appartamenti miserrimi e dotati di terrazzini affastellati di bucato. Uomini e donne abitanti in periferia che la sera scendevano nei giardinetti sottostanti, sedevano su panchine sgangherate e, al fresco (illusorio) della notte incombente, godevano a guardare il cielo nella speranza di scorgere le stelle cadenti di San Lorenzo. Osservavo i loro volti sui quali mi pareva di cogliere i segni di una ingenua felicità. I poveri in quegli anni ormai lontani mi facevano tenerezza. Forse perché ero povero pure io, benché pieno di orgoglio che mi faceva disprezzare i bagnanti. O forse la mia era solo invidia per i ricchi.

È trascorso mezzo secolo da quel tempo, ma non ho sovvertito le mie abitudini. Quando il giornale è in macchina, dopo cena, mi diletto a visitare i territori fuori dai Navigli e do un' occhiata ai palazzi cupi che li infestano. Sono il documento che il mondo migliore è questo: persone modeste che si devono accontentare di fissare il firmamento e di esultare se una stella cade giù.

di Vittorio Feltri

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Commenti all'articolo

  • direttoreemilio

    13 Agosto 2017 - 12:12

    Forse é proprio questo il problema dell´Italia, il mese di Agosto e le ferie nazionali da giugno fino a settembre. In nessuna nazione ricca e con pochissimi disoccupati si esagera con le ferie come qui in Italia, con la chiusura del commercio stagionale. Come Feltri scrive tutto é fermo, il governo che gira intorno al tavolo un anno intero per poi partire per le ferie,doppio pagate da noi illusi.

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  • mauriziobenito

    13 Agosto 2017 - 11:11

    BUON FERRAGOSTO A VITTORIO FELTRI DA UN MILANESE CHE LA PENSA ESATTAMENTE COME LUI.

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