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Immigrazione

Per Cécile Kyenge i neri si ammalano in Italia? Allora se ne stiano in Africa

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Per Cécile Kyenge i neri si ammalano in Italia? Allora se ne stiano in Africa

Bisogna ammettere che alla fine ha vinto lei. Lei che è stata ministro per appena 10 mesi, segnando la più breve durata nella storia di un ministero, quello dell’Integrazione. Lei che ha lasciato tracce impalpabili nell’azione di un governo già impalpabile come quello Letta, facendosi ricordare solo per qualche cattiva intenzione, come quella dello ius soli. Ma alla fine ha trionfato. La sua visione della realtà che capovolge l’evidenza e il buon senso e nondimeno viene applaudita dai circoli buoni e dai salotti che contano, ha attecchito anche fuori, si è sparsa nell’opinione pubblica, divenendo intoccabile, non criticabile, anzi assumendo le vesti di Pensiero Unico e Politicamente Corretto.

L’espressione del kyengismo, come derivazione e degenerazione della visione del mondo di Cécile Kyenge, si è palesata in tutta la sua evidenza in occasione della vicenda malaria legata all’immigrazione di massa. In tanti a sinistra in quella circostanza, prendendo ferocemente posizione contro Libero, hanno riesumato l’analisi dell’ex ministro di colore, secondo cui - come aveva detto in un’intervista al Fatto Quotidiano nel 2014 - non sono gli immigrati a essere già malati, ma lo diventano a causa del viaggio, debilitandosi durante il tragitto o addirittura ammalandosi arrivando in Italia. «In ogni storia di immigrazione», aveva sostenuto allora l’europarlamentare Pd parlando del possibile rischio contagio da tubercolosi, «partono le persone che sono più forti e, per le condizioni molto più dure del viaggio, arrivano debilitate». E ancora: «Non partono che sono malati, molte volte si ammalano durante il percorso o si ammalano addirittura quando arrivano nel Paese di destinazione».

Una tesi completamente infondata a livello scientifico, visto che la Tbc, e anche la malaria, non si contraggono mica in Italia solo perché sei debilitato... E che peraltro, fosse vera, dovrebbe scoraggiare gli immigrati dal partire: se rischiate di ammalarvi durante il viaggio o alla meta, be’, rimanete a casa.

Insomma, la tesi del kyengismo è la vera “bufala”. Ed è, tra l’altro, talmente debole da poter essere utilizzata proprio come argomento contro l’immigrazione. Ma niente, gli immigrazionisti nostrani non ne vogliono sapere, e continuano a sostenere che la malaria possa essere una malattia autoctona, cioè italiana o comunque occidentale, tipica di Paesi dove pure mancano casi di persone infette e l’ultimo caso di persona contagiata da un altro europeo risale addirittura al 1956. Ma niente, ci si ammala venendo qui, dicono loro, è l’Europa il luogo pericoloso e infestato, e poco conta che perfino il nostro ministero della Salute - forse un po’ più autorevole di quello dell’Integrazione - abbia definito la malaria «la più importante malattia d’importazione».
Il Vangelo kyengista non può essere messo discussione. Ma è una vecchia strategia dei sinistrorsi che ben conosciamo. S’indignano e compiangono i giornali che osano dire la verità per poter continuare a fregarci e mettere in pratica i loro piani di frontiere spalancate e invasione di massa.

di Gianluca Veneziani

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Commenti all'articolo

  • giacomolovecch1

    14 Settembre 2017 - 14:02

    Ceciliona....l'hai fatta grossa ????....ora pulisciti !!!!

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  • Mrschenone

    14 Settembre 2017 - 14:02

    È una povera fallita, divenuta celebre solo per il fatto di essere negra, grazie al senso masochista dei cattocomunisti. Spiace solo che questo essere indefinito faccia disastri a spese (esose assai) nostre. Non dimentichiamoci del voto a favore dell'olio d'oliva africano. Grazie, onorevole pagata da chi lei boicotta. Grazie davvero.

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  • farrit

    13 Settembre 2017 - 18:06

    ... Di una intelligenza allarmante, non c'è che dire.

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