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Confsal Salfi: serve manovra espansiva non da prima repubblica

Confsal Salfi: serve manovra espansiva non da prima repubblica

Roma, 10 nov. (Labitalia) - "Occorre una manovra espansiva che crei crescita e occupazione, con aumento della produttività, e che dia competitività al Paese, riducendo correttamente la pressione fiscale. La manovra in corso è invece da 'prima repubblica', quando si faceva deficit per ragioni elettorali. Le tasse si riducono solo tagliando la cattiva spesa pubblica e tagliando il debito". A denunciarlo è Sebastiano Callipo, segretario generale del Confsal Salfi, sindacato autonomo dei lavoratori finanziari, convinto che "i soldi per rilanciare il paese esistono, basta ricercarli fra fisco, spending review e fondi europei".

Per Callipo, invece, "la legge di stabilità 2016 è una manovra in deficit, con la grave conseguenza che tagliare le tasse in deficit significa creare altro debito senza alcun effetto positivo sull'economia, perché imprese e famiglie e lavoratori non spendono e non investono, convinti che per ripianare il debito che si crea oggi, attraverso il deficit, occorrerà aumentare le tasse domani".

"Solo gli investimenti potrebbero giustificare una manovra in deficit atteso che attraverso gli investimenti, portando dei miglioramenti strutturali, potranno consentire in futuro di pagare il conto. Operare diversamente è amorale, errato e genera un pesante indebitamento per le generazioni future. Tagliare le tasse in deficit significa indebitare le generazioni future, nella ingenua speranza di stimolare consumi e indurre crescita", avverte.

"Occorrerebbe al contrario - sostiene il segretario generale del Confsal Salfi - abbassare sì la tasse per ridurre la pressione fiscale ma finanziando la operazione con seri tagli alla cattiva spesa pubblica. Ancora, occorrerebbe intervenire su tre aree di crisi afferenti rispettivamente pensionati, famiglie e dipendenti pubblici: categorie che necessitano un giusto sostegno e con le risorse derivanti dai tagli alla spesa pubblica, ad esempio, del piano Cottarelli, magari rinforzato".

"In tale ottica occorre aumentare le pensioni minime, introdurre il quoziente familiare e rinnovare il contratto del pubblico impiego con attenzione ai comparti strategici, stanziando risorse per almeno tre miliardi e non i miseri 300 milioni del governo Renzi. Non vanno poi dimenticati ulteriori interventi come, ad esempio, quelli sulle clausole di salvaguardia, da neutralizzare attraverso il taglio della tax expenditures, ovverosia quell’insieme di sconti e agevolazioni fiscali previsti nel nostro ordinamento", spiega.

"Da ultimo, manca nella legge di stabilità un serio piano di interventi per il Sud, ancorchè esistano fondi strutturali residui del bilancio europeo da utilizzare. Infine, andrebbe e ben utilizzata la flessibilità europea sino a un punto di Pil, per circa 16 miliardi, da destinare tutto a investimenti pubblici produttivi, per la costruzione di infrastrutture, per dare impulso agli investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione e capitale umano", conclude Callipo.

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