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Con il 'modello Treviso' 2° livello anche nelle microimprese

Con il 'modello Treviso' 2° livello anche nelle microimprese

Treviso, 11 gen. (Labitalia) - Mentre ai tavoli nazionali divampano le polemiche sulle nuove regole della contrattazione, a Treviso si sperimenta un nuovo modello contrattuale, una sorta di 'contratto aziendale tipo' che serve a introdurre elementi di retribuzione variabile e benefit in quelle aziende, soprattutto piccole e piccolissime, dove spesso gli accordi sindacali non si fanno.

"Paragonando la contrattazione aziendale a un vestito tagliato su misura per l'impresa -parafrasa con Labitalia Maria Cristina Piovesana, presidente di Unindustria Treviso- si può dire che con il 'modello Treviso' si fanno vestiti su basi industriali e di varie taglie, che, come spesso accade, possono essere adattati meglio, accorciando l'orlo o allungando le maniche".

"Abbiamo creato -spiega ancora Piovesana-un modello contrattuale tipo, completo nelle sue parti e condiviso con i sindacati territoriali, una sorta di contratto pre-finito, in cui indichiamo i valori e i parametri legati alla produttività aziendale, da raggiungere per poter arrivare ai benefici della contrattazione aziendale. E una volta definita la bozza di accordo, questa viene sottoposta direttamente dall'azienda ai lavoratori. Se la maggioranza la approva, l'accordo viene firmato in Unindustria altrimenti non si fa nulla".

Diverse le considerazioni che hanno portato Unindustria Treviso a farsi promotrice di questo modello (al quale, ci tiene a ricordare Piovesana, "si aderisce naturalmente su base volontaria, le aziende non sono costrette ad attuarlo"). "La prima -spiega la presidente degli industriali di Treviso- è che la struttura salariale italiana è fortemente sbilanciata sulla parte fissa della retribuzione (quasi il 90% dell'importo), mentre la parte variabile ha una presenza modesta. Inoltre, molte retribuzioni italiane, al contrario di quello che accade in molti Paesi europei, sono totalmente sganciate dall'andamento dell'azienda".

Nel trevigiano, ricorda Piovesana, "abbiamo una presenza di contrattazione di secondo livello nel 15% delle imprese, generalmente quelle più grandi, e che interessa il 50% circa della popolazione lavorativa".

E in un mercato "trasparente come quello delle retribuzioni, la differenza la fanno proprio quei benefit aziendali e quella parte di retribuzione a tassazione agevolata al 10% che assicura la contrattazione di secondo livello", aggiunge.

Dunque, i vantaggi del 'modello Treviso' si possono così riassumere, spiega Piovesana: "Intanto, introduce un riequilibrio tra parte fissa e parte variabile della retribuzione. Dal punto di vista dei lavoratori, consente di portare a casa risultati economici che altrimenti non avrebbero avuto, e di partecipare ai risultati economici dell'azienda con il vantaggio della riduzione degli oneri fiscali".

Si tratta anche, aggiunge la presidente degli industriali di Treviso, "di un inizio di risposta ai problemi di scarsa produttività che spesso viene rimproverata al nostro sistema economico".

Il modello Treviso ha cominciato a prendere forma nel 2011. "Nel 2012 abbiamo messo a punto le tecnicalità -ricorda Piovesana- e poi è iniziata una prima sperimentazione che si è allargata a settori importanti della nostra economia territoriale: il chimico, il legno-arredo, il sistema Moda". E a chi obietta che si tratta di un modello che by-passa il sindacato Piovesana risponde: "Assolutamente no. Se il sindacato vuole andare nelle aziende, ci va lo stesso. Ma se non c'è, è perché o non c'è riuscito o non ha voluto o non ha potuto", conclude.

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