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La formazione bilaterale sostiene l'industria 4.0

La formazione bilaterale sostiene l'industria 4.0

Roma, 17 mar. (Labitalia) - La formazione bilaterale sostiene l'industria 4.0. Un aumento medio del fatturato del 2,5%, 130 nuovi assunti in 51 imprese. Sono i risultati ottenuti da aziende italiane del settore metalmeccanico che hanno partecipato, tra marzo 2015 e marzo 2016, a progetti di formazione sulla competitività finanziati da Fondimpresa, il Fondo interprofessionale di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil.

L’indagine propone, per la prima volta nel settore, un quadro organizzato sugli effetti della formazione finanziata dalle parti e sul livello del dialogo sociale. A questo scopo, ha coinvolto tutti i protagonisti della formazione bilaterale, lavoratori, responsabili aziendali, soggetti attuatori, comitati paritetici di pilotaggio, nell’analisi di 13 piani realizzati nell’ambito dell’avviso 4 del 2014, promosso dal Fondo di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil con l’obiettivo specifico di orientare la formazione sui fattori di maggiore slancio propulsivo per la crescita delle aziende e dell’occupazione.

L’avviso ha erogato 50 milioni di euro, formando 47.000 lavoratori di oltre 7.300 aziende, ed è stato replicato dall’avviso 5 del 2015, ancora aperto, con 72 milioni di euro.

I 13 piani di settore hanno formato 6.209 lavoratori, di cui 1.492 donne e 945 under 30, di 967 aziende, di cui 898 pmi. Tra loro, oltre 2.400 lavoratori e 276 aziende hanno commentato i corsi e le attività formative sono state progettate in base ai fabbisogni necessari per realizzare piani di investimento delle aziende, dedicati per la maggior parte alla digitalizzazione dei processi aziendali e all’innovazione tecnologica di prodotto e di processo, seguite da innovazione organizzativa, internazionalizzazione, commercio elettronico, contratti di rete.

Tra le azioni formative più frequenti: analisi dei dati e report con sistemi di business intelligence, dematerializzazione documentale e archivi digitali, digital manufacturing, il valore giuridico della firma digitale e marcatura temporale, cloud computing aziendale, piattaforme di e-procurement, costruire l’export: come muovere i primi passi sui mercati esteri, tecnologie innovative per il risparmio energetico e per un utilizzo razionale delle fonti rinnovabili.

Su 2.400 lavoratori e 276 aziende coinvolti nella ricerca, si sono effettuate 132 nuove assunzioni in 51 aziende (il 24% del campione); con un rapporto tra investimenti delle imprese e risorse Fondimpresa pari al 15% e aumento del fatturato oltre il 2,5%. Per il 44,5% dei lavoratori il corso frequentato ha migliorato molto le performance professionali e incide positivamente sul processo produttivo, per il 49,5% abbastanza. Responsi negativi da appena il 6% (per il 5,5% poco e per lo 0,5% 'per niente'). Dei dipendenti assunti dopo l’intervento di formazione, la maggior parte è nell’area della produzione (45%), ricerca e sviluppo (18%), amministrazione (14%), supporto tecnico e manutenzione (9%).

"Quando ai processi di innovazione delle imprese -sostiene l'indagine-corrispondono azioni di sostegno integrate gli esiti sono rilevanti. La formazione d’impresa si conferma attore fondamentale a supporto dei processi di innovazione e della conseguente crescita occupazionale, ma i massimi risultati si ottengono solo con un’azione di sistema in cui tutte le componenti coinvolte nel processo svolgono il proprio ruolo in modo efficace e puntuale. Un’indicazione fortemente significativa per la futura azione e programmazione della formazione nel settore come per le importanti partite aperte, dal rinnovo contrattuale alla recentissima ipotesi di contratto integrativo per Finmeccanica One".

“La formazione professionale -afferma il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli- insieme al diritto allo studio, dopo la salute e sicurezza, è il diritto più importante per i lavoratori e deve essere realizzato in tutte le aziende fino in fondo, non solo sulla carta. E' la garanzia più forte di stabilità occupazionale, di qualità e di promozione umana nel lavoro e di tenuta di fronte ai cambiamenti già in corso nell'industria 4.0. Per questo anche nel rinnovo del contratto nazionale con Federmeccanica, stiamo introducendo la formazione come 'diritto soggettivo' del singolo lavoratore”.

“Questa indagine -sottolinea il direttore generale di Federmeccanica, Stefano Franchi- evidenzia come la formazione efficace, collegata all’innovazione e allo sviluppo della professionalità crei occupazione e occupabilità. E’ ciò che Federmeccanica sostiene e promuove anche nell’ambito del processo di rinnovamento culturale e contrattuale che stiamo portando avanti".

“Ancora una volta -osserva il vicepresidente di Fondimpresa, Paolo Carcassi- le esperienze reali dimostrano che Fondimpresa fa rendere al massimo la leva della formazione, sia in realtà in crisi sia in aziende in espansione".

“Per questo -fa notare- è del tutto ingiustificabile il prelievo di 120 milioni di euro che da quest’anno viene fatto stabilmente sui Fondi interprofessionali, destinandolo in modo del tutto generico al Bilancio dello Stato. Per continuare, invece, la nostra azione così vantaggiosa per tutta l’economia occorre stabilità non solo sul piano delle risorse ma su quello della normativa di riferimento”.

“Purtroppo -ammette- nonostante i fondi abbiano dimostrato di essere l’attore più valido delle politiche attive del lavoro, i loro modelli virtuosi non sono affatto considerati nel fervente dibattito in corso su occupazione e disoccupazione, che rischia di girare a vuoto se non fa tesoro delle buone pratiche”.

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