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Cgil-Cisl-Uil: politiche attive del lavoro scommessa di cambiamento, accelerare riforma

Cgil-Cisl-Uil: politiche attive del lavoro scommessa di cambiamento, accelerare riforma

Roma, 31 mar. (Labitalia) - Si è svolta ieri, a Roma, presso l'Auditorium di via Rieti, un'iniziativa nazionale unitaria di Cgil, Cisl e Uil sulle politiche attive del lavoro, dal titolo 'Rete dei servizi per il lavoro: proposte del sindacato confederale per qualificare politiche e servizi per il lavoro alla luce del decreto 150/15'. "L'appuntamento è stato importante innanzitutto perché, grazie all'impulso dei sindacati confederali, si è di fatto riunita per la prima volta la Rete dei servizi per il lavoro prevista dal decreto", sostengono i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Serena Sorrentino, Gigi Petteni e Guglielmo Loy.

Infatti, oltre ai delegati e alle strutture territoriali delle organizzazioni sindacali, hanno partecipato Maurizio Del Conte, presidente Anpal; Stefano Sacchi, presidente Isfol; Gianfranco Simoncini, per la Conferenza delle Regioni; Marco Leonardi, consulente per la presidenza del Consiglio dei ministri; Agostino Di Maio, direttore di Assolavoro.

Nel corso del seminario, Cgil, Cisl e Uil e i delegati hanno ribadito la necessità di investire sul tema delle politiche attive, e indicato le criticità registrate allo stato attuale sulla definizione del nuovo impianto legislativo. "Innanzitutto - sostengono Sorrentino, Petteni e Loy - occorre trovare una sede e una modalità di confronto, avviare un percorso di dialogo sociale che coinvolga tutti i soggetti della 'rete' per analizzare e affrontare la situazione che si va configurando e correggere in corso d'opera i nodi più problematici".

I sindacati sottolineano il ritardo del governo in merito all'approntamento di tutti gli adempimenti legislativi previsti per l'entrata in funzione dell'Anpal, Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro.

"Riteniamo condivisibile - affermano poi Cgil, Cisl e Uil - che la gestione delle politiche attive per il lavoro risieda nelle responsabilità di un unico impianto pubblico e nazionale, ma c'è il rischio, da scongiurare, che l'organizzazione dei servizi e delle politiche a livello regionale e delle Province autonome, da realizzarsi attraverso singole convenzioni tra ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e le Regioni stesse, possa determinare un'eccessiva disomogeneità applicativa territoriale a causa di differenti risorse, strumenti e risultati"

"Vorremmo chiarezza sui temi delle risorse economiche e umane dell'Anpal, il soggetto di coordinamento della Rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro, e sulla sua mission: la Rete - ricordano i segretari confederali - ingloba tra le altre istituzioni pubbliche Isfol, l'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale impegnato nella ricerca sulla qualità del lavoro, e Italia Lavoro, che ha un ruolo di proposta e assistenza per i centri per l'impiego in materia di formazione".

"È importante - continuano Sorrentino, Petteni e Loy - che la missione di questi due soggetti non venga snaturata, così come è fondamentale che il loro personale, sia i dipendenti che i collaboratori, sia tutelato nella continuità e nella stabilità del posto di lavoro e del loro livello di qualità professionale".

Particolare attenzione è stata rivolta ai lavoratori precari di Italia Lavoro, Isfol e centri per l'impiego, che hanno vinto concorsi per essere assunti, da anni vivono in una situazione di equilibrio precario. "Situazione che va risolta una volta per tutte”, avvertono.

"Siamo stati tra i primi a sostenere la necessità di intervenire sulle politiche attive in modo drastico, per cambiare il modello fallimentare sperimentato nel nostro Paese fino ad ora. Ma ora il governo può fare delle scelte e cambiare le cose, per questo chiediamo all'esecutivo di avviare un confronto e di mettere mano alle risorse. Per investire realmente sulle politiche attive e andare a sanare i troppi ritardi accumulati dall'Italia nel quadro europeo, è indispensabile lo stanziamento di risorse aggiuntive, a partire dalla programmazione del Def e dalla prossima legge di stabilità, in quanto non è pensabile un intervento a costo zero, come invece prevede il decreto legislativo 150/2015", concludono Sorrentino, Petteni e Loy.

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