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Referendum: sindacati, a rischio posti lavoro e autonomia energetica

Roma, 7 apr. (Labitalia) - Un referendum "sbagliato" che mette a rischio, con l'eventuale vittoria dei 'sì', fino a 30mila posti di lavoro tra diretti e indotto, e anche l'autonomia energetica del nostro Paese.

E' questa, in sintesi, la posizione dei sindacati di categoria dei lavoratori dell'energia e idrocarburi Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil sul referendum del prossimo 17 aprile sulle trivellazioni, che chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo.

Sulla scheda gli italiani, infatti, troveranno il quesito: "Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c'è ancora gas o petrolio?", Dunque chi vuole - per il futuro - eliminare le trivelle dai mari italiani deve votare sì, chi vuole che le trivelle restino senza una scadenza deve votare no.

E per Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil una vittoria dei 'si' sarebbe un danno per il Paese.

"Il referendum -spiega a Labitalia Emilio Miceli, segretario generale della Filctem Cgil- è sbagliato perchè non risolve alcun problema dal punto di vista dell'impatto ambientale e al tempo stesso dà la sensazione che l'Italia sia inaffidabile per gli investitori in questo settore, che è importante per il Paese e conta competenze e capacità tecnologiche tra le prime in Europa. E poi c'è da ricordare -aggiunge Miceli- che il governo con la legge di stabilità ha già vietato nuove perforazioni entro le 12 miglia dalla costa, e quindi una vittoria del 'sì' avrebbe impatto solo sugli impianti già esistenti".

Senza contare, aggiunge "che si accrescerebbe la nostra dipendenza da altri Paesi per l'approviggionamento energetico". Una vittoria dei 'si', inoltre, avrebbe effetti pesanti, insistono i sindacati, sull'occupazione: "In questo settore -spiega il segretario generale della Femca Cisl- abbiamo 7mila addetti diretti con un rapporto 1 a 4 tra lavoratori diretti e indiretti e quindi quasi 30mila occupati totali".

Per Colombini, comunque, la strada per il futuro è quella di investire nell'industria sostenibile. "Si deve puntare ad esempio sulla trasformazione delle raffinerie da tradizionali a bio come è avvenuto a Porto Marghera, dove adesso si utilizza l'olio di palma e i permessi sono stati dati in 4 mesi. A Gela dovrebbe accadere la stessa cosa ma la burocrazia sta rallentando tutto, anche se adesso l'impegno del presidente della regione Sicilia ci fa ben sperare".

E per Paolo Pirani, segretario generale della Uiltec, "il referendum è strumento improprio -spiega a Labitalia- per affrontare un tema che viene molto strumentalizzato". "Il referendum -precisa- riguarda trivellazioni che sono state già fatte e giacimenti in essere, prevalentemente di gas. Io credo che si tratti di un referendum politico tra i governatori pd delle regioni che lo hanno promosso e il governo nazionale pd sulla gestione dei diritti derivanti dalle estrazioni".

Un referendum, conclude Pirani, "che rischia di compromette posti di lavoro e l'autonomia energetica del Paese".

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