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Confsal Unsa, su contratti della Pa governo alimenta guerra tra poveri

Confsal Unsa, su contratti della Pa governo alimenta guerra tra poveri

Roma, 8 giu. (Labitalia) - "Non siamo più disposti ad accettare che valori quali ‘democrazia’, ‘rispetto del dialogo sociale’, ‘rispetto dei lavoratori’ siano considerati un optional da questo governo". Lo dichiara Massimo Battaglia, segretario generale della Federazione Confsal-Unsa.

"Il governo intenderebbe escludere una parte di dipendenti pubblici dagli aumenti contrattuali che sono attesi dopo 7 anni di blocco degli stipendi. È un ennesimo atto di arroganza da parte di chi sta guidando questo paese, perché con una sola idea raggiunge mille risultati sbagliati: apre una guerra tra poveri, cioè tra chi otterrebbe qualche euro in più e chi niente; negherebbe al dialogo sociale la dignità di decidere nel corso delle trattative come distribuire le risorse; manca di rispetto a tutti i lavoratori pubblici, che vengono considerati lavoratori di serie B", afferma Battaglia.

Secondo un'elaborazione della Confsal Unsa su dati Mef Rgs, su un totale di 3.253.067 dipendenti della pubblica amministrazione, i soggetti beneficiari degli aumenti contrattuali secondo la proposta Madia sarebbero solo 539.542, cioè il 16,6%.

"Il governo si è dimenticato della civiltà giuridica di questo paese, di interi articoli della costituzione, come il n. 3 sull’eguaglianza dei cittadini, e in più continua a non leggere le sentenze della Corte Costituzionale che lo avvertono di rispettare il ruolo dei lavoratori e del sindacato", prosegue Battaglia.

"Il governo sappia - avverte - che i dipendenti pubblici non si aspettano nessuna medaglia per il lavoro che quotidianamente svolgono. Chiedono solo rispetto; e chiedono ciò che da 7 anni viene negato a più di 3 milioni di lavoratori, vale a dire un contratto e un degno aumento di stipendio. In caso contrario, la risposta del sindacato sarà di scontro e torneremo in piazza a breve, perché ogni giorno aumenta la rabbia di chi sente che gli viene sottratta anche la possibilità di parlare e quindi di esistere".

"E su questo chiedo ai media di dare voce anche a chi cerca di difendersi da questo governo. Se dovessi chiudere con una parola non me ne viene una più indicata di 'vergogna'", conclude Battaglia.

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