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Bentivogli: metalmeccanici sardi in lotta per contratto e lavoro

Cagliari, 15 giu. (Labitalia) - Oltre 2.000 tute blu della Sardegna oggi si sono ritrovate a Cagliari e manifestato per le vie cittadine, per il lavoro e il rinnovo del contratto. Il leader della Fim Cisl, Marco Bentivogli, che nella serata di ieri ha fatto visita e trascorso la serata insieme ai lavoratori ex-Alcoa di Portovesme, in presidio dal maggio 2014 fuori i cancelli della fabbrica, ha guidato il corteo dei lavoratori fino a piazza Defenu dove ha tenuto il comizio conclusivo. E' quanto si legge in una nota di Fim Cisl.

"Questo di oggi - spiega Bentivogli - è il terzo round di scioperi regionali di 8 ore per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici: i lavoratori sardi sono in lotta per il rinnovo del contratto ma soprattutto per il lavoro. Tutta la Sardegna migliore è con noi, quella del lavoro, quella che non si arrende ai cancelli chiusi delle fabbriche, quella che non abbandona la sua terra, come invece troppo spesso altri, soprattutto i politici dalle vuote promesse, hanno fatto in passato".

"Questa terra -continua il leader sindacale- non è nata sotto una cattiva stella, ma come dimostrano le molte vertenze aperte a partire dall'ex-Alcoa, l’indotto metalmeccanico della Carbosulcis, l'EurAllumina, l'Ila, la Keller, l’indotto dell'Eon e della chimica verde, l'Intermare, l'indotto Saipem, non sono nate con la crisi, ma a causa delle inefficienze di una classe politica troppo spesso distratta e inadeguata; 'benaltristi' che hanno spiegato che l'industria in quest'isola era finita e che serviva altro, altro che non è mai arrivato".

"Una mappa della sofferenza del lavoro e dell’economia sarda - avverte - che sollecita non solo la solidarietà ma anche e soprattutto la capacità concreta di imprese, governo, Regione di andare oltre gli annunci. In questo quadro non possiamo e non dobbiamo consentire che si dimentichino la responsabilità delle multinazionali che hanno operato e guadagnato nell’isola e spesso lasciato inquinamento e disoccupazione".

Bentivogli sottolinea che "il tasso di disoccupazione in Sardegna è ben al di sopra della media nazionale, circa il 20% (territori come Sulcis e Medio Campidano si avvicinano al 30%), la disoccupazione giovanile oltre il 55% e quella femminile il 65%: questo è il bollettino di una guerra dichiarata contro le persone e la possibilità di vivere come meritano".

"La crisi per i metalmeccanici in Sardegna -continua Bentivogli- comporta un’ulteriore difficoltà, che è quella legata alla gestione contingente di crisi, la mancanza di lavoro e di prospettiva vede attualmente circa 2.000 lavoratori che hanno perso e perderanno gli ammortizzatori sociali già dal prossimo anno e le politiche attive per il lavoro, al momento, non sono in grado di garantire ai lavoratori metalmeccanici un futuro. Questa è la vigilia di un disastro che si può evitare mettendo al centro delle politiche il lavoro".

"Va aperta immediatamente la 'vertenza Sardegna': non possiamo accettare -dice il leader sindacale- che l’unica alternativa alla disoccupazione sia andarsene via da questa meravigliosa terra, come invece sono stati costretti a fare tante ragazze e ragazzi sardi. L’industria non è il futuro dicono i 'benaltristi'. Un terzo dei sardi negli anni ’80 era occupata nell’industria, oggi poco più di un decimo. E’ crollato il contributo dell’industria al Pil sardo, non è salito quello del turismo. Poi hanno detto che era 'finita l’industria pesante', ma è crollata anche l’industria hi-tech. Al 247° posto tra le regioni d’Europa".

"Servono interventi urgenti, non più rinviabili o solo annunciati, nelle infrastrutture -spiega ancora Bentivogli- per fare ripartire le imprese e per fare riaprire i cancelli delle fabbriche oggi chiuse. E’ una questione di civiltà, perché la mancanza di lavoro mette in scacco la dignità e manda in soffitta la democrazia. La vertenza del contratto è fortemente collegata alla questione lavoro, dopo 7 mesi di trattativa pensavamo si volesse fare qualcosa di nuovo".

"Da questa piazza, e da quelle della Sicilia e della Calabria che oggi hanno manifestato e scioperato insieme ai lavoratori sardi, arriva un messaggio forte e chiaro a Federmeccanica e alla parte più chiusa di Confindustria: non ci può essere vera innovazione -conclude Bentivogli- senza un contratto nuovo che non lasci a terra nessuno, tuteli il potere d'acquisto per tutti i lavoratori e garantisca formazione, welfare e la partecipazione di tutti. Perché un buon contratto, come ci ha insegnato purtroppo la crisi, è l'unica garanzia di tutela per il lavoro, lavoratori e imprese, perché, se vincono i metalmeccanici, vince il Paese".

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