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Confsal Salfi: "Riforma Pa poggia su pilastri repressivi e regressivi"

Confsal Salfi: "Riforma Pa poggia su pilastri repressivi e regressivi"

Roma, 27 lug. (Labitalia) - "La filosofia di riforma del pubblico impiego dell’attuale governo poggia su ben tre pilastri repressivi e regressivi: addio al posto fisso, addio agli scatti di anzianità automatici e addio all’inamovibilità". Ad affermarlo è Sebastiano Callipo, segretario generale del Confsal Salfi, sindacato autonomo dei lavoratori finanziari.

"Nelle diverse bozze del nuovo Testo unico circolanti, emergono sia la licenziabilità dei dipendenti pubblici - ricorda - se, dopo un biennio, risultino in eccedenza rispetto a funzioni dell’Ufficio e risorse finanziarie disponibili, nonché l’eliminazione dei già congelati cosiddetti scatti di anzianità, per far posto alle esigenze funzionali e finanziarie annuali della P.a. e per eliminare notevoli costi, con la fissazione di un tetto ancorato al 20% dei dipendenti, quale soglia insuperabile degli aumenti riservabili ai lavoratori".

"Nel tralasciare altre novità, anche provocatorie, quali visite fiscali automatiche, obbligatorietà della conoscenza dell’inglese, accelerazione dei procedimenti disciplinari, parificazione dei buoni pasto ed eliminazione dell’indennità di trasferta, ciò che si coglie - avverte - è una 'vis compulsiva da reprimenda' verso il lavoratore pubblico, reo di tutto e forse di niente, sul quale scatenare teorie e strategie di risparmio, nonché teorie e strategie di prevenzione antifannullonismo e anticorruzione".

"Sul pubblico impiego - sottolinea il segretario generale del Confsal Salfi - si gioca una grossa partita ideologica, oltreché finanziaria gestionale, con chiari tentativi di far cogestire alla politica l’attività amministrativa pubblica in Italia a tutti i livelli, attraverso nomine, incarichi, selezioni e concessioni di aumenti salariali, governati da Palazzo Chigi".

"In altri termini, una chiara strategia per precarizzare, in particolare, la dirigenza, ma soprattutto il lavoratore pubblico, lasciando al sindacato il minimo margine di scrivere, forse, i termini, i limiti della contrattazione di secondo livello, in un mix di ripubblicizzazione e delegificazione del rapporto contrattuale, legittimate e dai decreti attuativi della Madia e dal cosiddetto Testo unico sul pubblico impiego", aggiunge.

"La nostra azione, a settembre, all’interno della casa madre Unsa, sarà quella di pretendere, anche per riscrivere un difficile contratto del comparto delle Funzioni centrali, la massima autonomia contrattuale e la massima disponibilità di risorse finanziarie aggiuntive", conclude Callipo.

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