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Filctem, da energia a start up proposte per rilancio e sviluppo del Sud

Filctem, da energia a start up proposte per rilancio e sviluppo del Sud

Bari, 15 set. (Labitalia) - 'Cantiere Mezzogiorno: le proposte della Filctem per tornare a crescere'. E' il titolo dell'iniziativa, promossa dalla Filctem-Cgil, che si tiene domani, venerdì 16 settembre, a Bari (Fiera del Levante - Centro Congressi, sala 2 - ore 9). La Filctem-Cgil in questa occasione intende mettere a confronto le proprie proposte con le istituzioni e le imprese del Meridione, convinta di affrontare il tema del Mezzogiorno nella prospettiva di contribuire all'elaborazione di un piano industriale in grado di rilanciare sviluppo e occupazione, in un'area del paese che continua ad accumulare ritardi nel suo posizionamento competitivo.

La presenza dei settori chimico-farmaceutico, tessile, dell'energia e delle manifatture nel Meridione d'Italia è di tutto rispetto: 200.000 gli addetti, 26 mila le imprese, un fatturato aggregato di 57 miliardi di euro (in percentuale, il 26% dell'occupazione, il 23% delle imprese, il 38% del fatturato).

E secondo il sindacato una politica industriale che vuole accelerare lo sviluppo deve puntare il dito in particolare sulle infrastrutture e sulle reti, materiali (particolarmente dell'energia) e immateriali, sulle start-up innovative, sul rinnovamento strategico 4.0. Fare sviluppo e occupazione, soprattutto giovanile, significa - sottolinea - sostenere l'imprenditorialità meridionale (credito di imposta, contratti di programma e di sviluppo di rete, incentivi all'assunzione), garantendo la salvaguardia dalla criminalità che influenza e frena l'iniziativa di sviluppo economico.

Al dibattito di domani - introdotto da Emilio Miceli, segretario generale della Filctem - seguirà la presentazione della ricerca Filctem sul Mezzogiorno. L'evento vedrà la partecipazione, tra gli altri, del direttore generale dello Svimez, Riccardo Padovani, di Teresa Bellanova, viceministro dello Sviluppo Economico, Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, oltre a numerosi dirigenti e amministratori di imprese pubbliche e private (Eni, Enel, Acquedotto Pugliese, Novartis, Cesame) che operano nel Meridione. Le conclusioni del convegno sono affidate a Susanna Camusso, segretaria generale Cgil.

La Filctem punta ad affrontare il tema del Mezzogiorno "nella prospettiva di contribuire all'elaborazione di un piano industriale che sia in grado di rilanciare sviluppo e occupazione in un territorio che, è noto, continua ad accumulare un ritardo nel suo posizionamento competitivo". E per il sindacato il piano industriale "non può che partire dalla ottimizzazione dell'utilizzo dei fondi strutturali 2014-2020 (ben 56 miliardi di euro) che vuol dire superare la frammentazione degli interventi, aumentare il coordinamento tra le diverse azioni e programmi nazionali e regionali scegliendo priorità di intervento, riducendo tempi di attuazione anche attraverso azioni di semplificazione burocratico-amministrativa, combattendo senza tregua la criminalità che influenza e frena l'iniziativa imprenditoriale".

Per il sindacato di categoria, "centrale deve essere il rapporto con i centri di ricerca e il connubio con le 'start up' innovative, vero e proprio sostegno all'imprenditoria giovanile, con una politica di incentivi all'assunzione e di riduzione strutturale del cuneo fiscale e contributivo e riaprendo il canale del credito potenziando il sistema di garanzie e gli strumenti di finanza innovativa (private equity e venture capital)".

Fattore determinante dell'impegno per il Sud, spiega la Filctem, è "il protagonismo e la partecipazione delle grandi imprese pubbliche e private: rilancio centro di ricerche Enel di Brindisi, rafforzamento in Puglia della Cassa Depositi e Prestiti negli investimenti per l'acqua, gli investimenti nella produzione di energia per accelerare lo sviluppo del gas (Eni, Enel e Terna su tutte), la difesa del petrolchimico in Sicilia, la cui importanza riguarda il grado di connessione con tutti gli altri settori industriali".

Secondo il sindacato, è necessario "riportare al centro dell'agenda politica le micro e piccole aziende, il distretto, il made in Italy: tre dimensioni dell'economia che, per continuare ad essere punti di forza dello sviluppo, devono trovare nella politica industriale risposte mirate sia in termini di tutele che di valorizzazione internazionale e rinnovamento strategico nella direzione 4.0".

Secondo il sindacato, deve esserci "un ruolo determinante della infrastrutture energetiche e del sistema idrico, un ruolo essenziale che richiede l'estensione delle interconnessioni ma anche, oltre all'approvvigionamento di gas e petrolio, di energie rinnovabili destinate ai mercati europei e nazionali (Piano Solare Mediterraneo): questa trasformazione, già in atto, richiede uno 'scatto in più' del ruolo di Eni ed Enel, già fortemente insediate nel Mezzogiorno". Per la Filctem, "lo stesso riordino delle aziende pubbliche locali (soprattutto nell'idrico e nella distribuzione gas) deve consentire l'aggregazione delle gestioni per sviluppare una politica industriale e gli investimenti necessari a migliorare il servizio".

E sul costo dell'energia, continua la Filctem, "occorre una politica attiva del governo e delle Regioni per avere forniture energetiche a costi più contenuti, utilizzando sul territorio produzioni a basso costo per determinare condizioni di competitività economica: ciò può essere favorito anche da forme di accordi bilaterali tra produttori e consumatore industriali". E' necessario, precisa, "senz'altro un utilizzo più virtuoso delle 'royalties' che le Regioni interessate (solo in Basilicata danno un gettito annuo di 100 milioni) possono destinare allo sviluppo infrastrutturale, alle rinnovabili, all'efficienza energetica e all'innovazione tecnologica delle imprese".

E ancora: "Indispensabile un alto grado di cooperazione tra i grandi gruppi energetici (Eni, Enel, Terna) per favorire lo sviluppo delle filiere rinnovabili nazionali con un più elevato tasso occupazionale (bioenergie, geotermia, solare termodinamico), avviando il riutilizzo dei siti energetici in via di dismissione e l'ammodernamento dei sistemi generativi più datati, in particolare per le turbine eoliche, con nuovi macchinari tecnologicamente più avanzati".

Come ricorda il sindacato, "un numero consistente di grandi centrali termoelettriche hanno cessato la produzione (Brindisi Nord e Rossano Calabro; programmata anche la chiusura di S. Filippo del Mela, a Messina) ed è necessario favorire la loro riconversione in aree di nuovo sviluppo energetico: i siti dismessi - ecco la proposta - potrebbero consentire la valorizzazione bioenergetica di rifiuti e di scarti agroalimentari per utilizzare biomasse liquide e solide per la produzione di biogas".

Sul sistema gas, spiega l'organizzazione sindacale, "resta fondamentale nel Sud investire per completare le opere di metanizzazione proprio per estendere la distribuzione e il servizio alle aree urbane non ancora connesse". "Al contempo - prosegue - occorre intervenire per ammodernare gli impianti esistenti anche con la digitalizzazione delle reti e l'installazione dei contatori intelligenti. Nonostante la già avvenuta cancellazione dei programmi di Brindisi, Porto Empedocle e Priolo, i rigassificatori e l'avvio dei lavori del Tap (l'infrastruttura che aprirà il corridoio Sud del gas trasportando metano in Europa dall'Azerbaijan) restano importanti per accrescere la sicurezza energetica nella fase di transizione, con effetti positivi sui prezzi".

Per quanto riguarda le raffinerie, dice la Filctem, "grazie al periodo favorevole dei prezzi del petrolio, occorre rilanciare gli investimenti per aumentare il tasso di connessione degli impianti, così come si prevede per le raffinerie di Taranto e Milazzo". "Anche per il petrolchimico di Brindisi è necessario un investimento - osserva - per garantire l'approvvigionamento della materia prima (cracking): secondo la Filctem-Cgil la soluzione naturale sarebbe il collegamento pipeline Brindisi- raffineria di Taranto". E la Filctem avanza una proposta: "Attivare con decisione la scelta dell'idrogeno e del biometano, dando esecutività ai progetti di bioraffinazione previsti, ad esempio per l'impianto di Gela, che consentiranno una drastica riduzione delle emissioni in atmosfera".

Per il sindacato, infine, è "inevitabile che il sistema idrico del Mezzogiorno debba acquisire una capacità industriale per dare efficienza di gestione a ciclo integrato delle acque". "Nel Sud sono necessarie aggregazioni delle gestioni pubbliche del servizio idrico - avverte - con una dimensione regionale per realizzare una maggiore efficienza nel servizio ed economie di scala, al pari di quelle esistenti nelle multiutility del Centro-Nord". "In questo senso, per realizzare una gestione integrata della risorsa, la Filctem propone di realizzare un programma di connessione tra le reti idriche meridionali (bacini di raccolta, acquedotti e canali di irrigazione) introducendo tecnologie intelligenti per la gestione delle reti, sul modello di quelle elettriche", conclude.

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