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Unicalce: sindacati, sottoscritto primo accordo aziendale nazionale

Unicalce: sindacati, sottoscritto primo accordo aziendale nazionale

Roma, 28 set. (Labitalia) - Sottoscritto ieri il primo accordo nazionale aziendale della Unicalce Spa, azienda che occupa 450 addetti distribuiti su 13 siti produttivi presenti in tutto il territorio nazionale. Soddisfatti i sindacati per il risultato raggiunto. "Nonostante il perdurare della crisi di mercato e occupazione del settore, abbiamo sottoscritto un ottimo accordo aziendale, che è il primo contratto collettivo aziendale nazionale siglato in Federmaco, l’Associazione degli industriali del cemento-calce-gesso, con un'azienda aderente a Ca.Ge.Ma", spiegano Massimo Trinci, Luciano Bettin e Marco Carletti, a capo della delegazione sindacale di FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil.

L'accordo prevede un importante incremento economico, che oscilla tra 1.000 e 2.700 euro annui, e numerose novità normative, come spiegano sindacati: "Nuove regole sulle relazioni industriali che rafforzano il ruolo delle Rsu nei diversi siti, formazione dei lavoratori esigibile e monitorabile attraverso l’istituzione del libretto formativo individuale per ogni dipendente, introduzione della responsabilità sociale d’impresa estendibile anche alle aziende appaltatrici, rafforzamento delle azioni a salvaguardia della salute e sicurezza con l’istituzione per ogni sito del Tavolo permanente della sicurezza, con l'obbligatoria partecipazione di tutte le aziende presenti in ogni siti produttivo".

L'accordo, infine, prevede "l’aumento di 1 euro al giorno per i ticket mensa, l'aumento a carico dell’azienda della contribuzione per la previdenza complementare pari a uno 0,20%, estendendo di fatto la tutela pensionistica dei lavoratori aderenti al fondo Concreto, l'istituzione di un premio di produzione, costruito su tre indici che potrebbe apportare un aumento di reddito oscillante tra i 120 e i 690 euro", concludono Trinci, Bettin e Carletti. I sindacalisti sottolineano come "esercitare la contrattazione di II livello, anche in costanza di crisi del settore, sia oltre che un dovere anche la strada giusta per individuare le indispensabili soluzioni utili ad evitare che questa crisi la paghino solo ed esclusivamente i lavoratori e le lavoratrici dipendenti".

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