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Ilva, Emiliano: La salute umana è più importante della produzione

Ingegneri, non suggeriamo soluzioni ma lavoriamo per buone scelte
Ilva, Emiliano: La salute umana è più importante della produzione

Taranto, 10 ott. (Labitalia) - Salute e sicurezza in primo piano al convegno 'Ripensare l’industria siderurgica italiana', svoltosi a Taranto a cura del Consiglio nazionale degli ingegneri e della Regione Puglia. "La salute umana -dice il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano- è più importante della produzione, studiamo come decarbonizzare la Puglia. Stiamo provando a non usare una parola che secondo me non dobbiamo pronunciare più: 'ambientalizzazione', che non ha né capo e né coda. Noi dobbiamo semplicemente dire che la salute umana è più importante della produzione e dimostrare che le produzioni non determinino alcun danno alla salute".

"Non c’è più da conciliare salute e lavoro -sottolinea- la garanzia della salute delle persone deve prevalere su qualunque altro ragionamento, fermo restando che se qualcuno dimostra che si può produrre acciaio senza far del male, si può produrre perché non abbiamo nulla contro l’acciaio e contro l’Ilva".

"Se però l’Ilva -avverte Emiliano- ci chiede di sacrificare la salute dei tarantini e probabilmente non solo dei tarantini, a breve presenteremo studi sui possibili effetti dell’inquinamento dell’Ilva quando cambia il vento verso il Salento e Brindisi, non possiamo starci e non ci stiamo".

"E una delle ragioni -rimarca- per cui bisogna stare attenti a non far perdere ruolo alle Regioni è esattamente questa: perché se la Regione Puglia non avesse il potere di interloquire su queste materie, questa discussione si sarebbe fatta in un piccolo studio di Roma dove avrebbero deciso qualunque cosa sull’interesse dei tarantini, mentre oggi la democrazia consente alla Regione Puglia e al Consiglio nazionale degli Ingegneri, che è un organo terzo, di cercare un approccio scientifico alla decisione politica".

"Gli ingeneri ci diranno -rimarca- se è possibile decarbonizzare l’Ilva, perché il diavolo che uccide le persone è il carbone, non è l’acciaio. E io non vorrei che qui ci fosse qualcuno che voglia più vendere carbone che produrre acciaio. E se è così, noi lo andremo a beccare questo qualcuno, perché vuol dire che non è interessato al ruolo strategico dell’azienda, perché a noi serve l’acciaio, non comprare carbone".

"Il caso vuole che -aggiunge- in Puglia stiano per arrivare 20 miliardi di metri cubi di gas: il gas ce lo fanno pagare più del carbone, mentre i danni che il carbone causa li fanno pagare alla collettività tarantina e al servizio sanitario pugliese. Per togliere anche quest’alibi del costo, la Puglia chiede che come compensazione ambientale per l’arrivo di questo gas, il gas sia consegnato all’Ilva e all’Enel di Brindisi allo stesso prezzo energetico del carbone".

"Questo -ribadisce- non è un convegno di ambientalisti arrabbiati, qui discutiamo in sede tecnica e il presidente della Regione Puglia non è un populista protestatario, tant’è che ha chiamato gli ingegneri a discutere, su proposte che abbiamo presentato un anno fa a Parigi alla conferenza internazionale sul clima".

"A queste proposte -ricorda Emiliano- nessuno ci ha detto no, anzi nessuno ci ha mai risposto. Ma mi auguro che il Governo prima o poi incontri la Regione Puglia, è proprio il minimo che possa fare, perché io incontro anche il più piccolo dei sindaci quando ha qualcosa da proporre e ha bisogno di me. Io ora ho bisogno di fare una riunione tecnica con il Governo sulla proposta per rendere meno pericolosa l’Ilva e ridurre il danno alla salute. E' possibile avere questo incontro? Io credo di sì e gli ingegneri oggi, in maniera tecnica e asettica stanno tentando di favorire il confronto tecnico”.

"Sull'Ilva -sostiene Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri- non suggeriamo soluzioni specifiche, lavoriamo affinché le scelte siano fatte bene. Questo convegno sull’Ilva -avverte- nasce da lontano. Ci pensavamo da tempo. Abbiamo studiato a fondo il tema che è risultato molto complesso e delicato. Noi ingegneri suggeriamo di affrontarlo con un metodo diverso. Da un lato deve esserci la politica cui spetta l’obbligo di fare delle scelte precise. Dall’altro noi tecnici che abbiamo il compito di analizzare le varie soluzioni per offrire alla politica un quadro di riferimento a partire dal quale dovrà decidere. Non siamo qui oggi per suggerire soluzioni specifiche. Ci impegniamo però a lavorare affinché le scelte siano fatte bene, che abbiano una sostenibilità tecnica”.

"Questo impianto -ricorda Angelo Masi, consigliere del Cni- nei primi ha avuto una grande importanza per la città di Taranto, cresciuta sia in termini demografici che di reddito pro capite. Col passare degli anni, però, abbiamo assistito a scelte urbanistiche sbagliate, accompagnate dal totale disinteresse nei confronti dell’ambiente, delle emissioni e della salute dei cittadini. Non è stato fatto nulla e la gente ha cominciato ad avere paura, arrivando a scappare dalla città”.

Nel suo intervento Antonio Curri, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Taranto, sottolinea come in Germania esista uno stabilimento, quello di Duisburg, non meno grande dell’Ilva, sia per capacità produttiva che per dimensioni, nel quale però nel tempo sono stati fatti tutti gli interventi necessari per tenere il livello di emissioni entro i termini stabiliti dall’UE, mentre a Taranto non è stato fatto nulla.

“L’Ordine degli Ingegneri di Taranto -ricorda- si fa promotore di un tavolo tecnico permanente per trovare una soluzione”.

Per Antonio Colaianni (Consulta degli Ordini degli Ingegneri della Puglia), "una soluzione per l’Ilva è realmente percorribile. Non possiamo distruggere una ricchezza del territorio. L’Ilva, se ben gestita, potrà continuare a produrre senza avere effetti nocivi. Il problema non è l’impianto in se ma il mancato rispetto delle norme di sicurezza”.

Tra i saluti anche quelli del Sindaco di Taranto che ha detto: “Ai tecnici -aggiunge il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano- chiediamo delle indicazioni, i dati del problema. Poi tocca alla politica la responsabilità delle scelte”.

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