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Cgil Lecce: serve ddl caporalato, basta ghetti e diritti violati

Cgil Lecce: serve ddl caporalato, basta ghetti e diritti violati

Nardò (Le), 10 ott. (Labitalia) - Fare presto, approvare velocemente il ddl sul caporalato "perchè nel nostro territorio ci sono ancora ghetti e lavoratori migranti senza diritti e tutele, che dipendono dai caporali per tutto: dall'acqua al cibo, passando per il trasporto". E' l'appello che arriva dalla Cgil di Lecce, territorio storicamente al centro delle 'rotte' del caporalato, con una media di 500 migranti che nel corso dell'anno si piegano sui campi nella raccolta in particolare di pomodori e angurie.

"Rispetto al passato -spiega a Labitalia Valentina Fragassi, segretaria generale della Cgil di Lecce- di sicuro c'è una presa di coscienza, anche da parte delle istituzioni, di quella che ormai per noi non è un più un'emergenza ma un problema strutturale che va affrontato. Ma nonostante questo le cose quest'estate non sono andate come dovevano. Le tende inviate dal ministero dell'Interno per il campo d'accoglienza sono arrivate in ritardo, a luglio inoltrato, e affianco al campo c'è ancora il ghetto con centinaia di migranti in condizioni disastrose, senza diritti e nelle mani dei caporali".

Caporali, sottolinea Fragassi, che continuano a fare il bello e il cattivo tempo. "E se non togli -continua- ai caporali la possibilità di essere gli unici a poter garantire a queste persone il pasto, l'acqua, il trasporto allora non riusciremo a sconfiggere il fenomeno. Per superare il problema dobbiamo garantire ai migranti che arrivano qui delle strutture in cui poter stare e poi i servizi minimi di cui necessitano".

E le forme di sfruttamento nei campi, spiega Antonio Gagliardi, segretario generale della Flai Cgil di Lecce, "non riguardano solo gli stranieri. Anche la popolazione locale, in particolare quella femminile viene sottopagata e, spesso, non percepisce nessuno stipendio. Infatti gli viene proposto di ricevere, su due-tre giorni di lavoro, il pagamento dei contributi lavorativi per una giornata, in modo tale da usufruire dei pagamenti Inps, dall'indennità di disoccupazione al resto".

Una realtà che quindi non può aspettare oltre. "Va approvato il ddl -sottolinea Gagliardi- che, tra le tante cose, prevede anche il reato penale di caporalato non solo per il caporale, ma anche per chi si avvale della sua opera, e quindi delle imprese. Sarebbe un grande deterrente per il fenomeno, che va combattuto sul territorio. Non è possibile che ancora oggi un migrante che vuole mangiare qualcosa nel ghetto di Nardò debba per forza rivolgersi al caporale che gestisce un punto di ristoro interno in cui dietro a una tenda, a sfregio di ogni regola sanitaria, si macellano e cucinano capre e pecore".

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