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Con AquiLana filati autoctoni e a km zero, un recupero di metodi artigianali

All'inizio solo pastorizia, poi si sono specializzati sulla produzione di lana per i tessuti
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Con AquiLana filati autoctoni e a km zero, un recupero di metodi artigianali
All'inizio solo pastorizia, poi si sono specializzati sulla produzione di lana per i tessuti

Roma, 15 nov. - (Adnkronos) - Lana autoctona e a chilometro zero. A rispolverare un vecchio lavoro artigianale è l'azienda agrozootecnica abruzzese di Damiani Ovidio che insieme alla moglie, Valeria Gallese ha dato vita ad un marchio vero e proprio, 'AquiLana', che in poco tempo è sbarcato un po' in tutta Italia, isole comprese. "Mio marito proviene da una famiglia di pastori e ha portato avanti questa tradizione. Quando abbiamo aperto l'attività però ci siamo resi conto che era difficile vivere di pastorizia e per questo abbiamo pensato di valorizzare il patrimonio di lana aziendale", racconta all'Adnkronos la titolare dell'azienda.

E così, "abbiamo introdotto dei capi che migliorassero i velli delle nostre pecore anche se partivamo già da una buona base, ossia dalla merinizzata italiana da carne che è una razza dalla duplice attitudine, adatta sia per la carne che per la lana". Il mantello viene poi inviato alla trasformazione secondo la logica della filiera corta. Inoltre, aggiunge Valeria, "siamo impegnati nella tintura naturale dei filati".

L'intenso lavoro dell'azienda inizia a dare i suoi frutti: "a luglio 2012 siamo riusciti a trasformare 250 kg di lana sucida ottenendo 80Kg di filato. Quest'anno invece le cifre si sono quadruplicate: 1500 kg di lana e 500kg di filato". La storia del marchio 'AquiLana' viaggia su un blog e una pagina Facebook che hanno dato vita ad un efficace passa parola: "non ci siamo impegnati molto per diffondere il prodotto" ma grazie ad internet "sono iniziate ad arrivare le telefonate ed adesso siamo arrivati un po' ovunque in Italia anche in Sardegna".

L'azienda, inoltre, grazie alla collaborazione del Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga e dell'Università Veterinaria di Teramo, sta cercando di salvare un gruppo di pecore di razza autoctona, la Pagliarola di Barisciano, ormai in via di estinzione. Con un bando del 2010, "ci sono state affidate 40 pecore di questa razza che riescono ad ottenere modeste produzione di lana e latte".

Nonostante una produzione scarsa, "questa razza è caratterizzata da una grande rusticità: gli agnelli sono molti piccoli ma robusti". Mantenere in vita questa razza "è difficile ma con il progetto dell'Università speriamo di raddoppiare il numero delle femmine e dei maschi. Attualmente abbiamo solo 3 arieti su 42 pecore". L'azienda fa parte delle 21 bandiere verdi assegnate per il 2013 dalla Cia, Confederazione italiana agricoltori.

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