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L'ex ministro

Franco Bechis, il ritratto di Maurizio Lupi: ambizioso e ingenuo, dagli esordi Dc a Forza Italia (e fino alle amicizie a sinistra)

Franco Bechis, il ritratto di Maurizio Lupi: ambizioso e ingenuo, dagli esordi Dc a Forza Italia (e fino alle amicizie a sinistra)

La prima volta che vidi Maurizio Lupi avevamo poco più di venti anni. Eravamo universitari entrambi, e lui era già importante: faceva l’amministratore della Cusl, una cooperativa universitaria che era nata da un gruppo di studenti del movimento ecclesiale Comunione e Liberazione. La seconda volta che lo incontrai lo mandai a quel paese: ero alle prime armi da redattore praticante al settimanale Il Sabato, e lui aveva già fatto carriera, diventando assistente dell’amministratore delegato del settimanale. Chiedevo 100mila lire in più (50 euro di oggi), mi disse «manco per sogno», e andai in un altro giornale.

SIMPATICO BAUSCIA - Racconto questo, perchè mi è stato chiesto un profilo di Lupi, e devo avvertire il lettore che non può essere neutrale. Ci conosciamo da troppo tempo, e il sentimento ha il suo peso. Muovevo i miei passettini da scribacchino, e lui faceva carriera perché era ambizioso e bravo. Veniva da una famiglia modesta, viveva a Baggio, periferia milanese. È sempre stato un po’ bauscia, come tanti suoi amici: un simpatico sbruffone. È nel dna di molti milanesi esser così, ma anche se se la tirano un po’, lavorano come bestie. Lupi è sempre stato di quella pasta. Anche quando si è buttato in politica. Prima consigliere comunale nella Milano leghista di Marco Formentini, poi assessore ai lavori pubblici (che si chiamavano Sviluppo del territorio, edilizia privata e arredo urbano) nella giunta di Gabriele Albertini. Dal 2001 è diventato deputato. Ha seguito i passi dei primi di Comunione e Liberazione che erano entrati in politica (Roberto Formigoni, Nicola Sanese e tanti altri), candidandosi prima nella Dc, poi in Forza Italia.

LIBRO STAMPATO - È cresciuto lì e ha fatto carriera rapidamente, perché le qualità c’erano e l’ambizione le accompagnava. Ha imparato a fare politica come accadeva nell’epoca di Silvio Berlusconi studiando attentamente le regole della comunicazione, e se un limite poi ha avuto è averle prese un po’ alla lettera. Quando va in tv parla un po’ come un libro stampato, ligio alle tecniche imparate nei primi tempi: non è lui, se lo incontri per strada è molto diverso, semplice, alla mano. Il suo grande pregio è l’attenzione che mette anche nei confronti di persone che conosce per la prima volta. Anche quando ha mille impegni si interessa a persone che ha conosciuto magari per caso. Ha un grande senso dell’amicizia: quando sa di servire, c’è, e si mette a disposizione anche solo per un conforto, una pacca sulla spalla. È la sua forza, ma anche il suo fianco scoperto, una ingenuità nella vita politica.

W LA SUSSIDIARIETÀ - Grazie alla educazione cattolica ricevuta in Comunione e Liberazione, e a quel suo senso dell’amicizia, Lupi è riuscito a superare steccati che di solito irrigidiscono la vita politica. Ha animato l’intergruppo della sussidiarietà riuscendo a mettere insieme leader politici abituati a steccati ideologici e ad epiche battaglie, cercando di costruire qualcosa insieme per gli altri. È così che ha conosciuto Enrico Letta, che ovviamente è diventato subito «suo amico». E ne ha coinvolti tanti altri, che venivano dai Ds, dalla Margherita, dalla Lega, dall’Udc, dal Pd, da Rifondazione. Li portava spesso al Meeting di Rimini a discutere, e ovviamente ognuno di loro era un «amico». Così è diventato «amico» quasi del cuore Angelino Alfano, di cui tesse lodi imbarazzanti. Da cattolico ha cercato di riunire altri politici cattolici di tutti i partiti, e da anni si trova con loro il martedì sera a confrontare la propria vita di palazzo con testi ecclesiali. Il mattino presto quando può con loro va a messa nella cappella dei parlamentari di palazzo Valdina. Appuntamenti che negli anni sono saltati per un solo motivo: una partita del Milan, la sua squadra del cuore.

QUELLI DEL MARTEDÌ - Molti dei personaggi citati nell’inchiesta, anche qualcuno degli arrestati, erano davvero amici suoi fin dai tempi dell’università, e non mancavano mai agli appuntamenti del martedì e alla messa di primo mattino. In effetti erano amici, e qualcuno di loro magari dell’amicizia ha approfittato utilizzandola per il proprio mestiere. Se la vedi da quell’ottica, anche alcune imprudenze si capiscono meglio: puoi rifiutare un dono da un amico? Puoi dubitare della buona fede di persone che conosci da una vita? Ecco, nel partito dove Lupi ha mosso i primi passi, la Dc, si chiamavano tutti «amici», e se lo dicevano con il coltello nascosto dietro la schiena, e un minuto dopo calavano i fendenti. Non si è mai amici in quel mondo, e mi spiace dirlo, ma questa è stata sicuramente una grande ingenuità di Maurizio. Purtroppo fatale.

di Franco Bechis
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Commenti all'articolo

  • Angeli1951

    24 Marzo 2015 - 19:07

    Lasciamo perdere i maneggi contro gli aiuti agli alluvionati e per eliminare il finanziamento delle caserme del carabinieri; ma ci rendiamo conto fino a che punto sono voraci e impudenti questi politicanti, specie se baciapile? Perfino ad una giacca, un orologio, un volo nazionale trovano "normale" arraffare. E molti loro reggipalle o burattinai li difendono senza pudore.

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  • leolandiabg

    20 Marzo 2015 - 17:05

    traditore a casaaaaa così impari falsoooo

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  • casa_mamma

    20 Marzo 2015 - 16:04

    Sara pure che sia ingenuo, ma e anche un grande opportunista che ha sfruttato la sua ppsizionr per piazzare figlia figlio moglie e due fratelli ora manca il terzo figlio che ancorz piccolo

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  • Riccardo65

    20 Marzo 2015 - 14:02

    Non siamo ancora una volta ipocriti,Lupi è stato ingenuo lo sappiamo ma buttarli una croce sopra e schifoso. Perchè Renzi non chiede le dimissioni della boschi e dei suoi quattro sottosegretari?

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