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La leader di Fratelli d'Italia

Giorgia Meloni: "Non daremo mai i nostri voti al M5s"

5 Marzo 2018

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Giorgia Meloni: "Non daremo mai i nostri voti al M5s"

Il balzo in avanti c' è. Fratelli d' Italia, secondo i primi exit poll diffusi subito dopo la chiusura dei seggi, si attesta tra il 3,5 e il 5,5%. Dunque con la soglia del 5%, il traguardo minimo fissato da Giorgia Meloni all' inizio della campagna elettorale, a portata di mano. Percentuale che si tradurrebbe in una quarantina di seggi a Montecitorio. Numeri che, uniti a quelli della Lega in ascesa, permettono al "fronte sovranista" del centrodestra di pesare di più rispetto ai "moderati" di Forza Italia. Un ribaltamento dei rapporti di forza all' interno della coalizione inseguito con insistenza dall' ex ministro della Gioventù, determinata a blindare la posizione "anti inciucio" del centrodestra.

Anche ieri, giornata di voto, comunque, Giorgia Meloni via social network ha cercato di mobilitare tutti gli elettori. Prima prendendo di mira il "partito dell' astensione" che sembrava uno dei grandi nemici della vigilia - "Tenteranno in ogni modo di convincerti che è inutile; dimostrati all' altezza e resisti"; appello reiterato a un paio d' ore dalla chiusura dei seggi - poi postando la foto della sua votazione a Roma ("e voi, sorelle e fratelli d' Italia, siete già andati a votare?").

OBIETTIVO MINIMO - Il presidente di Fratelli d' Italia, dopo un fine settimana finalmente passato in famiglia con la figlia Ginevra, ha votato in tarda mattinata nel seggio di viale Beata Vergine del Carmelo, nel quartiere Torrino. Prima di deporre la scheda nell' urna, ad uso e consumo dei fotografi, c' è stato il tempo per denunciare le lacune sull' informazione ai cittadini del nuovo sistema di voto. In serata, Meloni ha poi raggiunto il comitato elettorale del partito, alla Garbatella, quartiere dove è nata e cresciuta. Ad attenderla, lo stato maggiore di FdI, con il quale ha seguito lo scrutinio.

Durante la campagna elettorale, Giorgia Meloni non ha nascosto l' obiettivo minimo del suo partito: toccare, e se possibile superare, la soglia del 5%. Il motivo è molto semplice. Arrivare fin lì significherebbe incassare oltre il doppio, in termini percentuali, rispetto al risultato ottenuto nel 2013, quando un movimento che era stato appena fondato, dopo la fine del Popolo della libertà, era riuscito a incamerare poco più di 660mila voti alla Camera - con 12 deputati, alla fine della legislatura - e 590mila consensi al Senato. Un battesimo che avrebbe dato il via all' operazione per «mettere in sicurezza la destra italiana», come ha ripetuto con orgoglio, in occasione del quinto compleanno del partito, l' ex ministro della Gioventù del governo Berlusconi.

Traguardo ormai centrato, visto che secondo gli exit poll Fratelli d' Italia - che già alle Europee del 2014 era balzato al 3,7% - pare avviato a non scendere sotto il 4,5%. «La percentuale sarà più alta», ha comunque alzato l' asticella la Meloni anche per galvanizzare la base, impegnata nella partita per le Regionali (soprattutto nel Lazio, tradizionale bacino di voti di tutto ciò che gravita intorno alla Fiamma, dove Fratelli d' Italia parte dal 3% di cinque anni fa e ha provato fino all' ultimo a tirare la volata alla candidatura di Stefano Parisi). Minacciata dalla concorrenza di una Lega "nazionale", che non ha fatto mistero di pescare anche nel serbatoio elettorale della "destra", Meloni è stata costretta a rimodulare la sua campagna elettorale.

Portata avanti con due punti fermi: innanzitutto il "no" a qualsiasi ipotesi di collaborazione con il Partito Democratico pena la rottura dell' alleanza di centrodestra - non a caso "noi non ti abbiamo mai tradito" è stato uno degli slogan più utilizzati - mentre l' apertura a fette di elettorato non riconducibili al tradizionale recinto della Fiamma, si sintetizzata con lo slogan #patriotiditalia.

NEL MEZZOGIORNO Senza dimenticare quel Mezzogiorno dove il nuovo Carroccio ancora non sfonda quanto vorrebbe Salvini: "Fratelli d' Italia è il partito dell' unità nazionale e quindi è il partito del Sud". Negli ultimi giorni, Giorgia Meloni ha cercato di giocare d' anticipo sul concorrente leghista: è stata la prima a cercare e ottenere, sul fronte internazionale, la sponda di Viktor Orbàn, il primo ministro ungherese capofila di quel fronte di Visegrad - insieme a Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia - identificato come la possibile terza via europea tra il Ppe a trazione tedesca e i socialisti che guardano al presidente francese Emmanuel Macron. Quello stesso Orbàn di cui la Meloni, grazie anche ai risultati di stanotte, conta di diventare la versione italiana.

di Tommaso Montesano

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Commenti all'articolo

  • marisa bottallo

    05 Marzo 2018 - 20:08

    Almeno lei è coerente

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