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La corsa al Colle

La conta di Renzi: quanti mancano per il colpaccio

La conta di Renzi: quanti mancano per il colpaccio

Questa mattina, venerdì 30 gennaio, riprendono le votazioni per l'elezione del Presidente della Repubblica dopo la prima fumata nera di ieri. 

 Forza Italia giura che non voterà per Sergio Mattarella, Matteo Renzi sembra intenzionato a fare sul nome dell’ex ministro della Difesa una prova di forza. Su quali basi Palazzo Chigi pensa di potercela fare? Semplice: l’aritmetica. Il nome dell’ex dirigente democristiano, infatti, potrebbe essere scritto sulla scheda dai grandi elettori di Pd, Sel, Scelta civica, Per l’Italia, Udc, Autonomie, Psi e da alcuni di quelli iscritti al Misto. Il totale dei loro voti sfiora sulla carta quota 580: 75 in più rispetto al quorum richiesto dalla quarta votazione, in programma per sabato, che ammonta a 505. Come è riuscito il leader del Pd a raggranellare una maggioranza che prescinde da Forza Italia e dal Nuovo centrodestra, che pure è un partito della maggioranza che sostiene il governo? 

I grandi elettori democratici sono 445: 307 deputati, 108 senatori (meno Pietro Grasso, che sta svolgendo le funzioni di sostituto del Presidente della Repubblica), 31 i rappresentanti delegati dalle Regioni. Non è finita: sono due i delegati regionali che sono stati mandati a Roma in rappresentanza di altrettante liste civiche vicine al Pd, che già hanno fatto sapere che si allineeranno. A favore del candidato indicato dal premier c’è anche Scelta Civica. Il partito che fu fondato - e poi abbandonato - da Mario Monti può contare su 31 voti: 25 alla Camera e 7 al Senato, mentre Per l’Italia ne ha 16, 13 alla Camera e 3 al Senato. L’Udc conta dodici grandi elettori: 7 deputati, 3 senatori e 2 delegati regionali. Per il momento il segretario Lorenzo Cesa parla di «metodo sbagliato» e critica la decisione del premier di «procedere da solo», ma contatti per trasferire i voti centristi sull’ex dirigente democristiano sono in corso e avrebbero dato ottimi frutti.

Già così la maggioranza richiesta - e in assenza di franchi tiratori - sarebbe blindata. La contabilità tenuta a Palazzo Chigi, però, è molto più ricca e articolata: ci sono altri “piccoli”, che, complessivamente, arrivano a quota 19 votanti. Altri come le Autonomie e il Psi dispongono di 17 grandi elettori e pure tre senatori iscritti al Gruppo Misto di Palazzo Madama sarebbero pronti a sostenere l’ex ministro della Difesa. Nelle prime votazioni i grandi elettori che fanno riferimento a Sinistra e libertà - compreso Nichi Vendola, delegato dalla “sua” Puglia - hanno votato un candidato di bandiera, Luciana Castellina, ma già avrebbero dato la loro disponibilità a convergere sul nome indicato dal leader Pd a partire dalla quarta votazione, quella decisiva. I vendoliani controllano 32 voti: 26 deputati alla Camera (meno Laura Boldrini, che presiede l’Aula e, di conseguenza, non vota) e 7 senatori. «Contabilizzato» anche il delegato della Val D’Aosta, a favore dell’ex ministro di Massimo D’Alema. Il premier è sicuro di poter contare su almeno 22 dei 30 eletti fuoriusciti nei mesi e nelle settimane scorse dal Movimento 5 stelle.

Sulla carta, dunque, Matteo Renzi ha già trovato una maggioranza in grado di eleggere il suo candidato e, quindi, i voti di Forza Italia e Nuovo centrodestra risulterebbero « non decisivi». Nella realtà, però, Palazzo Chigi dovrà fare i conti con i franchi tiratori, che spunteranno da ogni gruppo, in qualunque momento. Gli esperti di numeri di Pd e Fi convengono che il margine sul quale potrebbe contare Mattarella è di circa «60 voti», quindi piuttosto stretto. È sufficiente che tanti parlamentari dei gruppi sopra elencati disperdano la preferenza per impallinare il predestinato. Nessuno è disposto a scommettere che non arrivino sorprese dalla minoranza Pd, per esempio, così come dal partito di Pier Ferdinando Casini, che continua ad essere in corsa.

La sicumera con cui si muove il premier ha fatto venire a molti il sospetto che sappia di poter contare su alcuni «aiutini» dal centrodestra. Da giorni, per esempio, si vocifera di una possibile convergenza sul nome del giudice della Corte costituzionale degli eletti di Fi vicini a Raffaele Fitto: l’ex ministro avrebbe un “bottino” di circa 30 grandi elettori. Incerto l’orientamento di Gal, “gruppo tecnico” di Palazzo Madama composto in larghissima parte da fuoriusciti da Fi. Molti di questi ultimi avrebbero interesse a far saltare il Patto del Nazareno. Qualche voto potrebbe arrivare anche dagli ex democristiani finiti dentro Ncd. Sono considerati «avvicinabili» tre parlamentari iscritti al Misto, che potrebbero far lievitare i numeri di Mattarella fino a quota 580. Provarci è un azzardo, ma non è affatto escluso che il bluff funzioni e convinca il Cavaliere a convergere, pur di non restare «tagliato fuori».

di Paolo Emilio Russo

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Commenti all'articolo

  • aquila azzurra2

    30 Gennaio 2015 - 18:06

    non tutto poi è così facile come sembra:forse qui si è portati a dimenticare come il pd sia un partito mescola di ex comunisti ed ex democristiani ,la cui storia è costellata di vendette personali, franchi tiratori,voltafaccia dell'ultimo momento, il tutto coperto da una coltre di ipocrisia . Più questi sembrano allineati al comando del supremo, più è facile che si sbranino fra di loro....amen.

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  • lucia elena

    30 Gennaio 2015 - 17:05

    Bene bene, io spero molto nei franchi tiratori. Sì carissimi perché di ottimi cinquantenni bravi e competenti che, sarebbe una vera manna se, uno di loro fosse eletto Presidente della repubblica, e fosse veramente al di sopra delle parti. Dubito che uno solo dei nominati abbia la forza di slegarsi dal partito di appartenenza e anche lui, purtroppo, sarà schiavo di chi gioca a nascondino.

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  • Happy1937

    30 Gennaio 2015 - 17:05

    Io gli avrei fatto un bel tiro. Oggi, invece di bianca, avrei dato massicciamente i voti di FI a Veltroni. Giusto per vedere lo scompiglio e forse portare Renzi a più miti consigli.

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  • peppefreddi

    30 Gennaio 2015 - 16:04

    Alla fine, il Cav. si calerà le mutande.

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