Cerca

Pressato

Ncd spaccato, lo psicodramma dei ministri di Alfano

Ncd spaccato, lo psicodramma dei ministri di Alfano

Angelino «Al-phone». Altro che Alfano. Il suo telefonino ribolle. È tutto il giorno che il ministro dell’Interno riceve chiamate. Tutte dello stesso tenore: «Devi votare Mattarella». Le pressioni sul leader dei centristi sono la costante della vigilia del voto del dodicesimo presidente della Repubblica. Un venerdì trascorso, calcolatrice alla mano, per capire di quanti voti può disporre Sergio Mattarella alla quarta votazione. L’assicella della maggioranza assoluta è fissata a 505, Matteo Renzi controlla 560 grandi elettori. Ma il margine di 55 non lo rende tranquillo. In una votazione a scrutinio segreto, in effetti, non è sufficiente per mettersi al riparo dai franchi tiratori. Il premier non vuole correre rischi e allora mette Alfano spalle al muro. I due si vedono a Palazzo Chigi: «Facciamo parte della stessa maggioranza e dello stesso governo», ricorda il presidente del Consiglio, «non puoi allearti con Forza Italia. Sappi che se Mattarella non viene eletto, da lunedì tu non sei più il mio ministro dell’Interno», minaccia Renzi, «e apro la crisi, andiamo al voto». Il titolare del Viminale, a questo punto, chiede un gesto di apertura e un surplus di tempo per incontrare i compagni di cordata. Al tavolo con Alfano ci sono Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa per Area Popolare; Denis Verdini e Gianni Letta, in rappresentanza di Silvio Berlusconi. Si valutano strategie. Il passo che deve fare il premier è quello di trasformare Mattarella nel candidato di tutti i gruppi che sostengono le riforme. «Al momento siamo fermi alle decisioni assunte giovedì e voteremo scheda bianca anche alla quarta votazione», spiega il coordinatore di Ncd Gaetano Quagliariello in Transatlantico, «se poi dovessero accadere fatti politici nuovi li valuteremo».

Ed eccolo il fatto nuovo evocato dai centristi: Matteo Renzi dirama un appello rivolto a tutti, maggioranza e opposizione, perché votino Mattarella. Non siamo più al “noi abbiamo deciso, voi fate come volete” del giorno prima, ma un passettino più avanti. Alfano apprezza la novità, ma Renzi non accontenta tutto il Nuovo centrodestra, dove rimangono voci discordanti. Da un lato c’è l’ala filorenziana incarnata dal ministro Beatrice Lorenzin. Dall’altra quella più critica, rappresentata da Maurizio Lupi, che incassa le critiche del renziano Ernesto Carbone: «Vuole fare il sindaco di Milano con Forza Italia e sta influenzando il povero Alfano», twitta il deputato democratico. «Stupidate...», rispedisce al mittente Lupi. L’ala dura del partito non ha apprezzato la «resa incondizionata» a Renzi. Troppo rapido Alfano nel riallinearsi ai diktat del presidente del Consiglio. Troppo sicuro nel dare per scontato che i grandi elettori di Ncd siano tutti d’accordo nel votare il candidato imposto dai democratici. I pasdaran centristi avevano addirittura visto, nell’incidente quirinalizio, l’opportunità di liberarsi dall’abbraccio con la sinistra. Oltretutto proprio nel momento in cui ci si sta riavvicinando a Berlusconi e c’è un progetto di ricostruzione del centrodestra.

A sera ancora si balla sulla linea da tenere: scheda bianca o Mattarella? Il vertice serale di Area popolare viene posticipato a stamattina. Nel frattempo, 11 senatori centristi già annunciano il proprio voto favorevole a Mattarella. Poco prima aveva detto sì anche Roberto Formigoni. Altra telefonata di Renzi ad Alfano. Per ricordargli che, se seguisse Berlusconi, lui sarebbe «il primo ministro dell’Interno della storia a non votare il Capo dello Stato». Che ansia. Ma è alla chiamata di Giorgio Napolitano, pure lui interessato a perorare la causa mattarelliana, che si capisce che Angelino sta per capitolare. D’altronde, come spiegare il non voto a un candidato cattolico, cioè tutto quello che Alfano aveva chiesto sin dall’inizio?

L’ultimo problema da sistemare è con Silvio Berlusconi. L’accordo era di fare fronte comune per evitare che il Pd facesse da asso pigliatutto. Missione fallita visto che ha deciso Renzi in solitudine, con la furbizia, oltretutto, di mettere sul tavolo un nome assolutamente commestibile per i centristi della maggioranza di governo. Alfano, tuttavia, ha avuto il garbo di non voltare le spalle al Cavaliere per la seconda volta. I colloqui tra i due sono proseguiti fino a notte fonda. Nel tentativo, condotto da Alfano, di convincere anche il leader di Forza Italia a una svolta dell’ultimo momento, optando per il sì a Mattarella. Alla fine i due decidono per una separazione “consensuale”: il Nuovo centrodestra voterà il candidato proposto dal premier Renzi, mentre Forza Italia parteciperà al quarto scrutinio ma lasciando la scheda in bianco.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • carlostef

    31 Gennaio 2015 - 14:02

    NCD continuerà a fare lo zerbino di Renzi

    Report

    Rispondi

  • framan70

    31 Gennaio 2015 - 11:11

    Lo psicodramma degli psiconani. Ma la cosa più stupefacente è che c'è ancora uno sparuto gruppo di coglioni che pensa di votarli. Mah...

    Report

    Rispondi

  • pestifero

    31 Gennaio 2015 - 10:10

    Questo modo di intendere politica non ha nulla a che fare con la politica reale.Sono dieci giorni che quei politicanti non combinano nulla per gli italiani, tutto è bloccato perchè "loro" devono accaparrarsi futuro e potere dentro i feudi dei partiti. La litania è sempre uguale. Sempre più poteri ai partiti sempre più Italia a picco. Non impareremo mai.

    Report

    Rispondi

  • carlozani

    31 Gennaio 2015 - 10:10

    Alfano da buon meridionale tiene troppo alla poltrona e al prestigio e in culo alla balena voterà Mattarella.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog