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Critica tv

Poche risate e ascolti flop: Crozza stecca a Sanremo

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Poche risate e ascolti flop: Crozza stecca a Sanremo

Sanremo sta a Crozza come la kryptonite a Superman: appena intravvede l' Ariston, anche da lontano, il comico stellare va in iperventilazione e perde i superpoteri.
Era già accaduto nel 2013: ospite di Fabio Fazio venne insultato da semiprofessionisti che gli diedero del pirla in diretta, e lui si ritirò depresso, l' occhio liquido di uno a cui hanno appena rigato la macchina.
Stavolta Crozza s' è tenuto lontano dal palco maledetto. Ha preferito omaggiare il Festival della canzone «al sicuro» -confessa lui stesso- in collegamento da Milano. Ma, tecnicamente ha commesso lo stesso errore: ha adattato lo schema- Ballarò, battute politiche e imitazioni di Renzi in parrucca (tra l' altro demodè) comprese, al format ultrapop di Sanremo.
E, nonostante l' immensa audience, 11 milioni 374mila telespettatori (240mila in più rispetto al 2016), share del 50.4%; e nonostante il direttore di Raiuno Andrea Fabiano dichiari: «Il segmento di Crozza ha fatto 15 milioni con share sempre sopra il 50%»; be', Crozza, nella prima serata del Festival, è comunque stato superato dalla presenza degli eroi di Rigopiano e, soprattutto, da Raoul Bova che annunciava Elodie.

In più ci mancava Selvaggia Lucarelli ad accusarlo d' averle rubato la battuta su «Carlo e Maria promessi sponsor». In più, ci si metteva il cazziatone di Salvini che, attaccato sul suo stipendio, l' ha definito il «milionario che non fa più ridere». Perché è questo il problema. La latitanza della risata di Crozza, ancora una volta, a Sanremo. Che poi è «la cosa più grave per un comico» diceva Buster Keaton a fine carriera sul set del terribile Due marines e un generale con Franco e Ciccio. Non ha fatto ridere, Crozza. Al limite, sorridere. A sprazzi. Naturalmente l' uomo rimane davvero il miglior metronomo satirico della politica su piazza, com' erano Jon Stewart in America o Le Canard enchaîné in Francia. Però il suo naturale contesto è Raitre o La7, tv di nicchia con satira di nicchia.

A Sanremo lo scenario cambia. L' oceanica platea del Festival si nutre di risata viscerale, di Plauto e Totò, mica i tocchi laterali di Terenzio o Lenny Bruce. Battute politiche come quelle su Mattarella, Gentiloni e Alfano («Suggerisco Al Bano al posto di Alfano agli esteri». «Carlo e Maria, voi due avete la maggioranza del Paese e vi do l' incarico, Gentiloni non l' ho avvertito»). E «sai Carlo mi sono permesso di intestare una polizza a te e a Maria, un gesto per voi due» è un salomonico attacco alla Raggi che non avrebbe acceso entusiasmi da Floris, figuriamoci da Conti, tra l' altro visibilmente irrequieto quando s' è citato il suo, di cachet. E si potrebbe continuare (una critica a Totti, una sviolinata femminista e l' appello: «Fate figli»).
Caro Maurizio, sei hai rischiato il linciaggio la prima volta, perché riprovarci la seconda? C' è una folata di narcisismo, una sfumatura freudiana che ci sfugge. Tra l' altro dai pure l' impressione di essere registrato... Ma è ovvio che, per quei 10 minuti di sorrisi strizzati, i 100mila euro della tua parcella sono l' elemento che più, a pelle, affiora...

di Francesco Specchia

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Commenti all'articolo

  • cedrak

    10 Febbraio 2017 - 11:11

    Una cosa è la satira....(il sale della democrazia) quella di crozza è solo fufa sinistrorsa. Penoso !

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  • Bolinastretta

    10 Febbraio 2017 - 10:10

    a me Crozza piace... ma secondo me dovrebbe evitare di solcare palchi come quello di Sanremo... il contesto non c'entra nulla con il suo modi di fare satira... però un bel 100.000 € in saccoccia in più non guasta mai! capibile. per 4/5 apparizioni di qualche minuto..beh...

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  • mich123

    10 Febbraio 2017 - 00:12

    Difficile far ridere se manca l'ispirazione. Per preparare anche solo mezz'ora di spettacolo ci vogliono mesi di preparazione. La TV di oggi é una catena di montaggio, ha rovinato anche il cinema.

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