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Cult movie, atto secondo

I 2 soliti idioti: peti e parolacce, ecco il cinepanettone (del futuro)

Biggio e Mandelli ripropongono De Ceglie padre e figlio e compagnia. "Noi volgari? No, lo sono i modi in cui i nostri personaggi evadono le tasse o altro..."

I 2 soliti idioti: peti e parolacce, ecco il cinepanettone (del futuro)

di Salvatore Garzillo

Continuano a spacciarsi per idioti ma la coppia di fatto Biggio-Mandelli ha capito tutto. Lo avevamo sospettato nel 2009 con il successo della prima serie de I soliti idioti su Comedy Central (confermatissimo dalle altre andate in onda su Mtv), lo avevano fatto intendere con il primo film prodotto dalla Taodue di Pietro Valsecchi (12 milioni di euro di incasso), e ce ne hanno dato definitiva dimostrazione con il secondo capitolo: I 2 soliti idioti. In uscita il prossimo 20 dicembre in 500 sale, la pellicola punta a bissare gli incassi dello scorso anno, potendo anche beneficiare dell’assenza di concorrenti scomodi come i tipici cinepanettoni della premiata ditta De Sica e soci. Roba vecchia, superata a destra (magari con il dito medio alzato) da Biggio e Mandelli, inventori del cine-vaffanculo. «Più che le parolacce, davvero volgari nei nostri film sono le scorciatoie che i nostri personaggi trovano per evadere le tasse o altro», spiega Francesco Mandelli, che senza il doppio petto del suo alter ego Ruggero De Ceglie («Io c’ho inventato l’impero d’er wurstel, dovevo avere un fijo frocio…») sembra uno studente di Scienze Politiche fuori corso. «Insomma siamo volgari non perché diciamo sempre “Dai, Gianluca cazzo...”, ma perché mettiamo in scena cose volgari che sono però la realtà». La trama, tutto sommato, non è fondamentale. Gianluca deve sposare la sua storica fidanzata Fabiana («Ma chi? Er cesso a pedali?») cercando di sopravvivere ai tentativi del padre di portarlo sulla strada della trasgressione. Ruggero, invece, deve vedersela con la crisi economica e con i controlli della Finanza che sta mettendo in ginocchio il suo impero del wurstel. Come dicevamo, il plot è trascurabile, sebbene goda della regia sicura di Enrico Lando. 


Leggi l'articolo integrale di Salvatore Garzillo
su Libero in edicola oggi, mercoledì 19 dicembre

 

 

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Commenti all'articolo

  • kIOWA

    19 Dicembre 2012 - 19:07

    e non avete ancora visto all'opera Vendola e Bersani.

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  • arwen

    19 Dicembre 2012 - 16:04

    Ecco cosa rimane del cinema italiano o questa ultraschifezza indegna anche della pellicola su cui viene registrata o mattoni indigeribili come " la chiamano estate". Tutta roba da far venire l'orticaria anche ai cesaroni. E poi ci domandiamo perchè all'estero i nostri film sono schifati?

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  • sgnacalapata

    19 Dicembre 2012 - 09:09

    il promo mascherato da intervista su sky dopo una partita dell'inter e mi sono vergognato per i due "attori".

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