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Gomorra, parla la star della serie: "Chi la infanga, non l'ha capita"

Salvatore Esposito

Scampia è in fermento. Tra rabbia e stizza rigurgita parole di sdegno perché, dice, Gomorra - La Serie ne ha rovinato l’immagine. «Ma come si fa a sostenere una cosa del genere?», Salvatore Esposito, Genny per gli affezionati della serie, liquida con poche parole questa «polemica sterile» ricordando che persino Angelo Pisani si è scusato per aver infangato Gomorra, fiore all’occhiello di Sky Italia e dei registi Stefano Sollima, Francesca Comencini e Claudio Cupellini. «Sono cresciuto a Mugnano di Napoli, un paesino poco lontano da Scampia. Lì gli affari di droga e le collusioni mafiose sono all’ordine del giorno: non ci siamo inventati niente».

La storia del clan di Don Pietro, certo, è fittizia, ma le vicende narrate, i bar fatti saltare in aria e le stragi son cosa concreta. «La realtà mafiosa purtroppo interessa in maniera trasversale tutti o quasi i continenti. Gomorra è il riflesso di una problematica di ampio respiro, motivo forse del successo che la serie ha avuto anche all’estero». Successo che nemmeno gli attori semisconosciuti e la parlata difficile seppur addolcita dalle tante prove («Abbiamo lavorato molto per cercare di aprire le parole e renderle comprensibili», ride Esposito) sono riusciti a frenare.
Venduta in oltre cinquanta Paesi e definita da Variety «risposta italiana a The Wire», Gomorra è riuscita nell’impresa di bissare il successo e gli ascolti di Romanzo Criminale, opera del genio di Sollima.

«Americani e francesi, che pur ci odiano, sono impazziti. Dopo quattro minuti di trailer facevano la fila per comprare i diritti di Gomorra», prosegue Esposito. «Roberto Saviano dovrebbe essere considerato un eroe al pari di tutti quelli che hanno combattuto la mafia». improvvisamente il discorso si fa serio. «La differenza tra lui e Falcone o Borsellino è che Saviano non sono riusciti ad ammazzarlo», dice Genny. «Io capisco che ad alcuni politici le lamentele possano fare comodo, ma perché nessuno dice che Sky, Fandango e Cattleya hanno investito 20 milioni di euro sul territorio campano?».

Poi parla del suo personaggio: «La trasformazione fisica e psichica che ho subìto è stata una cosa senza precedenti. Intendiamoci, in America o in Inghilterra prendere e poi perdere 20 kg è la normalità per un attore, ma da noi è cosa più unica che rara». La sua identificazione con Gennaro Savastano, figlio del boss mafioso Pietro, è stata frutto di un percorso tortuoso, compiuto insieme a Sollima e alla costumista Veronica Fragola. Ma i risultati sono andati oltre le aspettative. Ho tenuto la cresta e quegli abiti per così tanto tempo che alla festa di fine produzione un buttafuori mi ha bloccato: “Con quella faccia tu qui non entri”. Persino una mia amica emigrata in Inghilterra mi ha detto che là la gente pensa che io sia davvero l’erede di un boss mafioso».

di Claudia Casiraghi

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Commenti all'articolo

  • blues188

    31 Maggio 2014 - 10:10

    Terronate. L'è sempre quèla! O pensano alla mafia/Ndrangheta/Camorra oppure non pensano nulla. Non escono mai dal loro seminato i meridionali.

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    • natale_1980

      30 Giugno 2014 - 04:04

      Sciacquati la bocca quando parli dei meridionali merda fiero di essere terrone

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    • landero88

      19 Giugno 2014 - 21:09

      guarda che la mafia è anche nei pilastri del tuo palazzo caro polentone

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  • boss1

    boss1

    30 Maggio 2014 - 17:05

    la sto seguendo è veramente una bella serie ben fatta alla pari forse meglio di romanzo criminale.

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  • rossodisera

    30 Maggio 2014 - 17:05

    bellissima storia, bravissimi regia e interpreti.

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