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Intervista a Gq

Helmut Berger, tutte le sue verità: l'operazione al pene, il tentato suicidio, l'amore per Luchino Visconti

Helmut Berger, tutte le sue verità: l'operazione al pene, il tentato suicidio, l'amore per Luchino Visconti

"Mi sono sottoposto all'intervento per allungare il pene, funziona e non è doloroso". E' l'ultima rivelazione, in un'intervista a Gq, di Helmut Berger, il celebre protagonista del film Ludwig e storico compagno del regista Luchino Visconti. Un intervento a cui Berger si è sottoposto qualche anno fa, in una clinica padovana di chirurgia estetica, il Pallaoro Medical Laser, dove l'attore nei giorni scorsi è stato di nuovo operato, stavolta per una plastica facciale. Strano destino per chi, per anni, è stato etichettato come "l'uomo più bello del mondo".

"Devo pisciare sui poliziotti..." - "Prima dell'intervento vivevo in Austria: prendevo eccitanti, lavoravo sedici ore al giorno ma non riuscivo a dormire, serviva qualcosa che mi tirasse su. Solo che tirava su me, ma non il mio cazzo...". E così è arrivata l'operazione al pene, e poi quella plastica facciale. "Il lavoro va bene, e ora non faccio più uso di droghe", afferma Berger, che però ha tanti aneddoti da raccontare. Come i suoi giorni in prigione: "Io lavoro per i paparazzi, hanno famiglia, e se non fanno foto scandalose i loro bambini non mangiano, allora tiro fuori il cazzo volentieri e piscio sul poliziotto, lo faccio per loro. Sono anche stato in prigione: a Roma dicono che se non sei mai stato in prigione non sei romano. Quando c’erano le Brigate Rosse, ho insultato un siciliano, poliziotto, e mi hanno fatto passare un bel weekend in prigione. Ne ho approfittato per leggere Marcel Proust, perché Luchino voleva farci un film, ma io non avevo voglia di studiare".

La morte di Visconti e il tentativo di suicidio - Berger racconta anche alcuni retroscena del suo rapporto con Luchino Visconti, soffermandosi in particolare sul periodo dopo la morte del regista. "Ho vissuto a Roma con Luchino, ma quando lui è morto sono stato derubato del suo testamento. È stata la famiglia Visconti: io sapevo che quel testamento c’era, il segretario l’ha visto e io l’ho letto. Invece è sparito. Luchino mi aveva detto che non avrei dovuto mai preoccuparmi nella mia vita, perché in questo lavoro non si sa mai quello che può succedere. Invece quei mascalzoni mi hanno derubato: è una famiglia avida, non mi sopportavano. Avevo rapporti solo con donna Uberta, la sorella di Luchino". Un periodo difficile, culminato con un tentativo di suicidio: "Non sapevo che fare, dove andare, mi sentivo solo. Mi è mancata la terra sotto i piedi, non avevo più una lira... Sono dovuto tornare da mia mamma, in Austria. Nell’ambiente del cinema sono tutti falsi. Dopo la morte di Visconti tutto il mondo mi ha fatto le condoglianze tranne i grandi amici di Luchino, come Adriana Asti o Umberto Orsini. Persone che invitavo sempre a mangiare con noi e che invece mi hanno tradito. Sono venuti nella nostra villa a Ischia, hanno goduto della mia bontà, mentre alle mie spalle la Asti portava altri omosessuali (l’ultimo era un polacco) per buttare fuori me.. Ho tentato di suicidarmi con whisky e pillole: mi hanno trovato a terra con la schiuma alla bocca. Mi hanno rinchiuso in manicomio. Mi chiamavano Romy Schneider e Marisa Mell. Così, dopo due notti, ho deciso di scappare: sono andato a ballare al night e sono tornato alle sei, con le flebo...".

Il matrimonio fallito - Il suo matrimonio con Francesca Guidato è durato dieci anni: dal 1994 al 2004. "E' una tr..., mi ha sposato per i soldi, è venuta a dormire nel mio appartamento: mi ha ingannato. Adesso mi bastano cinque amici: non mi sento mai solo". L'incontro con Luchino Visconti? "E' stata la mia fortuna, se no avrei trovato Pasolini a Termini, e sarei finito a Ostia. Avrei potuto finire addirittura con Zeffirelli... Per carità! Sono più un tipo da Elizabeth Taylor o Faye Dunaway, io".

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