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Il bilancio

Altaroma, chiusura in positivo tra grandi nomi e moda colta

Il cda in uscita lascia in eredità un calendario pieno di eventi e passerelle e conti in positivo

Altaroma, chiusura in positivo tra grandi nomi e moda colta

di Donatella Perrone 

 

La XXI edizione di AltaRoma si è appena conclusa e mai come questa volta è tempo di bilanci. Termina infatti ufficialmente il mandato del cda guidato dalla Presidente Silvia Venturini Fendi e con esso un percorso che sembra giunto a destinazione proprio con questa kermesse. 

Che cosa è successo di diverso nell’ultimo triennio? Qualcosa di impensabile per una manifestazione data per spacciata. Risorta dalle ceneri e ripulita di strascichi inutili, svecchiata e depurata, la kermesse ha trovato una dimensione propria, diversificandosi definitivamente da tutte le altre fashion week. AltaRoma oggi è sì la manifestazione dedicata all’alta moda nostrana grazie all’apporto dei suoi big, e degli stranieri ‘romanizzati’-  a Santo Spirito in Sassia hanno sfilato Tony Ward, che ha dimostrato come anche il silicone possa elevarsi al rango della couture, Abed Mahfouz con la sua moda da principesse, Delfrance Ribeiro e la new entry Mireille Dagher - protagonisti delle passerelle, ma è anche e soprattutto il fortunato contenitore di talenti emersi qui e affezionatisi alla Capitale, e poi ancora, con mostre e presentazioni di libri (ben 4 in calendario, compreso il volume di Cameron Silver, indiscusso re del vintage) , il manifesto di una moda colta che solo nella Città Eterna trova spazio. 

In passerella. Dal canto loro le maison storiche hanno fatto il possibile sfidando la crisi a colpi di haute couture e lavorazioni preziose. Raffaella Curiel ha sfilato all’ambasciata turca con una collezione elegantissima, Sarli ha sedotto la platea con i suoi capi dedicati alle ceramiche di Caltagirone, Gattinoni ha portato in passerella la tecnologia 4D adattata alle esigenze della couture e condita di pizzi e merletti e Renato Balestra non solo  ha proposto 30 capi bianchi e blu, ma si è offerto nel corso della manifestazione anche  come trait d’union tra la solidità della tradizione sartoriale e lo stimolo creativo dei talenti emergenti,  ospitando nel suo atelier nuovo di zecca “Be Blue Be Balestra”, tributo alla tinta che fin dagli anni ’60 lo caratterizza.  Sulla scena romana  hanno sfilato anche Antonella Rossi, che ha declinato ispirazioni africane sulla sua collezione, Nino Lettieri, Camillo Bona, con i suoi outfit gipsy-chic e poi ancora Giada Curti e Suzanne Susceptible, Marco Bologna e San Andres Milano, i giovani emersi dal  concorso “Who’s on Next”, trampolino di lancio formidabile che ha portato alla gloria della stampa internazionale anche Stella Jean, paladina del mix & match etnico che ha attirato flash e applausi con una selezione di capi multiculturali. 

Gli eventi. Sfilate a parte gli eventi in calendario hanno contribuito ad alimentare un nuovo modo di concepire il fashion. Quella proposta da AltaRoma è una moda che non rimane costretta in confini stretti, ma che si condisce di arte con le gallerie di A.I Gallery e di modernità e avanguardia con A.I Fair Future, e che non può resistere neanche alla magia del patrimonio inestimabile di cui è figlia -ne sono un esempio la reinterpretazione dei famosi pigiama palazzo di Galitzine di Sergio Zambon, il percorso alla scoperta degli atelier romani con il  ‘Bespoke Tour’ e Lodental, di Andrea Provvidenza che ha restituito al mercato un grande classico come il loden- e all’intimità dell’atelier ricostruita nelle 17 stanze a disposizione di Room Service. 

All’attuale cda va il merito non solo di aver risollevato le sorti di una manifestazione alla deriva, ma –missione al limite dell’impossibile-  anche di aver riportato i conti ereditati dalla precedente gestione in positivo. Un’eredità che dovrà essere coltivata e mantenuta da chi si insedierà ai vertici della società nei prossimi mesi. 

 

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