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Satira in scena

Pier Francesco Pingitore e il ritorno del Bagaglino: "Oggi farò ridere con Renzi, la Boschi e il Papa"

Pier Francesco Pingitore e il ritorno del Bagaglino: "Oggi farò ridere con Renzi, la Boschi e il Papa"

Il Bagaglino ai tempi di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi? Eccolo qui. Dopo quattro anni lo storico spettacolo di Pier Francesco Pingitore rialza il sipario del Salone Margherita facendo il verso a tutti i protagonisti attuali, inclusi Giorgio Napolitano e frau Merkel. Ce n’è persino per papa Bergoglio, ma non per Silvio Berlusconi, e anche questo è un segno dei tempi. Lo spettacolo, che andrà in scena fino al 6 gennaio, si chiama La Grande Risata.

Maestro Pingitore, la fa ridere così tanto il governo Renzi? 
«Ho chiamato il mio spettacolo così, ma si potrebbe intitolare anche "Il grande pianto". Perché anche se lo scenario politico è cambiato, non si vede nessuna via d’uscita. Non è ancora venuto fuori uno capace di tirarci fuori dal gorgo». 
Che idea si è fatto di Renzi? 
«Il giudizio su di lui è viziato dal fatto che non s’intravede nessuna alternativa. Se fallisce Renzi, io fatico a immaginare chi chiamerebbero per salvare il Paese. La tipologia politica è stata sperimentata un po’ tutta. Si sono prima rivolti al grande luminare dell’economia - o almeno, tale veniva presentato - Mario Monti». 
Non le è piaciuto il Professore bocconiano?
«Quello c’ha lasciato in braghe di tela, peggio di come c’aveva trovato. Poi è arrivato Enrico Letta, il virgulto della nuova classe dirigente che si è formata nel crogiolo di un Pd alla deriva, e abbiamo visto la fine che ha fatto. Adesso c’è questa specie di boyscout d’assalto che è Renzi». 
Che a lei non garba molto, pare di capire. 
«La svolta io non la vedo. Certo, quattro anni fa, quando feci l’ultimo spettacolo del Bagaglino, la dialettica politica era alimentata da altri poli: Berlusconi, Bersani, Veltroni, Di Pietro. Oggi è cambiato tutto». 
In meglio o in peggio? 
«L’atmosfera è molto più plumbea, sull’Italia è calata una cappa e la faccia della gente è il ritratto della delusione». 
La fanno ridere di più i politici di oggi o quelli di ieri? 
«L’attitudine di chi fa satira è ridere della realtà e scarnificarla riducendo all’osso quello che i politici coprono di orpelli. Quindi è chiaro che oggi possono farmi ridere anche Renzi, Grillo e i residui della destra: Pdl, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Cugini di Svezia, non si sa più neanche come si chiamano. Ma l’atmosfera generale è molto più deprimente». 
Renzi dice che lui e i suoi ministri i risultati li stanno portando. 
«Io non li vedo, e non mi pare di essere il solo. È un governo tutto chiacchiere e fatti zero. Ma anche il migliore governo verrebbe ingoiato dagli ingranaggi della macchina dello Stato. I ministri oggi dipendono dai direttori generali, dalle burocrazie ministeriali. I continui cambi di governo hanno fatto crescere a dismisura il potere delle burocrazie». 
Abbiamo un governo di incompetenti? 
«Oggi sono tutti incompetenti rispetto alla preparazione così vasta che richiedono i rispettivi ministeri. La sensazione è che non ci sia più una vera classe dirigente». 
Ai tempi di Berlusconi c’era? 
«Per la verità no. La selezione della classe politica durante il berlusconismo è stata di nomina regia. Era scomparsa già prima, assieme ai partiti, finiti con Tangentopoli».
E oggi, nell’era del renzismo? 
«È molto simile a quella del Cavaliere. A me sembra che certe categorie del berlusconismo siano più che mai attuali, anche se ognuno fa storia a sé, perché il carisma di Berlusconi è diverso da quello di Renzi». 
In cosa si differenziano? 
«Quello di Berlusconi è un carisma personale, che si nutriva dei suoi successi, del suo fascino e della sua capacità di coinvolgimento. Quello di Renzi è il carisma del primo della classe. I suoi ministri mi sembrano degli scolaretti che, invece di andare a scuola, vanno in Consiglio dei ministri». 
Giulio Andreotti è stato un grande classico del Bagaglino. Vede qualcosa di lui in Renzi? 
«No. L’approccio di Andreotti alle cose e agli uomini era di grande accortezza. In uno dei frammenti del vecchio Bagaglino che riproponiamo in questo spettacolo c’è proprio Andreotti, che sale sul palco dopo essere stato interpretato magistralmente da Oreste Lionello. Infila la mano nella Bocca della Verità e, quando Pippo Franco gli chiede se pensa di diventare presidente della Repubblica, lui con quel suo sorriso impenetrabile risponde: “Veramente la mia ambizione è diventare Papa”. Andreotti era un vero cardinale laico». 
Ha invitato Renzi al Salone Margherita? 
«No, non lo conosco e non ho agganci. Mi piacerebbe tanto invitare la Boschi. Poi, certo, se venisse anche il premier... Ma è difficile, i tempi sono cambiati, non c’è più quell’autoironia. Oggi i politici si prendono troppo sul serio». 
Renzi però lo ha messo in scena, interpretato da Demo Mura. Su cosa ha fatto il verso al premier? 
«Su questo suo voler apparire a tutti i costi come il deus ex machina capace di risolvere ogni cosa, che cerca anche soluzioni estreme e pensa che gli sia permesso giocare d’azzardo fino in fondo».
C’è anche la Boschi, che non ama molto la satira.
«Non poteva certo mancare il personaggio più colorato del renzismo, nell’interpretazione molto spiritosa e spregiudicata di Manuela Zero, prima donna dello spettacolo assieme a Pamela Prati». 
Che fa fare alla Boschi? 
«Miss Parlamento, la più bona del reame». 
Bona e basta? 
«La Boschi è certamente una bella donna, ma qualche dote di preparazione la dimostra». 
Sono state le donne la rovina di Berlusconi? 
«Io credo che il detto gesuita “nisi caste, saltem caute”, se non castamente almeno con cautela, si applichi perfettamente al Cavaliere. Si è messo lui stesso nelle fauci dei nemici che volevano abbatterlo, con i suoi comportamenti troppo disinvolti. Anche se non avevano rilevanza penale, sono stati la sua damnatio». 
Non c’è stato un colpo di Stato, come sostiene Berlusconi? 
«Che ci siano state forze concentriche contro di lui è indubbio. Ma lui c’ha messo del suo». 
Rimpiange quell’era? 
«Un certo rimpianto ce l’ho. In alcuni stralci del Bagaglino che riproponiamo si vedono politici che si prendevano le torte in faccia, come Di Pietro e Schifani. Oggi una scena simile sarebbe impossibile, perché la lotta politica si è talmente incattivita che nessuno accetterebbe un confronto in leggerezza». 
Berlusconi calca la scena del nuovo Bagaglino? 
«No». 
Lo ha sfrattato dal Salone Margherita? Ci resterà malissimo! 
«Non l’ho sfrattato, è che ormai si è detto tutto di lui. Troppo. E poi non c’è più, purtroppo, il suo imitatore principe, il grande e carissimo Oreste Lionello». 
Non è perché le fa tristezza? 
«Quello è un fatto personale. Oggi Berlusconi mi sembra emarginato e con poche chance, nonostante ostenti una grande smania di rivincita dietro la quale non so quanta voglia abbia davvero di buttarsi nella mischia».
Lei che lo conosce bene, che consiglio si sente di dargli? 
«Penso che per lui sia giunto il tempo di fare il padre nobile. Ma per davvero, non per esercitare il potere attraverso altre persone. Siamo coetanei, quindi credo che gli farebbe bene fisicamente e intellettualmente riservarsi una funzione di “accompagnatore”». 
C’è qualcuno oggi che stuzzica il suo estro satirico come faceva lui? 
«Come Berlusconi nessuno, e passerà parecchio tempo prima che spunti sulla scena uno così. Però Renzi è sulla buona strada. Bisogna vedere se dura. Certo è che i politici oggi litigano e si beccano tra loro senza mettere in campo alcuna alternativa credibile. Sono un po’ come i “polli di Renzi”». 
Siamo all’alba del ventennio renziano? 
«Non scherziamo, i ventenni sono una cosa seria e non mi pare che Renzi abbia questa consistenza. Ma non credo neanche che ci convenga augurarci che finisca subito: chi verrebbe al suo posto?». 
Nel centrodestra lei non vede nessuno? 
«Io non voto perché non c’è nessuno che mi convinca, ma se c’è una persona che mi ispira fiducia e simpatia è Giorgia Meloni. Mi sembra in buona fede, preparata e senza paura. Non dico che debba diventare presidente del Consiglio, ma sicuramente spicca nel desolante panorama politico attuale». 
Ha la statura per guidare il centrodestra? 
«Non lo so, ma altri non ne vedo». 
Salvini? 
«Mah, non è che mi entusiasmi. Né con la felpa e neppure nudo».

di Barbara Romano

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Commenti all'articolo

  • miraldo

    31 Dicembre 2014 - 16:04

    Pingitore? Non ha mai fatto nulla in vita sua e campa con i nostri soldi, un po' di lavoro in miniera e vedrai che ti passerebbe la voglia di fare lo spiritoso.

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