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Terence Hill torna in tv con "Un passo dal cielo": "Faccio il regista, ma con Bud Spencer ho chiuso"

Terence Hill torna in tv con "Un passo dal cielo": "Faccio il regista, ma con Bud Spencer ho chiuso"

Dopo gli ottimi ascolti ottenuti lo scorso gennaio con Don Matteo 9, RaiFiction si affida nuovamente a Terence Hill per aprire il nuovo anno: stavolta l’attore torna a vestire i panni di Pietro, il capo della Forestale di San Candido, nella terza stagione di Un passo dal cielo, altra serie tv di grande successo ugualmente targata Lux Vide, in onda da domani in prima serata su Raiuno. «La principale novità è il fatto che il mio personaggio avrà un rapporto con una donna, Natasha, interpretata da Caterina Shulha», racconta, «era già successo in passato con Anja (Catrinel Menghia, ndr), ma poi quella ragazza era morta, mentre qui dura per tutte le puntate, perché Pietro dovrà salvare il figlio di lei, che è stato rapito per il traffico di organi. È un rapporto platonico, ma tra di loro nasce un sentimento». Nelle 10 nuove puntate, nelle quali ritroveremo Enrico Ianniello, Katia Ricciarelli e Francesco Salvi, farà il suo ingresso nel cast anche Rocio Muñoz Morales, la compagna di Raoul Bova, che interpreta una ex modella spagnola trasferitasi tra i monti per cominciare una nuova vita dopo aver avuto problemi con la giustizia. «Al di là dei preconcetti che si potrebbero avere, è un’attrice molto brava e amata da tutti», ci tiene a precisare Hill, «nella serie ha una parte molto divertente, recita con un accento molto simpatico, e verso la fine dà un po’ di romanticismo che mancava».

Incidente sul set - Reduce da un incidente durante le riprese, perché «il mio non era un cavallo di cinema ma veniva dal reining, che sono corse tipo western, e mentre giravamo una scena si è spaventato e si è spostato molto velocemente mentre scendevo, così sono rimasto con il piede nella staffa e mi sono incrinato un osso della gamba», l’attore a maggio tornerà ad indossare per la decima volta la tonaca di Don Matteo. «Inizialmente avrei dovuto interpretare un prete con la motocicletta», ricorda, «avevo già trovato una Guzzi Falcone degli anni ’50 ma poi il regista Oldoini mi disse che invece della moto avrei avuto una bicicletta, perché così il personaggio sarebbe stato più dinamico e più ecologico. Dopo il primo momento di sconforto gli ho dato ragione e ora lo ringrazio ogni volta che salgo in sella, perché in effetti mi dà più dinamismo. Perfino il presidente Napolitano, in un incontro con gli artisti, mi ha detto: mi raccomando, vada piano con quella bicicletta». «Forse stavolta gireremo sia a Gubbio che a Spoleto», prosegue, «interpretare sempre gli stessi personaggi non mi stanca, anzi mi entusiasma sempre di più perché ogni volta il successo è andato a salire, contrariamente a quanto avviene di solito, e quindi ci sentiamo tutti più responsabilizzati verso il pubblico. La fiction ti permette di approfondire molto di più un personaggio rispetto ad un film di due ore e credo che nel mondo stiano prendendola sempre più sul serio, tant’è che grandissimi attori, soprattutto americani, scelgono sempre più spesso di interpretare delle serie tv». Nessuna nostalgia per il grande schermo, dunque, dove lo rivedremo «solo se mi dovessero arrivare proposte interessanti» e certamente non con Bud Spencer, con il quale negli anni Settanta e Ottanta ha formato una delle coppie più amate del cinema, perché «quello che facevamo nei nostri film sono cose che non si possono ripetere e se facessimo qualcosa di diverso non saremmo più noi». 

Futuro da regista - Nel suo futuro, però, non ci sono solo Don Matteo e Un passo dal cielo, ma anche, forse, un’esperienza dietro la macchina da presa. Anche se per il momento si tratta solo di un progetto piuttosto vago, dovrebbe infatti dirigere un film ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, con protagonista una bambina tedesca che si ostina a rimanere nella Berlino occupata dagli Alleati perché il padre, partendo per il fronte, le aveva promesso che sarebbe tornato a prenderla. «La sceneggiatura è stata scritta da due americani e ed io non sarò attore ma regista», anticipa, «non è un film di guerra ma di sentimenti e il lieto fine è assicurato». Di certo, quello che mancheranno sono le immagini cruente, perché la sua filosofia è sempre stata quella di evitare scene non adatte ai minori. «Quando uscì Trinità mi fermò una mamma con due bambini di 4 e 6 anni», spiega, «e mi ringraziò perché aveva potuto vedere il film con i suoi figli. Mi chiese di continuare così e io ho mantenuto la promessa. Ce ne sono abbastanza di sparatorie e scene di sangue. Ed è molto più difficile fare un film o una serie per un largo pubblico senza metterci scene violente».

di Donatella Aragozzini

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Commenti all'articolo

  • piercalca

    08 Gennaio 2015 - 09:09

    Come giustamente dice Boncompagni , bisognerebbe mettere al muro gli autori di Don Matteo .

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    • DoctorMR

      08 Gennaio 2015 - 12:12

      Io, invece, penso che bisognerebbe mettere al muro Boncompagni; un personaggio squallido, narcisista e, con i criteri moderni (applicabili solo a chi non rientra tra gli eletti), pedofilo.

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  • Gios78

    08 Gennaio 2015 - 00:12

    Nei film con Bud era un grande, un mito, proprio come Bud. Ora non più. È italiano ma non parla italiano, dice che la sua lingua è il tedesco e questo la dice lunga. Quando cerca di parlare in italiano non capisco quasi niente. Le sue fiction sono banali e di maniera, roba per italioti. In più, snobba il compagno di lavoro di una vita, quello che gli ha fatto fare fortuna. Così non va Terence.

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  • vivalabici

    07 Gennaio 2015 - 23:11

    Una maschera di cera sarebbe più espressiva.

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  • plaunad

    07 Gennaio 2015 - 16:04

    Mi piaceva una volta, ora é diventato troppo piagnone e politically correct

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