Cerca

Verso la kermesse

Sanremo, Chanty: la stellina partita dalla Tanzania e arrivata al Festival

Sanremo, Chanty: la stellina partita dalla Tanzania e arrivata al Festival

Sanremo è un porto di mare e il Festival è un approdo di speranze. Musicali, beninteso. Quelle di Chanty, 22enne ragazza di colore dalla singolare storia personale, si traducono nel brano Ritornerai, un interessante mix di sonorità blues, jazz e pop che, insieme con Elisa proposto dalla band romana dei KuTso, è tra le favorite per la vittoria finale.

Gli altri sei giovani in gara - Serena Brancale, Caccamo, Enico Nigiotti, Rakele e Mara - partono in seconda fila nei pronostici, alle spalle di questa ragazza nata in Tanzania, vissuta a Taipei, cresciuta a Savona ed emigrata per un periodo della sua vita a Boston per studiare. Una tipa simpatica, ragazza simbolo di un mondo multietnico che si dà da fare, studia, lavora e non aspetta la manna dal cielo.

Ci racconta Chanty, il cui vero nome è Chantal Saroldi: «La musica è la mia vita, quando ero al liceo classico studiavo greco antico con l’iPod sempre acceso. Ma non sono stati anni del tutto facili per me. Papà fa l’ingegnere ed è italiano, mamma è nata in Tanzania e si sono conosciuti in Africa, dove sono nata. Per il lavoro di mio padre ci siamo poi trasferiti in Taiwan, a Taipei, e quindi ci siamo stabiliti definitivamente a Savona. Dove, con stupore, ho toccato con mano le diffidenze e la mentalità di chi non accetta che una ragazza abbia un colore della pelle diverso dal loro».

Il fenomeno del razzismo strisciante ha toccato questa ragazza che stravede per Zucchero e, ne siamo sicuri, stupirà con la sua voce l’Ariston: «Il senso di disagio l’ho avvertito quando mi sono iscritta a scuola. Il colore della pelle è stato spesso un fattore di diversità anche se io sempre ho tirato dritto fregandomene degli sguardi biechi. La mentalità italiana non è ancora aperta del tutto a questo. Ma ho scoperto, in quei momenti, che la musica è e sarà sempre la mia ancora di salvezza. Cantando alle feste o nei locali ho scoperto che resta l'unico, meraviglioso linguaggio universale nel quale non esistono barriere. Crescendo, mi sono diplomata al classico, ho vinto una borsa di studio e sono andata a Boston, in un college prestigioso per perfezionare il canto e la musica. Tornata in Italia, sono stata notata a Umbria Jazz e, ora, sono finita a Sanremo. Una rivincita verso tutte quelle diffidenze che avvertivo da adolescente».

Sorprendente il video che Chanty ha girato per lanciare il suo brano: la si vede imprigionata in una camicia di forza, elemento non oleografico: «Quelle immagini non hanno riferimento personali ma catturano il significato della canzone, ovvero l’amore proibito che, come una camicia di forza, ti tiene imprigionata ma al contempo ti abbraccia. La mia musica è una contaminazione di culture diverse che mi porto dietro fin dagli anni di Taipei. Mescolo funky, jazz, soul e l'amata musica elettronica».

Sorridente, serena, davvero poco spaventata al pensiero di affrontare la prova del nove del Teatro Ariston, luogo che ha incrinato i nervi di cantanti ben più esperti e smaliziati di lei, Chanty va giù decisa: «Il Festival è un punto di partenza, almeno spero lo sia. Da quest’anno noi giovani proposte ci esibiamo a inizio serata, non a notte fonda, e il fatto di entrare nelle case degli italiani subito dopo il telegiornale mi eccita. Un buon supporto me lo sta dando Beppe Vessicchio, il maestro storico di Sanremo che dirigerà l’orchestra durante il mio brano. In quel momento chiuderò gli occhi e penserò a tante cose. La mente viaggerà tra la Tanzania e Taiwan, ricordando quelli che mi guardavano strano per il colore della pelle. La musica vincerà anche se io non vincerò».

di Leonardo Iannacci

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Chry

    29 Gennaio 2015 - 23:11

    onore alla Lega che ha aiutato lo stato della Tanzania comprando i bot

    Report

    Rispondi

blog