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Si tirano le somme

L'eredità di Alberto Sordi: spuntano quei 37 cugini

L'eredità di Alberto Sordi: spuntano quei 37 cugini

All'improvviso è spuntata una folta comitiva di parenti di Alberto Sordi che recrimina diritti sull'eredità dell'attore, morto nel 2003, e sembra intenzionata a non fermarsi fino a che l'obiettivo non sarà raggiunto. Aurelia Sordi, sorella di Alberto, era l'unica erede riconosciuta nel testamento. Scomparsa a 97 anni nel 2011, ha lasciato tutto il patrimonio del fratello alla "Fondazione museo Alberto Sordi". Ora i 37 parenti, tra cugini e pronipoti di quinto e sesto grado, non credono alla veridicità di quel testamento, lo hanno impugnato.

L'esercito di parenti -  Sordi amava ripetere di non conoscere e di non avere parenti, racconta la sua storica addetta stampa, Paola Comin. Da dove viene quindi questa schiera di nipoti? Tutti hanno detto di aver diritto a una fetta del patrimonio di Alberto, stimato in 40 milioni di euro più altri beni, come la villa di via Druso a Roma, del valore stimato per altri venti milioni, più azioni del Campus biomedico di Trigoria, nato su terreni donati dallo stesso attore. I parenti che si sono presentati hanno tra i 30 e 70 anni e arrivano da Roma e dintorni. Tra loro c'è anche il giornalista di Rai Radio Uno Igor Righetti, nipote, e l'attore 76enne Renato Ferrante, cugino.

L'azione giudiziaria - I dubbi dei parenti si fondano sui risultati dell'inchiesta che ha portato al processo: il presunto raggiro ai danni di Aurelia del quale sono accusati l'autista di fiducia Arturo Artadi, il notaio Gabriele Sciumbata e l'avvocato Francesca Picolella. Il sospetto dei parenti di Sordi è che la donna, al momento della firma del testamento, non fosse in pieno possesso delle sue facoltà mentali. I 37 eredi si sono così riuniti nello studio dell’avvocato Andrea Maria Azzarro decisi ad andare fino in fondo con la causa civile. Per loro, il pm Eugenio Albamonte ha chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di circonvenzione di incapace verso Aurelia: l'avrebbero indotta a fare donazioni per due milioni e 300 mila euro e poi a firmare una procura a favore dell'autista Arturo Artadi. 

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