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Oscar 2015, le pagelle di Libero

Oscar 2015, le pagelle di Libero

Stasera (anzi stanotte, anzi domani mattina all’alba, c'è un salto di parecchie ore tra la California e l'Europa ) sapremo chi si prende l’Oscar 2015 (che com’è noto si riferisce ai film dell’anno precedente).
Se fossimo tra i seimila che hanno diritto al voto voteremmo come segue. Miglior film: Imitation Game. Regista: Alejandro Inarritu (Birdman). Attore: Benedict Cumberbatch (Imitation). Attrice: Rosamund Pike (L’amore bugiardo). Non protagonista: J. K. Simmons (Whiplash). Non protagonista (donna): Patricia Arquette (Boyhood).
Tra gli stranieri la nostra personale predilezione va al polacco Ida. Domanda: è migliore del film di Virzì Il capitale umano, il nostro sfortunatissimo candidato (neppure arrivato agli ottavi di finale)? No, proprio no. Ma è una vecchia storia. L’Italia, da un pezzo, è una delle nazioni meno amate da quelli dell’Academy.
Siccome non siamo tra i seimila, possiamo già prevedere che tutto andrà diversamente da quanto da noi è auspicato. Non vinceranno i migliori, ma quelli che al momento sono i più amati tra i votanti. Il più amato fino a pochi giorni fa sembrava Boyhood di Linklater, poi nell’ultima settimana hanno scoperto che era un film più originale (la lavorazione è durata dodici anni, il passaggio di un ragazzo dall’infanzia all’età adulta) che bello.
È possibile allora che prevalga Birdman che ha messo d’accordo tutti: pubblico della domenica e cinephiles con la puzzetta al naso (e difatti tra i film in lizza è quello che è più stato confortato dal passaparola). Ma attenti all’American sniper con Clint Eastwood. Partito in sordina (nella considerazione dei critici, perché gli incassi son stati subito da sfracello), il cecchino dell’Iraq ha recuperato posizioni su posizioni. È possibile, forse probabile, che bruci tutti sul filo di lana. Se prevale sarà magari anche per cattive ragioni. Non bisogna mai sottovalutare i cattivi motivi, son quelli che fanno quasi sempre vincere.
Il cattivo motivo è che Sniper è indubbiamente guerrafondaio, e se arriva alla statuetta vuol dire che l’America in queste settimane invoca una chiamata alle armi. Andiamo in Medio Oriente a finire il lavoro lasciato a metà in due guerre del Golfo. E proseguiamo con la serie di motivazioni di opinabile bontà.
Se Michael Keaton vince (su Cumberbatch) la statuetta per l’attore, vuol dire che che la giuria, composta in gran parte di interpreti in declino, simpatizza freudianamente coi personaggi di divi trombati (Keaton nel film è un bollito superman dello schermo). Se premiano Julianne Moore (Still alice) e Eddie Redmayne (La teoria del tutto), è l’antico omaggio di Hollywood alle storie di malattia, preferibilmente terminale. Una volta un divo che non aveva mai preso una statuetta si lamentò: «Me la darebbero subito se facessi un alcolizzato, un canceroso, o un paralitico dal collo in giù». Ora in Alice Julianne Moore ha l’Alzheimer, e nella Teoria Redmayne (finora pochissimo considerato come attore, funziona solo dal collo in su). Julianne poi da molto tempo è in pole position. Troppo tempo, secondo molti ammiratori della languorosa primadonna. Una vocina cattiva (quelle più fondate, generalmente) sostiene che la Moore abbia accettato di fare Alice all’unico scopo di agguantare la statuetta. Sempre le vocine di cui sopra dicono che Redmayne è stato spinto alla paralisi (cinematografica) da alcuni amici avveduti: «Chi era Daniel Day Lewis prima di fare Il mio piede sinistro? Nessuno. Muovendo solo il pollice e l’indice è diventato superstar».
Ultima considerazione. Mettiamo che vinca Clint Eastwood (i bookmaker ora lo quotano parecchio alto). Se così sarà, si vericherebbe l’assurdo del miglior film non premiato per la regia. Clint infatti non è nella cinquina dei candidati. Nella storia dell’Oscar è successo una sola volta, nel 1957 (vollero a tutti costi portare alle stelle il kolossal Il giro del mondo in 80 giorni,ma non poterono laureare il suo mediocre director Michael Anderson).
Ora tutto si può dire del Clint tranne che sia una mezza calzetta (che mano di ferro, nello Sniper, anche a 84 anni suonati).

di GIORGIO CARBONE

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Commenti all'articolo

  • beatles14

    24 Febbraio 2015 - 00:12

    w clint, grande, da sempre il migliore

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