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Il commento

Isola dei Famosi, Rocco Siffredi: ultima spiaggia per la virilità perduta

Rocco Siffredi

Si annuncia come un evento memorabile la finale dell’Isola dei famosi che andrà in onda su Canale 5 la settimana prossima. La sfida - certificata anche dai bookmakers - è fra Valerio Scanu (la cui vittoria sarà pagata 3 volte la posta) e Rocco Siffredi (3,5 volte). Nella semifinale di lunedì, vista da 5 milioni e 150 mila spettatori (share 24,9%), è stato stabilito che saranno loro due ad affrontarsi nel televoto conclusivo. Ma la verità è che stiamo valicando i confini della cialtronaggine catodica per entrare nel campo delle evoluzioni fondamentali del costume che rendono un popolo quello che è. Dopo tutto, se la prendiamo tanto sul serio è perché questa è proprio l’ultima spiaggia.

Più che una competizione fra due supposte celebrità, abbiamo uno scontro fra due visioni del mondo e in gioco c’è il destino della virilità. Attenzione: non c’entra nulla l’orientamento sessuale. E nemmeno ne facciamo una questione di centimetri, perché è evidente che con Rocco nei paraggi non c’è partita, visto che sulla playa desnuda gli altri concorrenti lo usavano per farsi ombra quasi fosse una palma. No, dobbiamo scendere fino alle fondamenta della civiltà, e non ridete: ci stiamo giocando il tramonto dell’Occidente col telecomando.

L’intellettuale francese Éric Zemmour parla di una «femminilizzazione» dell’Europa, che consiste nel rifiuto di tutti i valori specificamente maschili come la forza o l’onore. Bene, Rocco è l’antidoto alla «femminilizzazione». Scanu, invece, ne è un emblema. Non a caso Siffredi lo ha pubblicamente sfidato, chiedendo di poterlo affrontare faccia a faccia. Lo ha accusato di essere un voltagabbana, un furbo che agisce in modo mellifluo. Questo è Rocco. Provato nel fisico, smagrito e sofferente, ma battagliero. Recuperato dalla spiaggia nudista in cui era stato confinato dal pubblico (e sempre dal pubblico ripescato con il 69% delle preferenze, mai numero fu più adatto), si è subito cimentato in una prova di apnea. Nel frattempo Scanu - che porta i residui di un’acconciatura elaborata da diva in disarmo - riceveva la commovente telefonata di Maria De Filippi.

Ecco, da un lato c’è la «famiglia» degli Amici unisex, dall’altro c’è la mascolinità prorompente di Siffredi, che pure ha subìto delle evoluzioni nel corso del programma. Il pornoattore è giunto sull’Isola circondato da sorrisetti e da un’unica aspettativa relativa al mordace rettile che natura gli ha donato. Era, a tutti gli effetti, il «Supermaschio» raccontato dallo scrittore Alfred Jarry. Quello che teorizza: «L’amore è un atto senza importanza, perché lo si può fare all’infinito». E, di sicuro, Rocco a quell’infinito ci si è avvicinato parecchio. Nel romanzo di Jarry, il Supermaschio ha un unico obiettivo: raggiungere il massimo numero di amplessi possibile. Ma finisce per soccombere nel ridicolo: si innamora della donna che aveva sempre considerato una preda, e lei si sposa con un altro.

Rocco evita questa ingloriosa parabola. Nel suo personale deserto sabbioso, ha capito - come scriveva Jarry - che «fare assiduamente l’amore toglie il tempo di fare esperienza dell’amore». Nell’ultima puntata, si è detto pronto a rinunciare al porno pur di non perdere sua moglie Rosza. Siffredi è insieme il simbolo del sesso senza amore - che la nostra società «femminilizzata» respinge in nome di un sentimentalismo smielato - e l’alfiere della famiglia. Non vuole castrare il suo istinto di predatore, anzi lo ha scatenato più volte, per esempio dicendo alla Buccino: «Cristina, è ora di farci vedere la patatina». Però ha scelto di tenerlo a bada in nome della fede che esibisce sempre attorno al dito. Ha scelto l’onore e la dignità, prima di trasformarsi in una caricatura: gli altri vogliono appiccicargli il ruolo ridicolo del Supermaschio, lui lo ha rifiutato. Ha affermato la propria virilità anche piangendo. E ha trovato la fedeltà comprensiva della moglie Rosza, che gli ha fatto sapere: «Io ti amo così».

Scanu, che si abbronza in spiaggia sul materassino, è (Marcuzzi dixit) il concorrente più «social», più rappresentativo della modernità fluida e omologante. Rocco è una belva premoderna, un primitivo - segnato in volto dal sole e dallo iodo - che esce dall’acqua coperto da un gonnellino di foglie. Il ritratto della virilità. In quell’immagine da primitivo gli manca giusto la lancia. Ma si potrebbe obiettare che in effetti ce l’ha, la lancia, a malapena nascosta sotto le fronde.

di Francesco Borgonovo

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