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I conti in tasca (a La7)

Servizio Pubblico, l'ombra dei soldi e di Giovanni Floris dietro la chiusura del programma di Michele Santoro

Giovanni Floris, Urbano Cairo e Michele Santoro

A La7 è arrivato il tempo delle piccole rivoluzioni. Pulizie di primavera, si potrebbe azzardare. Dopo la chiusura anticipata causa-flop delle Invasioni Barbariche di Daria Bignardi, è ufficiale anche l'addio al Servizio Pubblico di Michele Santoro. Il format ha stufato, gli ascolti sono calati e così la prossima stagione il talk non troverà spazio nel palinsesto. Una serrata che porta con sé anche una seconda notizia, ossia la fine del sodalizio professionale tra Santoro e Marco Travaglio. Il divorzio, dopo le liti, è ufficiale.

Quale futuro - Urbano Cairo, editore di La7, secondo quanto scrive Italia Oggi starebbe cercando però di trattenere il teletribuno nella sua scuderia: con quale ruolo ancora non si sa, ma per Santoro potrebbe arrivare l'occasione per realizzare i tanto agognati "docu-film", puntate monotematiche su singoli argomenti nelle quali Michele potrebbe assumere il ruolo di io narrante e non più quello di presentatore. Il punto, però, è che Cairo è a caccia di audience, di share, e oggi neppure Santoro - il fu re Mida degli ascolti - sembra in grado di garantire gli ascolti desiderati (e, forse, men che meno sono in grado di garantirli i docu-film, una sorta di esperimento per il piccolo schermo).

Dietro le quinte... - "Con Santoro ci siamo incontrati per parlare di progetti futuri e ci incontreremo nuovamente subito dopo Pasqua - ha spiegato Cairo -. È tale la sintonia che abbiamo concordato di realizzare ulteriori tre puntate di Annuouno nei prossimi mesi". Fuori Michele, dunque, e dentro Giulia Innocenzi per un tris di appuntamenti Ma su Servizio Pubblico neppure un accenno: il format è finito, terminato, kaputt. E dietro la definitiva chiusura ci potrebbe essere anche un'altra ragione, prettamente economica. Sempre Italia Oggi rivela che la realizzazione di ogni singola puntata di Servizio Pubblico costa la bellezza di 300mila euro, contro i 100mila euro che vengono spesi da Giovanni Floris per il suo DiMartedì. Una bella differenza, insomma, per due format tra cui c'è tutto tranne che un abisso in termini di ascolti. Una bella differenza che, forse, ha determinato la "morte" del Servizio Pubblico di Santoro (che intanto, nel suo intimo, continua a cullare il sogno di un ritorno a mamma Rai).

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Commenti all'articolo

  • farfallabianca

    08 Aprile 2015 - 13:01

    Non hanno più l'argomento Berlusconi e si scoprono cosa valgono: nulla! A casa e facciamo posto ai giovani.

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  • Massimo Simon

    02 Aprile 2015 - 17:05

    Non è che si consiglia la scadenza, questi 3 (Santoro, Travaglio, Vauro), sono proprio scaduti, sul mio televisore, che è modernissimo, quando ci sono loro si sente anche la puzza di marcio. Devono andare via e lavarsi con la candeggina

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  • gosel

    02 Aprile 2015 - 13:01

    Era ora, chi lo ascoltava più uno così? dava fastidio solo a vederlo sullo schermo!!!

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  • assi

    01 Aprile 2015 - 22:10

    Santoro?Ma vada ai giardinetti con i pensionati!!!!

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