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La premiazione

David di Donatello, "Anime Nere" trionfa. Quentin Tarantino superstar

David di Donatello, "Anime Nere" trionfa. Quentin Tarantino superstar

Il suo titolo questa sera è uscito da nove buste diverse, gli applausi che lo hanno celebrato si sono ripetuti come un ritornello. Anime Nere, il film che racconta la ’ndrangheta e i suoi luoghi, ha saccheggiato Donatello dei suoi David. La pellicola, tratta dal romanzo di Gioacchino Criaco e girata ad Africo, cuore della mafia calabrese, ha vinto non solo i premi per il miglior film e la miglior regia - affidata a Francesco Nunzi -, ma anche quello per la fotografia, il montaggio, il produttore, la canzone originale, il sonoro, la sceneggiatura e la colonna sonora. Cinque le statuette andate a Il giovane favoloso, il film di Mario Martone con Elio Germano nel ruolo di Giacomo Leopardi. “Leopardi non ha mai vinto un premio, eppure di lui si ricordano tutti”, aveva detto l’attore al suo ingresso alla cerimonia. Domani ci si ricorderà di Germano per il suo premio come migliore attore protagonista. Migliore attrice protagonista è Margherita Buy con il film Mia Madre di Nanni Moretti. Birdman, il film di Alejandro Gonzalez Iñarritu consacrato agli Oscar, è stato premiato anche dall’Italia come miglior film internazionale.

Iñarritu non c’era, ma in compenso alla 59a edizione dei David c’era Quentin Tarantino. Tirato da un lato all’altro del tappeto rosso dai giornalisti in caccia di un suo «sono felice di essere qui”, che infine ha detto ricordando il suo “amore per il cinema italiano”, Tarantino ha finalmente ritirato i due premi per Pulp Fiction e Django Unchained (il primo lo aspettava a Roma da vent’anni). Di internazionale però, il cinema italiano ha ancora poco. È, almeno, la sentenza di alcuni dei candidati di quest’anno. Se per Riccardo Scamarcio, protagonista del film Nessuno si salva da solo, l’Italia ottiene ancora grandi risultati ma con “uno sforzo minimo”, per Marco Giallini (candidato con il film Se Dio vuole) registi e sceneggiatori “devono imparare ad osare di più”.

I vecchi Claudio Amendola e Alessandro Gassman ritornano sull’incapacità di "chi gestisce? di fare volare il cinema italiano. L’esempio più ricorrente tra attori e registi di questa edizione è quello di Francia e Germania, citati come “campioni” di investimenti nel settore cinematografico. Tra retorica e lustrini spiccano le parole di Gabriele Muccino, che dall’esperienza americana ha imparato qualcosa: in sintesi, che il cinema italiano resta in Italia. “O ci si distingue”, come ha fatto lui con L’ultimo bacio, o ’si resta nella nicchia.

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