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Intrighi e inciuci

L’ultimo salotto d’Italia chez Maria Angiolillo: "Da me solo chi conta"

L’ultimo salotto d’Italia chez Maria Angiolillo: "Da me solo chi conta"

Maria Angiolillo, la donna che visse due volte. Prima come Maria Girani, nata nel 1926 e cresciuta nella periferia di Milano; tenuta a distanza dalle sciure che contavano mentre cercava di sfondare facendo la mannequin. Era giovane e bella e con un “figlio della colpa” da gestire. Poi, come contessa de Beurges, partorisce un figlio che tiene segreto e si lascia corteggiare da Renato Angiolillo, fondatore de Il Tempo, per farsi sposare. Sarà un matrimonio in odore di bigamia, ma da lì in poi le si apriranno tutte le porte (e i portoni) diventando protagonista di grandi inciuci politici ed economici.

Un racconto di 60 anni di storia attraverso la scalata di una ragazza venuta dal nulla, decisa a lasciarsi alle spalle le ristrettezze della guerra, e molto di più, ne La signora dei segreti. Il romanzo di Maria Angiolillo. Amore e potere nell’ultimo salotto d’Italia (Rizzoli, pp. 420, euro 20) scritto da Bruno Vespa, che ha totalizzato 51 presenze nel Villino Giulia, incastonato nella scalinata di Trinità dei Monti, testimone di ciò che avveniva tra Prima e Seconda Repubblica, e la giornalista Candida Morvillo.

Un libro che si legge tutto d’un fiato: sono meticolosamente narrate date ed eventi politici, alleanze e intrecci, le trame rimaste misteriose della P2 e dello scandalo del Banco Ambrosiano. Ma anche amori, gelosie, infedeltà. E il giallo: dopo la morte della vedova Angiolillo (2009) sparirono dalla cassaforte i suoi gioielli, stimati 200 milioni di euro. Ma la parte più affascinante del volume sono i 1.600 ricevimenti che si consumavano nelle stanze ricche di stucchi e antichi bassorilievi della splendida villa Liberty di oltre 700 mq su tre piani. L’Angiolillo era l’epigona italiana di Katharine Graham, l’editrice del Washington Post, titolare del salotto più importante d’America. Nessuno conta se non è passato lì, si diceva negli Usa. E così a Roma dell’ex signorina Girani. Le cui scuole non furono i collegi religiosi della più illustre tradizione meneghina, né durarono a lungo. Non apparteneva alla Milano delle grandi famiglie eppure riuscì a far sedere allo stesso tavolo Andreotti e Fanfani: qualche giorno dopo cadde il governo. Nel suo salotto passavano premier, ministri, banchieri, imprenditori, principi, cardinali ecc. Maria aveva cominciato a ricevere negli anni ’60 con il marito Renato (morto nel 1973), fedele al motto «a casa mia entra solo chi conta».

Accanto a lei sedeva spesso Gianni Letta, per 15 anni successore di Angiolillo alla guida del giornale di famiglia. Con lui di volta in volta Fini, Tremonti, Dini, Pera, Berlusconi... Del centrosinistra Veltroni, Fassino, Bersani. Alla prima presenza Massimo D’Alema rivelò da dove nasceva il nomignolo di “Spezzaferro”. «Per allentare la tensione, spezzo con le mani in otto frammenti i tappi dell’acqua minerale», spiegò. E se l’imprenditore Francesco Caltagirone accettò 86 inviti, tra i banchieri il record va a Vincenzo De Bustis con 49 pranzi, Gianni Agnelli andò solo una volta, come Miuccia Prada e suo marito Patrizio Bertelli.  La Angiolillo riuscì a tenere celati i suoi segreti. Difficile perdonarle, però, l’abbandono del figlio Udo Maria Gregory cresciuto senza affetti, che da grande cercherà invano di riallacciare i rapporti con lei.

di Daniela Mastromattei

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    06 Ottobre 2015 - 21:09

    L'ultimo salotto per l'ultimo Vespa, il peggiore.

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