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Gioiellino da scoprire

Cinema, l'horror "rurale" di Lorenzo Bianchini: "Oltre il guado" e il neorealismo della paura

Cinema, l'horror "rurale" di Lorenzo Bianchini: "Oltre il guado" e il neorealismo della paura

Un terrore primordiale, che ha le sembianze e le oscurità dei boschi in cui ci si avventurava da bambini. Una paura che si propaga sui nervi tesi come gli scricchioli nella vecchia casa dei nonni, dove - nelle notti d’infanzia - ogni trave di legno ululava e ogni ombra celava un mostro in agguato. Questa è l’emozione che vi aspetta con la visione di Across the River - Oltre il guado, il gioiello cinematografico (premiato in mezzo mondo) di Lorenzo Bianchini, di cui è appena uscita nei negozi la versione in dvd, con gustosissimi contenuti speciali. Bianchini è la dimostrazione che in Italia si può fare del grande cinema nonostante i denari scarseggino: l’importante è che ci siano le idee, e il talento. Classe 1968, originario di Udine, per gli appassionati di horror questo regista è ormai una certezza. Per il grande pubblico, è un tesoro da scoprire, anche se non si è appassionati del genere: dopo tutto, le sue opere travalicano i confini. E, cosa che non guasta, finora non hanno avuto bisogno di sostegno statale.

Il protagonista di Oltre il guado è Marco Contrada, un etologo che, per mestiere, si piazza nei boschi munito di telecamere per indagare il comportamento degli animali. Lo troviamo immerso tra gli alberi del Friuli, deciso a esplorare alcune case diroccate. Guadando un fiume si ritrova in una sorta di villaggio fantasma. Ma a emergere per primi sono i fantasmi nascosti dentro di lui. È questo aspetto sottile, psicologico, a fare grande il film di Bianchini. Ma a renderlo diverso da tutti gli altri registi di genere (anche stranieri) è la sua particolare attenzione per la terra, il Friuli. Bianchini ambienta lì le sue opere, alcune sono addirittura recitate in ligua friulana. Segno che non c’è bisogno dell’inglese per produrre qualcosa di notevole. «Ho vissuto parte dell’infanzia a Monte Prato, il paese in cui sono girate le scene nei boschi di Oltre il guado», spiega a Libero. «Sono cresciuto sentendo le leggende popolari raccontate dai vecchi del posto. Sono soprattutto queste storie, la loro magia, a rimanerti dentro anche quando cresci. E non è una questione di localismo: i luoghi possono cambiare, ma le paure restano sempre le stesse. Poi c’è il discorso della lingua. Mi piace connotare le mie storie anche con la posizione geografica, e far sì che i personaggi parlino la lingua locale. La mia prima storia era in lingua friulana. In Oltre il guado c’è un particolare dialetto sloveno che si parla nelle zone di confine».

Vero, cambiano i luoghi, ma le paure sono sempre le stesse. Il cinema di Baldini è la dimostrazione che i boschi del Friuli possono essere disturbanti quanto le cittadine di Twin Peaks e Wayward Pines, in alcuni casi pure di più. Questa attenzione alla terra, il legame con le radici culturali e con quella che - troppo spesso semplificando - si chiama «provincia», colloca il regista di Udine in un fecondo filone tutto italiano, in cui cinema e letteratura si fondono. Guardando i suoi film non si può non pensare ai racconti di Eraldo Baldini, l’autore di Gotico rurale e tanti altri libri straordinari. Baldini è romagnolo (e, non a caso, studioso del folklore di quelle terre); Baldini è friulano: luoghi diversi, stessi atavici terrori sussurrati di generazione in generazione.

Non si può non pensare, inoltre, al «gotico padano» di Pupi Avati, per tornare alla settima arte. Il lavoro del cineasta bolognese è tra le fonti di ispirazione di Bianchini, in particolare La casa dalle finestre che ridono. «Quel film mi perseguita», sorride Lorenzo. «In ogni cosa c’è faccio c’è un riferimento a quell’opera di Avati, che ovviamente mi piace moltissimo. Mi piace la dimensione del paese, che è una comunità isolata». L’isolamento, la solitudine, il perturbamento che generano le cittadine, i boschi, le case in legno. Questo è il gotico rurale, ed è in gran parte anche il cinema di Bianchini. Dimenticate dunque le fontane di sangue o gli estremismi gore. Al centro non c’è la apparizione del «mostro», ma ciò che la precede. «A me piace descrivere tutto ciò che viene prima», dice il regista. «Anche perché è più realistico, una sorta di neorealismo della paura. Mi interessa soprattutto la sensazione di attesa. E poi l’isolamento e la solitudine».

Tra i contenuti extra del dvd di Oltre il guado c’è il trailer di Sidera, una webserie ancora in corso di realizzazione, ambientata in un ex istituto psichiatrico. È il nuovo progetto di Bianchini. E si spera che - per quando sarà ultimato - il regista abbia conquistato l’enorme pubblico che merita. In Italia e all’estero: in fondo, le paure sono le stesse ovunque.

di Francesco Borgonovo

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