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Con "Revenant" Leonardo Di Caprio a caccia dell'Oscar

Con "Revenant" Leonardo Di Caprio a caccia dell'Oscar

«Non ho più paura di morire. Sono già morto una volta». Comincia così il trailer italiano del nuovo film con Leonardo Di Caprio che vedremo sugli schermi il 28 gennaio prossimo. Si intitola Revenant - Redivivo e, tratto dall’omonimo romanzo di Michael Punke del 2003, narra la storia di Hugh Glass, ottocentesco cacciatore di pellicce che, dopo l’assalto di un orso, viene derubato e abbandonato a morire dai simpatici compagni. Come si dice? «Dai nemici mi salvi Dio, che dagli amici mi guardo io»: appunto...
Hugh sopravvive e riparte a caccia non di orsi, ma dei suoi infami ex sodali percorrendo da solo, senza armi e muto - a causa dell’attacco del colosso - 300 chilometri. Una storia epica che per Leonardo è stata un’esperienza al limite del mistico: «È stata una sfida molto diversa dal solito per me. Un personaggio che non dice praticamente niente: come esprimi il viaggio emotivo e la rabbia di una persona senza usare parole?».

Forse lui ha dimenticato la sua ineguagliabile magnificenza recitativa nella lunga scena del superlativo The Wolf of Wall Street, in cui era Jordan Belfort. Noi no: strafatto di una dose sovrumana di quaalude, gli si paralizza tutto, lingua compresa, ma riesce a impedire al suo socio Donnie di parlare al telefono (è sotto controllo) tramite due soli mezzi. Le mani, con cui lo stringe dal colletto della camicia e quasi lo strangola, e quell’espressione di dominio e rabbia assoluta che ha in faccia, narici allargate e denti serrati (come in altre splendide interpretazioni, da Django Unchained a Inception). Dacché Donnie, superfatto anche lui, non capisce i bofonchi gutturali coi quali Jordan tenta di dirgli «Don’t talk, piece of shit!».

Il viso di Leo - con quel naso senza eguali, stretto, che lascia intravedere la fine del setto quando ne piega la punta su una boccuccia da bambino giusto per modo di dire - è la perfezione. La classe di quei visi appena femminili alla Elvis Presley, però pregni di forza testosteronica. Recitando lo modella come pongo, senza preoccuparsi di sciuparlo. Se il suo omonimo Da Vinci oggi dovesse dipingere un Giocondo, lo sceglierebbe come modello. Con Wolf of Wall Street avrebbe strameritato l’Oscar come miglior attore - per quella scena e per tutte. Ma con espressione elegantissima ingoiò il boccone amaro di vederlo dare a Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club. Andò anche a baciarlo, sinceramente felice per lui. Cosa deve interpretare ancora sommamente per averlo? Negarglielo fu una beffa e circolò per giorni sui social lo sfottò a suo danno perché era la quinta volta che, nominato, lo mancava. Eppure in lui, nonostante le insinuazioni dei malvagi che sui social trasformano tutto in sceneggiata napoletana a botte di meme (fotomontaggi sarcastici), non c’era astio. Leo, tre lettere come «Dio» (della recitazione, ciò che è), sembra immune alle invidie egotiche che indemoniano le star nel carnaio hollywodiano. Appare super partes, quindi divino anche in questo senso. Un piccolo Buddha, al quale assomiglia sempre più col tronco gonfio e non rinsecchito come quando interpretava il più credibile Romeo che cinema abbia mai ospitato nel Romeo + Juliet capolavoro di Baz Luhrmann.

Leonardo sta probabilmente scontando Titanic (che, comunque, era un filmone spettacolare del grandissimo James Cameron). Il successo ottenuto da giovanissimo che lo trasformò in idolo delle ragazzine: può fare qualunque cosa davanti alle telecamere - e la fa - ma sembra facciano apposta a negargli l’Oscar. Ce la farà l’anno prossimo? Il regista è Inarritu (quello del premiato Birdman). Il cast è dei migliori (c’è anche Tom Hardy), il film alto assai, insomma c’è tutto per prendere l’Oscar. Vogliamo toglierli di dosso la patacca di scemo poster per sceme teenager? Leo ha fatto di tutto per rimuoverla, fuori e dentro il cinema, perfino fondando un’associazione per migliorare il clima - ha raccolto quaranta milioni di dollari solo in questi giorni - e su Twitter si descrive «attore e ambientalista». È ingrassato, si è fatto crescere un barbone degno di un tagliagole Isis. Per me potrebbe anche farsela crescere fino ai piedi e lievitare di seicento chili, quel suo viso perfetto, da uomo anzi gentiluomo ideale, resterebbe. Toccherà evitare di fargli leggere questo ritratto. Non vorrei si autosfregiasse con l’acido, pensando che l’Oscar non glielo diano per il suo visino.

di Gemma Gaetani

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Commenti all'articolo

  • francczzz

    27 Ottobre 2015 - 15:03

    Beh, si, ormai non c' è più la scusa del fenomeno durante e poco dopo "Titanic". Poi Di Caprio anche prima aveva fatto ruolo mica faciloni.

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