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Satira al femminile

Amy Schumer, Tina Fey e le altre: è più dolce ridere con le anti-Littizzetto

Amy Schumer, Tina Fey e le altre: è più dolce ridere con le anti-Littizzetto

Stanzia in copertina di GQ Usa vestita da Principessa Leila di Star Wars e succhia con le labbra ad O e lo sguardo ironicamente voglioso il dito del droide dorato C-3PO. È Amy Schumer, classe 1981 e non si può dire - ingoiatelo se vi stava uscendo - «Chi cavolo è?». Perfino Woody Allen ha dichiarato che i giovani comici a stellestrisce sono più bravi di lui, «compresa Amy Schumer», ha specificato alla prima del suo nuovo film Irrational man. Gli hanno chiesto cosa pensasse del film comico Un disastro di ragazza, protagonista e coautrice la Schumer - noi lo vedremo a settembre - che in una scena lo sbertuccia non solo su uno dei suoi capolavori, Manhattan, ma anche sulla moglie Soon-Yi. È quindi possibile che, da parte di Woody, decretare Amy più divertente di lui sia stata: a) diplomazia, cioè bugia; b) battuta sarcastica mentre infilzava l’ennesimo spillo negli occhietti della bambolina Voodoo a foggia di Amy che celava in tasca. Chissà. Tornando ad Amy (a parte la triste coincidenza per cui la sparatoria con tre vittime a Lafayette di pochi giorni fa è avvenuta in un cinema dove si proiettava Un disastro di ragazza), è la star di punta di un fenomeno imponente, innanzitutto negli Usa: la comicità femminile.

Sono un esercito e dominano soprattutto le serie tv: Elizabeth Meriwether, ideatrice di New Girl; Jenji Kohan creatrice di Orange is The New Black; Nahnatchka Khan, autrice di Fresh Off The Boat, ora su Sky; Kate Micucci, attrice in Scrubs e Big Bang Theory e 50% del duo musicale comedy-folk Garfunkel and Oates con Riki Lindhome; Mindy Kaling, scrittrice della bellissima The Office e Tina Fey, passata dal Saturday Night Life alla serie 30 Rock. Amy è la loro ape regina. Sempre nel servizio per GQ è ritratta in posa orgiastica in un lettone, nuda, con le treccione a ciambella di Leila sciolte a coprire i seni e C-3PO a sinistra e il droide R2-D2 a destra, al quale titilla un tasto come fosse un capezzolo. In un’altra, tiene sempre in bocca la spada luminosa della saga di George Lucas, che il nostro Mario Brega avrebbe definito «la spada de fòco», come fosse un... Come se non fosse una spada, mettiamola così.

Dopo aver esordito off-Broadway con uno spettacolo su una donna malata di cancro, Amy ha ora una serie tv di cui è ideatrice, autrice, produttrice e interprete e che porta anche il suo nome: Inside Amy Schumer. Caustica, si prende gioco del cliché della sexy woman e fa cose irriverenti e teatrali come cadere prostrata faccia a terra davanti a Kim Kardashian e Kanye West sul carpet del Time 100 Gala. È il politically uncorrect, veicolato dalla donna, per di più comica di professione: una triade che in un colpo solo spazza via secoli di tabù. I suoi temi sono relazioni, sesso, stereotipi femminili e razziali, vita quotidiana, famiglia, amicizia (praticamente tutto). Cancellato lo stereotipo rassicurante, che molti preferiscono, della donna spalla comica del maschio o della donna che fa ridere solo perché nerd. Si pensi alla splendidamente catastrofica Jess di New girl interpretata da Zooey Deschanel - che quando vuol fare la sozza hot finisce per indossare un body fatto di elastici incrociati che coprono solo i capezzoli ma lo mette sopra slip e reggiseno - o a Bridget Jones con le mutandone-panciera. Non nerdy, ma completamente scema avremmo detto un tempo: si pensi a Marilyn Monroe in Quando la moglie è in vacanza che confessava, e non per scherzo, di combattere il caldo tenendo slip e reggiseno nel frigorifero o dormendo in vasca piena d’acqua fredda; quando in Gli uomini preferiscono le bionde si fingeva anche miope e occhialuta, quindi donnina da proteggere, femminetta innocua, per sposare un riccone che invece, tra i due, era il vero scemo perché ci cascava.

In Italia, hanno avuto sempre più lustro le donne che facevano ridere schierandosi ideologicamente e non quelle che si accontentavano di fare ironia a-politica o, addirittura, la preferivano in forma di opzione e non di rinuncia. Luciana Littizzetto, per esempio, contrabbanda la donna apparentemente emancipata perché fa battute da maschiaccio camionista, ossessionato da Silvio Berlusconi. Queste, invece, sono sia dolci sia scorrette e cattive, pronunciano battute che prima erano appannaggio solo dei comedians uomini e si affermano senza scendere in piazza a gridare «Se non ora quando?». Fanno ironia, altrettanto camionistica, ma su tutto e tutti. Non a senso quasi unico, ciò che non rompe gli stereotipi, anzi rafforza quello che far ridere voglia dire schierarsi. Fondere Marilyn con Dorothy Parker, femminilità pura e battute feroci su situazioni amare in cui la perfidia non è cattiveria fine a se stessa, non è facile. Ma loro ci sono riuscite. È la comicità, è la satira in chiave femminile o meglio neo-femminile. Impariamo.

di Gemma Gaetani 
@gemmagaetani

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