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Serie tv, la democrazia del telecomando: da "Hannibal" ai "Griffin", i serial salvati dai fan

Serie tv, la democrazia del telecomando: da

Volete evitare la fine di qualcosa? Valutate l’ipotesi di affidare una sentenza di morte (in senso figurato) già decisa ai fan delle serie tv: sono capaci di muovere monti e mari pur di vedere ancora episodi di show che i network hanno cancellato. Pensateci. Anche il caso più banale, un uomo la cui mamma, moglie o collaboratrice domestica vogliano gettargli via un maglione tanto amato perché ormai vecchio e incrostato di palline di pelucchi, si può affidare ai series fan, che arriverebbero in centinaia di migliaia armati di levapelucchi e il pullover sarebbe salvo.

Le regole di sopravvivenza dei tv show sono feroci: più alto è lo share, più sono appetibili e costosi gli spazi pubblicitari. E viceversa. Hai voglia per produttori, autori eccetera obiettare che lo share, comunque, è un campione, che spesso un pubblico non copioso è composto da «pochi ma buoni»: lo share detta la legge tutta economica della domanda di spettacoli tv, non altro.
E solo i fan possono tentare di opporsi a questa amara realtà. Poiché spesso, in passato, molte serie cancellate sono state salvate proprio grazie al movimento spontaneo dei fan, adesso sono gli stessi produttori ad allertarli. Di Hannibal, la bella serie prequel de Il silenzio degli Innocenti, dati gli ascolti in calo, NBC ha deciso l’eutanasia: una terza stagione e poi basta, ha annunciato a fine giugno. Allora i produttori De Laurentiis hanno lanciato su Twitter l’hashtag #SaveHannibal. I fan, che si autodefiniscono Fannibals, hanno aderito alla richiesta di salvataggio creando un enorme tam tam (uno dei pochi casi in cui i social siano stati usati per perorare buone cause e non per secernere tweet inutili o di odio). Poi, uno ha aperto la petizione su change.org «Renew Hannibal, NBC», che ha già 79.658 firmatari.

Sommati agli 11.486 che hanno firmato l’altra petizione «Resurrect Hannibal» e agli 802 sottoscrittori di «Don’t cancel Hannibal» arriviamo a quasi centomila persone. Nelle stanze dei bottoni si sta di conseguenza valutando la possibilità di un’ulteriore stagione on line su Netflix. È questa una delle possibili strade di evitamento della morte che spesso i fan ottengono: una nuova season sui canali streaming. Ciò che conta è che prosegua, mica dove. Netflix ha dato sovente nuovo spazio e altri mesi di vita a serie pronte per la bara, come The Killing. E resuscitato serie già sepolte da un bel pezzo come Arrested Development, terminata nel 2006 e ricominciata sul canale internettiano nel 2013. Anche The Mindy Project, lasciata la tv, avrà seguito streaming, ma su Hulu. Molti sono però i casi in cui la serie è stata rificcata, viva, addirittura sul suo storico canale. Dopo la seconda stagione Chuck rischiava la ghigliottina. I fan hanno comprato panini (parecchi) presso la catena Subway, che ne era sponsor, e con la campagna «Have a heart, renew Chuck» raccolto 17 mila dollari donati in beneficenza alla American Heart Association.

Chuck è continuata. A volte, va detto, è un vero accanimento terapeutico. Ma ci sono casi in cui il renew porta un successo ancora maggiore e non è quel «dammi ancora un minuto / un soffio di fiato / un attimo ancora» prima dell’addio che cantavano i Pooh. Le proteste per la chiusura dei Griffin compresero petizione on line, blocchi stradali e minacce di boicottaggio dell’intero palinsesto Fox. Fox mantenne il niet. Le repliche delle passate stagioni Griffin andavano in onda su Cartoon Network in fascia serale per adulti: ma fu un tale successo, da cui nacquero anche due dvd, che dal 2005 Fox ne produsse e proiettò altre stagioni (ancora lo fa, siamo alla 13). Un altro caso di potere del plebiscito dei fan ha riguardato l’idea del film tratto dalla serie Lost, in onda dal 2004 al 2010. I fan non hanno voluto. Visto il modo assurdo in cui è finita la serie (c’è ancora chi si sta domandando perché il cane non entra in chiesa, tra mille altri misteri rimasti tali) è stato un bene. È la democrazia televisiva. Meno rischiosa di quella politica, però, perché se vince la fazione che vuole vedere ancora i suoi eroi in scena a quella contraria, per non vederli, basta cambiare canale.

di Gemma Gaetani

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