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Senza vergogna

Da Kevin Bacon a Lenny Kravitz: adesso si spogliano gli uomini

James Franco

Kevin Bacon, la cui indignazione è risuonata forte alle orecchie di Hollywood, pare avere un solo obiettivo per l’estate 2015: riscattare il corpo maschile e riabilitare forme finora coperte. Non sulla spiaggia, ma al cinema e in televisione. «Gentleman, abbiamo un problema», dice l’attore, stretto in un chiodo di pelle, in un video diffuso sul web. «In tanti film e altrettanti show televisivi vediamo nudi femminili, e non va bene. O meglio, va bene, ma non è corretto che solo alle attrici sia accordato il privilegio di svestirsi. Anche noi, attori maschi, vogliamo mostrarci nudi».
La richiesta, resa pubblica in questi giorni, ha una lievissima vena polemica. In un’epoca che ancora non ha esaurito il dibattito circa la parità dei sessi, pare chiedersi Bacon, che senso ha etichettare comportamenti umani come prettamente maschili o femminili?


La risposta arriva in un’hashtag che, non ce ne vogliano gli amanti del maiale, ha poco a che fare con la pancetta. #FreeTheBacon, atto finale delle elucubrazioni baconiane, è l’imperativo con cui l’attore spera di far sua la platea maschile. «Gentleman», chiosa nel video con fare da Zio Sam, «È tempo di liberare il vostro Bacon. E, ovviamente, con Bacon intendo testicoli, pene, didietro». Dalla regia, si leva però una voce dissenziente. «Non possiamo farlo, Kevin», gli urla un produttore, e la gag è servita. Bacon, gioielli pixelati di fuori, esce dall’inquadratura, con un sorriso che sembra dire. «Ve l’ho fatta». Nonostante i toni scanzonati e l’espediente del divieto, l’attore ha rilanciato un tema caro ai suoi colleghi: a cui tutto è concesso tranne slacciarsi i pantaloni davanti alla cineprese. Per quanto, infatti, siano gli attori ad incassare le cifre maggiori, sono le attrici le uniche a potersi mostrare come mamma le ha fatte. E la causa non è certo da ricercarsi nella loro estetica. «Questo è un problema di uguaglianza di genere», ha sentenziato Bacon, riottoso. «Prediamo Game of Thrones, per esempio. Ci sono tre scene di sesso a episodio. Quanto potrebbe essere difficile mostrare uno o due falli ogni paio di minuti? E Cinquanta Sfumature di Grigio? Perché non lasciate che Jamie Dornan si tolga i calzoni? O, meglio, perché non lasciate che sia io a interpretare Christian Grey?».


I capoccioni di Hollywood di fronte a cotanto impeto tacciono, ma i colleghi paiono sostenere le sperate di Bacon. Quantomeno, inconsciamente. Nell’arco di qualche giorno, Lenny Kravitz si è smutandato su palchi internazionali, a Stoccolma, lasciando che le sue grazie adornate di piercing si librassero nell’aria a beneficio dei fotografi. L’episodio è poi stato liquidato come incidente: i pantaloni di pelle si sarebbero scuciti a causa di mosse troppo audaci. Ma la stessa, scontata, scusa non può certo essere utilizzata per giustificare Justin Bieber, il cui fondoschiena è stato protagonista del «belfie» (letteralmente, butt selfie, cioè il selfie al sedere) più famoso dell’estate. Occhi rivolti al mare, JB s’è fatto immortalare sul ponte di una barca, mentre, con fare da rivoluzionario, presta le chiappe all’obiettivo per emulare, superandole, le signore dei glutei: Kim Kardashian, Rihanna e compagnia cantante. Schiacciate da oltre due milioni di like e da repliche che, nel giro di poco, hanno portato sulla rete i deretani di John Legend e Marc Jacobs – che nulla hanno a che vedere con il corpo tonico di Richard Gere, nascosto nella penombra di American Gigolò.


Se, infatti, un tempo i nudi maschili del cinema erano coperti da un allure di vergogna e pudore, oggi le parti più intime del proprio corpo devono essere sfoggiate con orgoglio. Quasi che fossero le bandiere di un movimento nuovo, i cui effetti si manifesteranno (anche) nella serie Hbo con protagonista James Franco. Il quale ha annunciato ieri di essere pronto a «vestire» i panni del protagonista in The Deuce, miniserie che racconterà in tv la legalizzazione del porno e la conseguente espansione dell’industria dell’hard. Fiore all’occhiello di un’America che, forse, sta tentando di smettere la maschera del bigottismo.

Claudia Casiraghi

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