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A volte ritornano

Davide Mengacci torna in tv con Scene da un matrimonio e si confessa

Davide Mengacci torna in tv con Scene da un matrimonio e si confessa

Uno dei volti storici della televisione italiana torna a far compagnia ai telespettatori con un suo cavallo di battaglia. Davide Mengacci di nuovo sul piccolo schermo con "Scene da un matrimonio", il programma nato nel 1989 e in onda fino al 1993 sulle reti Mediaset, uno dei format più copiati di sempre. Davide Mengacci si confessa in un'intervista al quotidiano La Stampa, e racconta il suo programma e i rapporti con i vertici della sua azienda.

Televisione - "In un certo senso è stato il primo reality della tivù italiana, dove protagonista era la gente comune. Poi ha raccontato come pochi i cambiamenti del costume e delle abitudini. Insomma, ha segnato un capitolo nella storia della televisione" dice orgoglioso Mengacci, ricordando i bei tempi andati che presto torneranno a essere presenti, proprio perché Mediaset riproporrà il format. Nel frattempo la televisione è cambiata perché il mondo è cambiato, i canali e i programmi del piccolo schermo si sono moltiplicati a non finire e dentro ci sono finiti tutti, bravi e incapaci: "Anche volendo, non ci sarebbero abbastanza artisti per riempire tutti i palinsesti".

Mediaset - Mai pensato di cambiare sponda?: "Mediaset è la mia azienda. Mi piace perché mi ha dato un rapporto continuativo. Io ho fatto la tivù come avrei fatto, mettiamo, il ragioniere: ho bisogno di andare in ufficio tutti i giorni. Magari così ho avuto meno esposizione, meno successo e meno soldi. Ma sono schivo e preferisco il lavoro al successo", afferma Mengacci.

Politica - Al discorso Mediaset si collega direttamente quello di Berlusconi, visto che è il boss dell'azienda. E così Davide Mengacci afferma di conoscerlo personalmente ma di non vederlo da vent'anni, di non frequentarlo abitualmente (appunto), ma soprattutto si essergli fortemente grato, perché se ha fatto Scene da un matrimonio è proprio grazie al Cav. "L'idea era di Gianni Ippoliti, che fece un numero zero. Ma Ippoliti era, ed è, dissacrante, caustico, un po' elitario. Giorgio Gori, che allora era il direttore dei palinsesti, voleva qualcosa di più morbido e chiamò me. Io realizzai un altro numero zero, ma tenendo Ippoliti come autore. Berlusconi, che vedeva tutto - e non ho mai capito come ci riuscisse - lo guardò e mi chiamò. Mengacci, mi disse, il programma mi piace ma in Italia il matrimonio è sacro, non può prenderlo in giro: grazie e arrivederci. Credevo di aver perso il lavoro, invece ne avevo trovato uno. Capii, rifeci il programma, andò bene. Io venivo dalla pubblicità, avevo un approccio ironico, un po' alto, da Raitre di Guglielmi. Grazie a Berlusconi sono diventato nazionalpopolare", racconta Mengacci. E poi smentisce di esser mai stato socialista, "una leggenda" dovuta ad amicizie particolari: amici ma non compagni, fra cui Claudio Martelli, Craxi, Pillitteri.

Vallette - A sorpresa Mengacci elegge la sua valletta preferita. E indovinate di chi si tratta, fra tutte quelle che hanno accompagnato il suo percorso televisivo nel corso degli anni. "La più diligente, Mara Carfagna. Sembrava un ministro già allora" sentenzia Mengacci. La Carfagna lavorò con Mengacci dal 2000 al 2004, un talento da piccolo schermo che il conduttore televisivo ricorda ancora con affetto.

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Commenti all'articolo

  • farfallabianca

    22 Agosto 2015 - 13:01

    Grande Davide, sei un personaggio serio della televisione e spero che il tuo prossimo programma ti dia tante soddisfazioni.

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  • antcarboni

    22 Agosto 2015 - 10:10

    Ogni tanto un'intervista ad una persona seria che non sparla di nessuno non sproloquia e soprattutto non sputa nel piatto in cui mangia.

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