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Chi salirà e chi scenderà

Ecco il "pagellone" di Sanremo:
le canzoni promosse e bocciate

I voti ai brani, due per artista, ascoltati durante le prove. Gualazzi e Malika in corsa per la vittoria. Mengoni e Modà gareggiano per le radio. Ed Elio...

Festival di Sanremo

La presentazione del Festival

Ieri pomeriggio, prove generali all’Ariston prima della notte che ha portato consiglio in vista del debutto del Festival. Ultimi accordi e rifiniture per i 12 big sul palco e le 24 canzoni, una delle quali sarà eliminata, l’altra andrà in finale. Stasera i primi sette in gara in questo ordine: Marco Mengoni, Raphael Gualazzi, Daniele Silvestri, Simona Molinari con Peter Cincotti, Marta sui Tubi, Maria Nazionale, Chiara. Di seguito, le nostre personalissime pagelle dall’Ariston. Sugli scudi e favoritissimi per la vittoria finale Elio, Gualazzi e Malika. Dietro la lavagna sono finiti Mengoni e Modà.

Almamegretta
«Mamma non lo sa»
, reggae della Pomigliano perduta con un messaggio neppure tanto velato a Sergio Marchionne, è una sorta di Ragazzo della via Gluck del nuovo secolo. Voto: 6,5. Soltanto 6 alla ballata mediterranea di Federico Zampaglione «Onda che vai». Raiz osserverà pure la Shabbat ma ha un timbro che spacca.

Annalisa
Voce pulita in «Non so ballare» (6) e alla saltellante «Scintille» (6). Nessun volo pindarico. Molto dipenderà dall’interpretazione che proporrà all’Ariston la Scarrone, laureata in fisica.

Chiara
«L’esperienza dell’amore»
, griffata Tiromancino, e «Il futuro che farà», ballata con testo di Francesco Bianconi, sono due squilli al cielo ma non convincono fino in fondo (6 a entrambe). Risentendole, non possono che migliorare. Come le altre canzoni dell’ultimo album di Chiara.

Daniele Silvestri
«A bocca chiusa» (6)
ballata romanesca che inizia piano e voce sulla gente che crede ancora alle piazze con citazione gaberiana («partecipazione certo è liberta ma è pure resistenza») è gradevole. «Il bisogno di te», sequel di «Salirò», non è sufficiente (5).

Elio e le Storie Tese
«Dannati forever» è una riflessione su vari sensi di colpa e il testo lo recita: «Sono troppi i peccati mortali che ho collezionato. Fatto adulterio, mentito, rubato, continuamente pisello toccato...». Tra i colpevoli Elio e i suoi sodali ci infilano gli onanisti, i comunisti, i sodomiti, i moderati e gli esodati (7). Geniale «La canzone mononota»,  costruita solo sul «do», citando tra i predecessori di questa nobile arte Rossini, Dylan e «Tintarella di luna», oltre al Jobim di «Samba di una nota sola». Voto 8.

Malika Ayane
Paolo Conte dice che ha una voce speziata. Per noi è semplicemente straordinaria. Nei due brani firmati dal fidato Giuliano Sangiorgi, la bionda Malika lo dimostra: «Niente» (7,5) è uno dei tanti crescendo in gara, ma forse il più elegante e sicuramente quello più convincente; in «E se poi» (6,5) la Ayane fa il verso a Ornella Vanoni ma non convince fino in fondo.

Marco Mengoni
«L’essenziale» (6) ha un buon ritornello ma è sostanzialmente mellifluo; «Bellissimo» si mostra come un melo-rock alla Gianna Nannini (con l’ausilio di Pacifico) ma si rivela alla fine un lato B (5). A sua discolpa Mengoni si sforza, lodevolmente, di tenere sotto traccia la voce. E ci riesce.

Maria Nazionale
Voce da Sanremo anni ’50-’60. «Quando non parlo» (6) è una ballad in puro stile fado di Gragnaniello; «È colpa mia» una sanguigna canzone d’amore in napoletano regalata alla Nazionale da Peppe Servillo e Fausto Mesolella (6).

Marta sui Tubi
«Vorrei» (6,5) è una cocciantiana «Bella senz’anima» ai tempi di Facebook («non ti vergogni a mostrarti nuda come una cipolla che non sa far piangere») e con piccanti frecciate alla fidanzata poco colta che non sa chi sono Oscar Wilde e Mallarmè. «Dispari» (6) ha il verso cult del festival: «Chiedo scusa alla pastorizia perché con la mia condotta ho umiliato la reputazione della pecora nera».

Max Gazzè
«Sotto casa» è un progressive-rock da 5,5: un Testimone di Geova bussa alla porta e, visto che nessuno gli apre, parla con la porta, ma potrebbe benissimo essere Gesù. «I tuoi maledettissimi impegni» (6) tratteggia una love story nell’epoca delle donne in carriera che non si concedono mai.

Modà
«Come l’acqua dentro il mare» e «Se si potesse non morire» (voto a entrambe 5,5) sono rock annacquati con la furbesca voglia di essere troppo radiofonici e easy.

Raphael Gualazzi
«Sai (ci basta un sogno)» è una scintillante romanza alla Gualazzi nella quale un pittore dipinge una modella discinta e poco vestita (8.5); «Senza ritegno» (7,5) parte come un trascinante jazz’n’roll su una società effimera che deve imparare a fidarsi dei suoi artisti. Doppio, grande Gualazzi.

S Molinari e P Cincotti
«Dr. Jekyll e mr. Hyde»
, l’incredibile inedito donato a Simona dalla vedova del maestro Lelio Luttazzi è da 8. Più easy l’electro-swing «La felicità» (6,5). Il piano del maestro newyorchese Cincotti è incisivo e di classe.

Simone Cristicchi
«Mi manchi» (6) è una canzone sull’amore perduto. Merita 7 «La prima volta (che sono morto)» nella quale Cristicchi sentenzia: «Non è vero che c’è il paradiso, il purgatorio e nemmeno l’inferno, sembra più una scuola serale, tipo un corso di aggiornamento», e il fresco cadavere si trova a giocare a briscola con Pertini e a passeggio con Charlot. Originale.

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