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Festival di Venezia, il buonismo della "marcia degli scalzi" a favore dell'immigrazione smontata da un film

Festival di Venezia, il buonismo della "marcia degli scalzi" a favore dell'immigrazione smontata da un film

Partendo dall’imbarcadero del Lido e diretti verso i palazzi della Mostra del Cinema di Venezia, oggi marceranno «le donne e gli uomini scalzi», cioè registi, intellettuali e Vip favorevoli all’accoglienza indiscriminata. Nonché emeriti Nip, che sul sito della manifestazione hanno aderito con dichiarazioni come: «Facciamo scomparire la parola “clandestini” da qualunque articolo di legge». Certo, anzi istituiamo il premio «Finto Profugo Più Violento Su Suolo Italiano»... L’appello che sta alla base dell’iniziativa, lanciato dal regista Andrea Segre nei giorni scorsi, chiede «certezza dei corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre».

Giusto. E «accoglienza degna e rispettosa per tutti», quindi vada a quel paese la sacrosanta distinzione tra vero profugo e clandestino che non scappa da nessuna guerra. Tra i firmatari, Lucia Annunziata, Roberto Saviano, Marco Bellocchio, Marco Paolini, Fiorella Mannoia, Frankie Hi Nrg. Hanno annunciato presenza anche Nichi Vendola e Susanna Camusso: oggi finalmente vedremo chi avrà il fegato di camminare senza scarpe per le strade del Lido. Diciamo «il fegato» non per la deambulata scalza. Ma per la faccia tosta di spacciare l’accoglienza «per tutti» (che ha già sparso troppo sangue, italiano come straniero), per una soluzione, di cui vantarsi pure. L’iniziativa sarà replicata in contemporanea in 61 città, da Milano a Pozzallo. Ha la benedizione (ovvio) di Laura Boldrini, che mercoledì ha ricevuto i «marciatori».

A quanto pare, questa edizione della Mostra del cinema batte bandiera migrantiana (con annessa la pericolosa retorica buonista che, al vero profugo, fa più danno che altro). Il presidente della giuria Alfonso Cuarón ha esordito il primo giorno con un appello pro accoglienza. La madrina della kermesse Elisa Sednaoui ha confezionato uno spot per l’invasione che dava dei «paurosi del diverso» a chi, come noi, in realtà vuole accoglienza per chi ne ha diritto. Ma tra i cineasti italiani c’è chi prova a superare la retorica.

È il caso di Ivano De Matteo e del suo La bella gente, in sala da qualche giorno. Nel primo weekend di programmazione, con 30 copie distribuite, ha incassato 45 mila euro. I gestori dei cinema hanno subito richiesto la distribuzione di ulteriori 15 copie. La bella gente, sceneggiatura di Valentina Ferlan pubblicata da Ned nella collana Cinema da leggere, parla di accoglienza con taglio ignaro ai soliti piagnistei all’italiana. Valentina e Ivano hanno gettato la borghesia di sinistra, che parla tanto bene, nella «fossa dei leoni» di un’accoglienza one-to-one per vedere come razzolava. Il film è un vero j’accuse rivolto all’«armiamoci e partite» spesso tipico di quelli col pugno sinistro chiuso (e il cervello pure, sovente).

Monica Guerritore è Susanna, psicologa in un centro contro la violenza sulle donne. Suo marito, il bravissimo Antonio Catania, è Alfredo, architetto. Cinquantenni ricchi, insieme dal liceo, alle manifestazioni lei era la pasionaria che menava i poliziotti, lui no. Come i retori dell’accoglienza indiscriminata quando hanno visto la foto del piccolo Aylan, Susanna «scopre» l’esistenza della prostituzione ucraina perché, sfrecciando con l’auto verso il casale delle vacanze, nota che una giovane prostituta viene malmenata dal suo magnaccia.

Rimproverando Alfredo di esser stato sempre inerme come comunista, lo costringe ad andare a prenderla e portarla al casale per salvarla. Nadja scalcia, poi si fida. Finché sta lì come la figurina della prostituta miracolata dalla militante bontà di Anna, pronta da sfoggiare agli amici, tutto bene. Quando ha le timide pretese di una parità reale (ha un flirt col figlio dei due, Giulio, interpretato da Elio Germano, che parteciperà alla« marcia degli scalzi»), in Susanna scattano razzismo e classismo veri.

Nadja viene irreggimentata a domestica e poi imbarcata con un calcio in culo su un treno verso un’associazione che recupera ex prostitute. Commovente il primo bagno caldo di Nadja, l’inquadratura dell’acqua sporca dei residui del trucco che la trasformavano in una falena per conigli umani da 30 euro a rapporto. Irritante la scena in cui Susanna, non ancora ostile, chiede al marito di far intercedere «quello che ci ha fatto tutti quei favori» per il permesso di soggiorno.

Victoria Larchenko è attrice spettacolare nell’interpretare paure e patemi di Nadja, lei che è ucraina, ma figlia di diplomatico e in Italia fin da bambina. Brava, bravi.

di Gemma Gaetani

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Commenti all'articolo

  • antcarboni

    12 Settembre 2015 - 11:11

    Purtroppo rideremo amaro quando, se continua così, marceremo non con i piedi nudi ma con il culo nudo!

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  • tabarchino

    12 Settembre 2015 - 10:10

    Quei culi lardosi che girano scalzi si faranno male al piedino,abituato al morbido Tek degli yac ht o ai teneri tappeti rossi di qualche rassegna del cinema pagata dal solito contribuente. MILIARDARI che si fanno belli davanti alle telecamere col pretesto della solidarietà; gente che appena vede un povero cambia strada,abitante delle villette del borgo alto,con cancellate d ampi giardini e uno spazioso garage per auto che aspetta sempre una Bmw. RIDICOLI SEPOLCRI IMBIANCATI.

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  • jackwarner

    12 Settembre 2015 - 08:08

    rimbambiti cattocomunisti

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  • infobbdream@gmail.com

    infobbdream

    12 Settembre 2015 - 08:08

    giuro che se lo sapevo prima andavo a buttare per terra su tutto il percorso un cartone di puntine da disegno e filmavo tutto con il telefonino per mettere poi su youtube. DITELO PRIMA LA PROSSIMA volta, vi faccio vedere come ballano gli indiani comunisti.

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