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Saga d'animazione

Kung Fu Panda 3 è un po' italiano: intervista al regista Alessandro Carloni

Kung Fu Panda 3 è un po' italiano: intervista al regista Alessandro Carloni

Il primo Kung Fu Panda, nel 2008, è stato il film più visto in Italia e ha incassato complessivamente 631.744.560 dollari. Il secondo 665.692.281. È normale che il terzo capitolo della storia del panda cinese Po, grasso, pigro e maldestro, sia attesa con un desiderio sfrenato. Per l' Italia, poi, è motivo di orgoglio: il regista è infatti il nostro connazionale Alessandro Carloni, della squadra della Dreamworks dal 2002, già attivo come scrittore e autore.
In uscita nel 2016, Kung Fu Panda 3 sarà presentato, con un assaggio, al View Conference di Torino, la più importante conferenza europea sulla grafica e l' animazione dal 19 al 23 ottobre a Torino. Bolognese, 37 anni, laureato al Dams, Carloni ha mosso i primi passi girando spot e video in Italia e Inghilterra. Gli chiediamo di raccontarci questa avventura.

Kung Fu Panda 3, per la prima volta, sarà coprodotto dalla Cina: è stata una sfida difficile?


«No. È stato molto bello. Il film naturalmente è ambientato in Cina, quindi questa collaborazione ha portato molta autenticità, alle architetture del villaggio dei Panda, allo stile di vita, agli abiti».

Cosa piace alla gente?


«Secondo me ciò che piace al pubblico è il personaggio stesso. Po. Almeno questo è ciò che piace a me. Po è l' anti-eroe per eccellenza: insicuro, diverso, incompreso, e convinto di non potercela fare».


Quali sono i valori dietro Kung Fu Panda?

«La vera sfida di Po non è quella di sconfiggere un nemico ma è di riuscire ad accettarsi per ciò che è e credere in se stesso; e questa è una sfida in cui tutti possiamo immedesimarci. Al tempo stesso Po ha qualcosa che è molto rara: l' entusiasmo. Purtroppo io trovo che la maggioranza dei personaggi, specialmente nei film comici, sia cinica. Po no, lui è semplice, sincero e adorabile.
Un bambinone che ama il kung fu, ama i Furious Five e non lo nasconde. Questo è il motivo per cui lui è così amato».

Come vede il futuro dell' animazione?


«Il futuro è molto interessante perché molte diverse forme comunicative e narrative si stanno sempre di più mescolando. Molti film dal vero, come ad esempio Avatar, sembrano sempre più film animati, mentre i nostri film d' animazione possono essere complessi e raffinati come film dal vero. Sul fronte tecnologico il futuro sembra andare verso l' interazione dello spettatore. Tecnologie di camera virtuale come Oculus, daranno allo spettatore la possibilità di una totale immersione nelle storie. Per un regista come me cio che è interessante è l' idea di essere parte della generazione che dovra re-inventare il linguaggio narrativo per queste nuove tecnologie, come i registi di ormai cento anni fa hanno fatto per l' invenzione del cinema stesso inventato il montaggio, movimenti di camera eccetera».

Mister Carloni, come è nata la sua passione per l' animazione, le arte visive, il racconto di storie?


«Da bambino mia mamma mi disse che una vita sola non basta per avere abbastanza esperienze. Ma attraverso libri e storie possiamo fare nostre le esperienze di centinaia di altre persone. Possiamo attraversare giungle, cercare tesori, volare nello spazio... Da quel momento seppi che consumare storie, e un giorno crearle, sarebbe stato il mio mestiere. Per quanto riguarda l' animazione in particolare: Io in realtà volevo fare lo scrittore, e per molto tempo ho lavorato in quella direzione, ma al tempo stesso amavo disegnare. Un giorni mi accorsi che potevo unire le due passioni e raccontare storie attraverso immagini».

Alessandra Menzani

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