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Adolescenza

Lo splendido A testa alta di Emmanuelle Bercot racconta come salvare un ragazzo difficile

Lo splendido A testa alta di Emmanuelle Bercot racconta come salvare un ragazzo difficile

Malony (l’attore non professionista, ma bravissimo Rod Paradot) è un adolescente problematico e da quando ha sei anni finisce ciclicamente al cospetto del giudice minorile, donna (una splendida Catherine Deneuve). Il padre è morto che Malony era quattrenne, la madre, sola, con una vita borderline, non è strutturalmente in grado di badare a lui e all’altro figlio (di altro padre, anch’esso assente seppur vivo). Furti, aggressioni, guida senza patente, anni senza andare a scuola, difficoltà di gestione delle emozioni: Malony non ha avuto un’infanzia né una vita normali. Ma sulla sua strada incontrerà tre personaggi fondamentali per controbilanciare la sua autodistruttività: sono il giudice, appunto, poi l’educatore Yann, un perfetto Benoît Magimel, e Tess (Diane Rouxel), che lo conoscerà in riformatorio e se ne innamorerà.

In questi giorni in cui sugli schermi piccoli, cioè quelli delle televisioni, non sentiamo parlar d’altro che di liceità, o quasi, del terrorismo islamico, occorrerebbe catapultarsi davanti a quello grande, di schermo, cioè quello del cinema, a vedere A testa alta. Per ricordare alcune cose. Per esempio, quanto sia curioso un dibattito nel quale si è pronti ad accollarsi la causa del male terroristico, cosa che non si fa mai quando il delinquente non è un terrorista. Esiste, infatti, e il film lo mostra bene, una delinquenza che non nasce da nessuna ideologia anticapitalistica e/o religiosa, com’è invece nel caso del terrorismo islamico, eppure su quella non si aprono mai infiniti dibattiti per di più a tendenza giustificazionistica. Devono parlarne libri: una pietra miliare è I miserabili di Victor Hugo. O film: prima di questo, la Francia ha sfornato altre opere sul tema del delinquente, come l’indimenticabile L’enfant - Una storia d’amore dei Fratelli Dardenne. Nel film, nessuno si accolla mai la responsabilità del malessere che Malony – simbolo di tanti minorenni delinquenti figli delle periferie del mondo o semplicemente delle nostre città - elabora come male da fare a se stesso e ad altri. Nessuno, mai. Nemmeno sua madre, che nei fatti, essendo venuta su parecchio sbrindellata anche lei, se non ha dolo, ha almeno colpa nel crescere la prole in quel modo. A Malony - altra differenza con una parte dell’opinione comune e di alcuni politici nostrani sul terrorismo islamico - non viene fatto nessuno sconto, nemmeno dal giudice e dall’educatore che l’hanno preso a cuore. Quando sgarra, il giudice lo manda dritto in carcere. Quando l’educatore si ritrova con un paio di forbici davanti allo stomaco, con le quali Malony lo minaccia, gliele toglie di mano, lo immobilizza e gli sbatte la testa contro una vetrata.

Proprio per questo, Malony comprenderà il valore dell’essere una persona per bene e comincerà a combattere durissimamente per diventarlo. La figura del delinquente italiano che in questi ultimi anni è stata rappresentata mediaticamente è quella dell’assassino o quella del politico corrotto. Poi, c’è quella del terrorista o in generale del «contestatore del sistema», come No Tav, No Expo e No Tutto. Casi in cui, come dicevamo sopra, per molta parte degli opinionisti pare contare più la «causa» - tutta da dimostrare – di una responsabilità occidentale o del fantomatico sistema, piuttosto che la colpa - oggettiva – che il terrorista o il contestatore agiscono nel momento in cui imbracciano armi e delinquono. Ma della delinquenza comune e soprattutto minorile, e anche dei giudici, degli educatori, degli assistenti sociali che si occupano di rettificarla, di educare laddove una famiglia che educhi non c’è, non si parla mai. Perché? Perché non fa notizia, è una massa anonima che non ha volto e che non lo reclama - diversamente, ancora, dal terrorismo di matrice islamica. Ecco, noi consigliamo a tutti quelli che sguazzano nel fango nei discorsoni pro terrorismo islamico di questi giorni, di tacere almeno un paio di ore andando a vedere questo film.

Gemma Gaetani

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