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Il signore di mezz'età

Marchesi, il Mark Twain milanese col baffo finto

Marchesi, il Mark Twain milanese col baffo finto

Era il Mark Twain italiano, un satiro sottotraccia. E, al di là del paletot stazzonato, dagli occhialoni, del baffo finto (citazione questa, da Groucho Marx, il suo surrealista di riferimento) che lo rendevano un livido «signore di mezz' età», Marcello Marchesi possedeva la telegenia dell' intelligenza.

Gli bastava passare davanti alle telecamere della Rai tivvù e sparare una battuta, per raccogliere sorrisi e trasformarli in film, radioromanzi, slogan pubblicitari: in sostanza, nel racconto esplosivo dell' Italia del boom. Ma soprattutto dietro la telecamera, da autore puro, il suo polimorfismo linguistico si traduceva in un' opera omerica. Una decina di libri; una cinquantina di sceneggiature cinematografiche (tra cui il primo film comico italiano, Imputato alzatevi! con Macario, anno 1939); una trentina di spettacoli di rivista, innumerevoli testi di canzoni (Bellezze in bicicletta), una quattrocentina di caroselli («Il signore sì che se ne intende», o «Falqui, basta la parola!», o«Anche le formiche nel loro piccolo s' incazzano» sono roba sua, per dire): tutti distillati di un' ironia indelebile.

Che, nei decenni successivi, produsse, per partogenesi, Cochi e Renato, Benigni, lo Zelig in blocco, finanche Crozza. Èd è, quindi, davvero un piacere per gli occhi e il cuore l' ultimo numero della rivista Bompiani Panta griffato Elisabetta Sgarbi prima dello scisma, dedicato all' Agenda Marchesi a cura di Mariarosa Bastianelli e Michele Sancisi (pp 534, euro 30). Il progetto sull' antologica Marchesi, un «malloppo»- termine che Marchesi usava spesso, esaltato com' era dalle parole, dai lemmi, dai calambour- risale al 2011, ed è collegato sia ai filmini inediti di Marchesi che la Cineteca di Bologna estrasse nel 2012 grazie al puntiglio di Tatti Sanguineti, sia dalla benedizione dell' erede, il figlio Massimo avuto in tarda età, che s' è buttato in una «caccia al tesoro fatta di fogli e fotografie ripercorrenti sessantasei anni di vita intensa».

Di Marchesi, della sua capacità d' impastare la sua neolingua come quella di quattro generazioni d' italiani, s' è scritto e detto tutto, sono fiorite tesi di laurea si sono sprecate le mostre e gli omaggi. Marchesi è nell' empireo, assieme a Zavattini, Flaiano, Campanile, Guareschi. Marchesi era laureato in legge (qui sotto un suo scritto sulla sua missione di umorista ispirata dall' oltretomba, contenuto nell' Agenda). Proveniva da famiglia milanese borghese la quale, misteriosamente, lo mandò a studiare a Roma. Inciampò nella satira del Marc' Aurelio e del Travaso., S' infilò di sottecchi nei camerini teatrali tra Sordi, Tognazzi, Dapporto e Bramieri spargendo battute come petali di rosa.

Transumò poi sui set dei grandi comici da Walter Chiari a Totò, di cui divenne con Vittorio Metz l' alter ego e per il quale scrisse decine di script: «fare una sceneggiatura per Totò non era difficile, forse lo sarà stato per quelli venuti dopo di noi, dico per un Monicelli o un Pasolini...».

Peraltro non era affatto un samaritano, anzi. Marchesi era uno di quelli che sapevano farsi pagare come spiega bene il racconto di Enrico Vaime. Divertito, nell' Agenda anche il ricordo di Renzo Arbore che ne ricorda l' epopea immobiliare in un villone «col cancello con telecomando» comprato all' Eur in cui Marchesi non riusciva ad inviatre nessuno perchè troppo fuori mano. O i resoconti cinematografici del «Dottor Divago» -Marchesi stesso- descritti da Antonio Costa («Noi , vitelloni tonnati/pigliavamo a calci i barattoletti/nelle strade deserte/dei film di Fellini»). Personalmente, nel mare magno delle testimonianze sul genio poliformo, preferisco citare la sua «Ultima intervista inedita» di Maria Luisa Marcilli dove viene descritto il rapporto con Garinei&Giovannini padri della rivista italica. C' è anche una lettera di Umberto Eco che annuncia a Marcello la buona accoglienza di un suo libro in casa editrice. E spicca una missiva autografa che Marchesi scrisse, indignato al mio rimpianto Sergio Saviane, reo d' avergli stroncato un programma televisivo: «Forse lei ha scritto cose migliori dei suoi articoli, io non lo so; io ho scritto e scrivo cose migliori degli spettacoli T. V. , ma lei non lo sa e non lo vuol sapere».

Insomma, quest' antologia è un accuratissimo ricettacolo di ricordi. Che forse Marchesi -che riteneva i ricordi pericolose schegge d' uno specchio oramai andato in pezzi- magari avrebbe apprezzato solo fino a un certo punto. L' ultima sua foto comparve, da morto, sulla copertina del best seller di Gino & Michele Anche le formiche nel coro piccolo s' incazzano. Come dire, alla Twain: guardate che tengo d' occhio...

Francesco Specchia

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