Cerca

Il ritorno del capolavoro dei Coen

Kristen Dunst: "Che incubo con Fargo"
Il suo segreto per conquistare la tv

Kristen Dunst: "Che incubo con Fargo"Il suo segreto per conquistare la tv

Martedì riparte Fargo (doppio episodio su Sky Atlantic HD dalle 21.10). Con molta originalità si chiamerà Fargo II. Trattasi di sontuosa serie che prende spunto dal capolavoro cinematografico dei fratelli Coen, registi visionari. La prima stagione è piaciuta assai, ha vinto una badilata di premi e tutti a dire: «Che bella, speriamo facciano anche la seconda». L' hanno girata. In parte a Calgary, che è un posto abbastanza freddino del Canada e che sul piccolo schermo dovrà sembrare Luverne (Minnesota). Ci siamo stati (a Calgary) e abbiamo fatto amicizia con Kirsten Dunst, bella figliola nonché protagonista dell' intrigone. Cosa c' entra la seconda stagione con la prima (omicidi, sarcasmo, sangue, cattiveria e ironia sapientemente sparpagliati nella piccola e gelida cittadina)? Niente. La produzione ha pensato di mantenere il luogo ma di fare un salto indietro nel tempo, alla fine dei lisergici anni 70, quindi trattasi di una sorta di prequel.
Sinossi in due righe (e poi facciamo parlare la Dunst che certo non ha tempo da perdere): è il 1979, Reagan sta per essere eletto Presidente degli Stati Uniti. A Luverne domina la famiglia mafiosa dei Gerhardt, il cui boss, colpito da un ictus, è costretto a lasciare la guida degli affari alla moglie Floyd (Jean Smart). In paese vivono i Blomquist, Peggy (Kirsten Dunst) e il marito Ed (Jesse Plemons), la cui quotidianità viene sconvolta da un incidente che li legherà fino all' ultima puntata ad un piano criminale capace di provocare non pochi danni collaterali. Ossequiosi al detto «chi fa la spia non è figlio di Maria» non spoileriamo ulteriormente e partiamo con l' intervista.

Kirsten, grazie per la pazienza. Quale è stata la sua reazione quando ha saputo che Fargo sarebbe diventata una serie tv e cosa ne pensa ora che ne fa parte?
«All' epoca non mi interessavo particolarmente di tv. Cioè, ne guardo molta, ma solo programmi piuttosto ridicoli. La verità è che ho molti amici che sono grandi fan della serie e quando hanno saputo di questa opportunità mi hanno detto che dovevo assolutamente accettare. Ho guardato tutti gli episodi, ho apprezzato molto la scrittura e il ruolo che mi è stato assegnato, decisamente il più interessante nella mia carriera».
Motivo?

«Ho l' opportunità di fare parecchie cose strane. Peggy vive in un mondo tutto suo, non permette a nessuno di ostacolarla e questa cosa fa precipitare gli eventi».

Pensa che Peggy sia una femminista?
«Lo è, ma non ne è sicura. C' è una parte di lei che, all' inizio della stagione, dice "va bene posso fare la casalinga se devo", ma un' altra la spinge a volere di più. Constance, la sua collega nel salone di bellezza, è una femminista che l' aiuta a emanciparsi».

È stata dura girare qui a Calgary?
«Molto. La mia è una parte davvero impegnativa. Ogni sera rileggevo il copione finché non mi addormentavo. È come se avessi girato 10 film, è stata una delle esperienze più difficili della mia vita».

Prima di Fargo, aveva mai pensato di fare televisione?
«Stavo cercando di entrare in questo mondo perché i ruoli sono molto interessanti, soprattutto per le donne. In più non è come fare un film indipendente, di quelli che si vedono solo in aereo. Per carità, non è una colpa, sono io la prima a far parte di certe produzioni, ma è piacevole partecipare a qualcosa che ha un pedigree e che è già un successo».

La storia è scritta e prodotta da Noah Hawley, non dai fratelli Coen. Sente comunque il loro spirito?
«Ad essere sincera no, se non nel titolo. Capisco che c' è una particolare estetica, ma quando leggo il copione vedo qualcosa di completamente diverso. È una commedia nera, un genere molto nelle corde dei fratelli Coen, ma per il resto è impossibile trovare similitudini».
Jesse Plemons è suo marito nella serie e dice che lei è davvero molto divertenteEsagera?
«Jesse è fantastico. Abbiamo girato tutte le scene insieme, sono arrivata a pensare che fosse davvero mio marito. Siamo una squadra, ci proteggiamo a vicenda. Quando cambi regista ogni due settimane fa piacere avere qualcuno di "famigliare" al tuo fianco. Siamo sempre stati i registi l' uno dell' altra».
Il suo personaggio è molto... stiloso.
«Io e la costumista ci siamo capite subito. Adoro che Peggy indossi paraorecchie, cose assurde, guanti rossi come a segnalare che ha compiuto un crimine».

Il suo è uno stile molto vintage-retrò, conferma?
«Il mio aspetto si adatta molto bene ad alcuni periodi. Essendo il mio papà europeo, probabilmente la mia faccia si adatta di più ad epoche diverse. Ho fatto film in costume quindi sono abituata, non mi sono stupita che i pantaloni avessero una vita così alta».
Qual è la differenza maggiore con la prima stagione di Fargo? «Ci sono molti personaggi e molte situazioni diverse. Anche geograficamente il mondo di Fargo si è allargato. Certo l' idea del piccolo paese rimane, quella dove tutti conoscono tutto e se succede una cosa brutta tutti sono inevitabilmente coinvolti».
Dopo aver interpretato Marie Antoinette si aveva come l' idea che volesse abbandonare la recitazione per un po', sembrava annoiata.
«Credo succeda con tutti i mestieri, avevo solo bisogno di un cambiamento».
In Fargo ha lavorato con un copione piuttosto drammatico...
«Sì, nonostante sia una commedia c' è ansia, c' è paura. Ci sono vere emozioni che mi hanno portato ad avere spesso degli incubi terrificanti».

Qualcuno la insegue o cose del genere?
«No, cose meno banali. Una notte ho sognato che volevo mangiare un hot dog e bollivano un maialino davanti a me.
Orribile. Una morte lenta e straziante. Non è divertente vivere nella mente di Peggy».

Ci sono molti rimandi al lavoro dei fratelli Coen che solo dei fan sfegatati potrebbero scovare. Lei è riuscita a coglierli tutti?
«Alcuni sì, altri ci venivano evidenziati dai registi. Magari prima di una scena ti ricordavano un momento e allora andavo a ripescarlo su Youtube».

Ha avuto un ruolo in ER molti anni fa. Come è cambiato il mondo della tv?
«La televisione non aspetta, si muove velocemente. Sei fortunato se ripeti una scena 4 volte. Scene che dovrebbero durare due giorni vengono girate in mezza giornata».

Il fatto che l' impegno sia circoscritto a una sola stagione ha influenzato la sua decisione?
«Non avrei voluto interpretare Peggy per molti anni. Questo non è un progetto che funzionerebbe su più stagioni, anche se in questa ci sono molti riferimenti alla prima».

Farà un' altra serie?
«Se dovessi fare parte di una nuova serie televisiva sarebbe una serie di gruppo e molto divertente, perché non riuscirei a fare una serie drammatica per tanto tempo».

Fargo è ambientato nel 1979: possiamo definirla una «serie storica»? È in qualche modo un tentativo di raccontare l' America di quell' epoca?
«La verità è che non so cosa succede nello show in generale, io ho lavorato solo sulla mia parte. Anche per me la serie sarà una sorpresa».

Si guarderà o è una cosa che la imbarazza?
«Lo farò. Non mi piace guardarmi ma sono sicura che mia madre organizzerà delle piccole feste ogni settimana in cui verrà trasmessa, quindi mi toccherà vederla tutta».

Girerà più film in Europa?
«Per la verità non giro in America da circa 10 anni. Non lavoro a Los Angeles dai tempi di Spiderman. Ho girato tanto in Europa e in Canada e poi a New Orleans. È lì e ad Atlanta che le maggiori produzioni si sono trasferite».

È stato complicato imparare l' accento del Minnesota?
«I miei nonni vengono dal Minnesota quindi non è stato particolarmente difficile per me».
Per 10 settimane di fila riceverà continue recensioni.
Con i film è più facile: una volta uscito è finita...
«Sarà divertente. Non mi è mai capitato quindi vedremo. Se mi trovassi davanti a persone che mi dicono "hey sto guardando Fargo" il mio pensiero sarebbe "oh stiamo facendo un viaggio insieme. Io l' ho già intrapreso e ora tu sei parte del mio viaggio". Spero che alla fine tutto avrà senso e piacerà al pubblico».

Lo vede più come un film tagliato in 10 parti o pensa che sia una cosa diversa ogni settimana?
«L' ho trattato come un film. Non la chiamo nemmeno "miniserie", lo chiamo "film". Per intenderci, non ho mai sentito la necessità di fare qualcosa di particolare perché quella scena era la fine di un episodio».

Aveva qualche idea della storia di Peggy?
«No assolutamente. Dopo i primi due copioni ero spaventata dall' idea di quello che sarebbe successo. Avevo mille domande. È strano fare parte di qualcosa di cui non conosci gli sviluppi: all' inizio non mi piaceva e non amavo avere tre registi diversi in un giorno, non ci sono abituata. Ma alla fine è stato divertente; è bello avere qualcuno sul set che arriva e ha più energia e voglia di fare di tutti noi».
Già. Nel frattempo la Dunst e la serie sono stati nominati per i prossimi Golden Globes, ché l' ex fidanzata dell' Uomo Ragno non è mica qui a pettinare le bambole.


Dall' inviato a Calgary
FABRIZIO BIASIN

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog