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La storia

Così la separazione di Belen è diventata una telenovela

Belen e Stefano

Belen e Stefano

Premessa. Credevamo di dover sopportare soltanto la nuova cancrena anche detta ultima tendenza del giornalismo, lo storytelling («raccontare una storia»). Ovvero la narrativizzazione dell’informazione, che è nata con chiaro intento seduttivo del povero lettore o spettatore, ormai bombardato da talmente tante fonti informative in disperata competizione tra loro (radio, tv, giornali cartacei, giornali on line, versioni on line dei giornali cartacei, blog). Per accaparrarselo, a discapito degli altri, ci sarebbe voluta la bacchetta magica o un mitra puntato in bocca. Invece, sono stati chiamati in aiuto meccanismi vivi innanzitutto nel romanzo, e poi nei film, nelle serie tv eccetera. Trama, suspence, interrogativi, ipotesi, testimonianze esterne e così via.

Ora ci troviamo di fronte all’iperbolizzazione di questo fenomeno, già ributtante di per sé. Possiamo, ahinoi, dichiarare battezzata l’era della «telenovellizzazione della realtà». Di cosa si tratta? Facile, potete farlo anche voi. Consiste nell’inventare di sana pianta pezzi di trama o ipotesi e testimonianze assurdi come quelli delle telenovelas, pur di tenere viva per giorni, settimane o mesi una notizia già succulenta di suo. Provate. Un giorno che un collega non viene al lavoro, andate dal capo e buttate lì con aria dalla serietà sacrale, quasi contrita: «Ho sentito che simpatizzava per l’Isis, ultimamente... Chissà cosa c’è dietro questa assenza. Sono preoccupato». Quasi nessun esponente dell’informazione mondiale ne è immune, la telenovellizzazione della realtà è come un barattolo di Nutella lasciato in mano a un diabetico tenuto prima a digiuno una settimana. La più parte dei giornali e delle trasmissioni tv non resiste alla tentazione, sguazza nella balla come un maiale nel fango, la confeziona più grossa possibile come fanno gli stercorari sapete con cosa e poi la butta lì fingendo di crederci. Il picco del fenomeno è stato raggiunto con la separazione di Belén Rodriguez e Stefano De Martino. I due hanno sempre teso a raccontare da sé la propria vita ai fan tramite i social network, lo fanno molti vip, e Belén in modo particolarmente intensivo. Sapevamo quando lei aveva la febbre, quando stava posando per un servizio fotografico da sola o con Stefano, quando sbaciucchiava il piccolo Santiago. Dunque, abbiamo saputo che aveva deciso di porre fine al suo matrimonio. Non dai social, ma da una sua comunicazione all’Ansa di una settimana fa. A quel punto si è scatenato l’inferno della telenovellizzazione della realtà, e la disponibilità di Belén a mettersi in mostra le si è ritorta contro.

La prima è stata la testata on line Huffington Post. In uno dei suoi blog (così atroci che si contendono il premio «Dita rubate all’agricoltura» con quelli del Fatto Quotidiano) sotto il titolo «Belén, la rottura con De Martino e l’eterno ritorno dell’ex», campeggiavano incredibili chicche da vittoria delle olimpiadi del «Ma chi se ne frega»: «Ho avuto occasione di incontrare Belen una sola volta di persona»; «Oggi apprendo la notizia della separazione da De Martino e davvero me ne dispiace, non è mai un bel momento»... Poi, la telenovellizzazione: «Penso subito che da quando Corona è finalmente libero il cuore di Belén non abbia preso pace. Dannato romanticismo. Il ritorno della disponibilità dell’ex è qualcosa di feroce e indomabile»... Se c’è qualcosa di indomabile, qui, è la tendenza a scrivere senza informarsi. Giacché che Fabrizio Corona stia con Silvia Provvedi delle Donatella da almeno settembre lo sa anche il mio cane. E Belén dovrebbe essere molto più «romantica» di Emma Bovary - la più «romantica» deficiente sentimentale che letteratura abbia mai partorito - per mollare suo marito per un ex che: a) pare abbia lasciato lei; b) non è più in carcere, vero, ma è fidanzato con un’altra. La verità la sanno soltanto Belén e Stefano, ed è giusto che sia così. Infatti, Belén per prima si è ribellata alla telenovellizzazione della sua vita da parte di esponenti del giornalismo ancor più «fantasiosi» della blogger dell’Huffington. Dopo la minchiata secondo cui avrebbe lasciato Stefano per Fabrizio, è stato scritto: che lo avesse lasciato per Bobo Vieri, tornato apposta dagli Stati Uniti; che lo avesse lasciato per Marco Borriello, che non aveva mai dimenticato. Ci mancava solo che qualcuno scrivesse che lo aveva lasciato per Babbo Natale (che sì, esiste eccome, ancora non lo sapevate?). Non parliamo poi dei commenti al veleno di articoli che non inventavano niente, è vero, ma che si buttavano a dire la propria come iene sui cadaveri. Belén ha scritto sulla sua pagina Facebook: «Capisco che per certi pseudo giornalisti sia divertente inventare storie senza avere nulla in mano, e va bene così, fa parte del mondo in cui viviamo. Ma siccome questi momenti sono difficili per tutti, e dico tutti, perché nel nostro privato solo noi sappiamo come sono andate le cose, non ci sto più. (...) Sono parecchio stanca di leggere stronzate». Sapessi noi, cara.

Poi la chiusa, che speriamo ponga fine al delirio telenovellizzante: «Tutto quello che è stato scritto è falso, dalla A alla Z. (...) Quindi procederò per vie legali a denunciare ogni parola falsa che possa recare danni alla mia privacy». C’e una bellissima frase popolare che dice: «Apri la bocca soltanto se quanto hai da dire è migliore del silenzio"» Anche noi stiamo parlando, certo: per invocare quel silenzio.

Gemma Gaetani

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Commenti all'articolo

  • attualità

    30 Dicembre 2015 - 09:09

    L'argentina si e' scocciata del cardillo Torrese...Adesso cerca altro uccello nuovo di zecca...

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  • Brunilde Gambaro

    29 Dicembre 2015 - 20:08

    Signora Gaetani, nel mio post si parla di altro. Deve davvero urlare come la Marchi e criticare le altre testate e noi poveri agricoltori per ottenere uno sfogo personale? Prometta che la prossima volta che mi leggerà per trovare spunti avrà la lucidità di distinguere un' idea romantica da una soffiata di gossip e che mi verrà ad aiutare con le zucchine :) Brunilde Gambaro

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