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La rivincita

Kim Kardashia e Nicki Minaj lanciano la riscossa delle culone

Gioite, gioiamo, perché l’austerità è finita, almeno per quanto riguarda... le chiappe. Renzi, per una volta, ha ragione, abbiamo davvero «il segno che torna positivo»: sono i fianchi di femmina che cancellano decenni dominati da modelle semi-anoressiche, piallate e prive di forme. Stiamo parlando del culo. Non «culo» nel senso del lemma popolar-settentrionale che indica il maschio gay, ma culo di femmina. Quella parte del corpo delle donne che la legge della taglia massima 42 aveva ridotto a un sacco vuoto. Quella forma di violoncello, come comandava il dogma delle misure 90-60-90 che, un tempo, indicavano la perfezione del seno abbondante, il punto vita stretto, il culo, grosso come il seno, e ben più largo del punto vita: il culone, appunto.

Tremino, dunque, i fanatici della donna androgina: il culone è tornato ad essere di moda grazie alle culone, la cui regina assoluta, mondiale, è Kim Kardashian. La seguiamo da anni, incapaci di rintracciare un motivo, un merito, un senso per tanta fama. Finalmente l’abbiamo trovato. È il suo culone, esibito con orgoglio anch’esso di misura XXL e volto a ribaltare ogni regola. Una culona non dovrebbe mai indossare abiti stretti e lunghi, onde non sembrare un gigantesco e antropomorfo fiasco di vino ambulante: lei insalama il suo culone in gonne longuette e aderentissime, in abiti di latex color nude (nemmeno neri, ché il nero sfina), in tuta skinny elasticizzata di velluto (chi se ne frega se lo spessore del velluto aumenta la circonferenza del culone, il culone è come il denaro, più ce n’è, meglio è). Alla povera culona i talebani del «ciò che ogni forma di corpo può indossare» hanno sempre consigliato stretti mutandoni-pancera alla Fantozzi per contenere e far apparire il culone più piccolo: lei si fa fotografare in striminziti bikini il cui triangolo posteriore è risucchiato dalle due angurie del suo culone, e perfino in furkini, il bikini di pelliccia. Gli elastici laterali saranno lunghi due metri, tanto è equatoriale l’estensione del suo fondoschiena. Ma il tabù estetico più politically correct che Kim ha disintegrato è quello di mostrarsi col culone di fuori. Il culo di fuori, cioè nudo, è da sempre considerato irriverente, figuriamoci il culone di fuori. Sono talmente tanti gli scatti del suo culone che ormai possiamo dirci sottoposti alla cura Ludovico del culone di Kim. Negli shot per la rivista Paper del novembre dello scorso anno è ritratta di profilo, inguainata in un long dress aderente nero ma goffrato (maggiore spessore), e sul culone all’insù è poggiato un calice che raccoglie il getto della bottiglia di champagne che lei stappa. In un’altra è di spalle, il long dress nero è scivolato giù rendendo visibile, chiaramente senza mutande, il suo super culone, tondissimo, sodissimo, lucido come un parquet appena lamato. Il titolo in copertina recitava «Break the Internet» («Rompere Internet»). Internet è ancora intatto, forse si sono rotte le fotografie, con quel culone. Lo ha ritratto in tutti i modi, nel body color carne con sotto autoreggenti nere in mezzo a un prato francese (tipico outfit da passeggiata in campagna, si sa...), nudo in selfie scattati mentre era incinta, quindi non si capiva se fosse più largo il pancione o il culone. Un’altra posa che lo immortala spesso, nelle passerelle dei festival, è con sopra le mani del marito Kanie West. Lui, davanti ai fotografi, non gliele poggia sulle spalle, ma sulle chiappone. Anche l’iper culo di Nicki Minaj non scherza, idem quello di Amber Rose e, a scendere in termini di fama, di Vida Guerra (vincitrice del premio per il miglior sedere della rivista FHM), della stellina dei reality Nicole «Coco» Austin, della modella Melyssa Ford, di Beyoncè, di Jennifer Lopez, di Sofia Vergara, e prima di tutte costoro non dimentichiamo la nostrana Valeria Marini... Ma l’imperatrice di quelle che hanno fatto del culone il proprio marchio di fabbrica è lei. Grazie a Kim la femmina culona non è più il simbolo del male assoluto, anche se in questi anni hanno fatto di tutto per renderla tale. Tanto che come incarnazione di tutti i mali europei - a partire proprio dall’austerità - è stata indicata Angela Merkel, passata alla storia come «la culona inchiavabile» (così l’avrebbe battezzata Silvio Berlusconi in una conversazione telefonica registrata, anche se in realtà del testo di quell’intercettazione non si è mai trovata traccia). Cioè colei che - in un’immagine dopo tutto efficace - opprimeva il Vecchio Continente con le sue natiche extralarge. Alla fine, la liberazione dei sederi in atto grazie a Kim potrebbe portare del bene anche a molti professionisti della carta stampata, i quali già sperano che a breve siano sdoganati anche gli articoli scritti col culo.

Kim, intanto, ha lanciato la sua app con le sue emoticon. Si chiama Kimoji, è la versione kimkardashiana di Emoji, costa 2 dollari e 99 centesimi sull’App Store e tra le varie icone c’è? Un abbondantissimo culone, ovvio. Su changes.org qualcuno ha lanciato una petizione perché sulla Hollywood Walk of Fame ci sia la stella dedicata a Kim. Macché stella, sarebbe doveroso farle imprimere sul cemento fresco non mani e piedi, ma l’impronta, anzi l’improntone, del suo mega, unico, stupendo culone.

Gemma Gaetani

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