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Fenomeno Stiller

Zoolander 2, una comicità bella in modo assurdo

Zoolander 2, una comicità bella in modo assurdo

È stato finalmente rilasciato il trailer italiano di Zoolander 2, che arriverà in sala l’11 febbraio prossimo, ben quindici anni dopo il primo. La trama che si evince è molto goduriosa e ancora in perfetto stile demenziale, quel difficile genere cinematografico che non ha mezze misure: o ospita capolavori mai più dimenticabili dopo la visione o ciò che il ragionier Ugo Fantozzi gridava essere La Corazzata Potemnkin (che invero non lo era) - cioè «cagate pazzesche».
La linea tra il capolavoro e il suo contrario nel film demenziale è molto più sottile che negli altri generi. Il primo Zoolander resterà nella storia del cinema demenziale come un’opera molto, molto alta, e sembra uguale il destino del suo sequel.
I protagonisti, Hansel (Owen Wilson) e Derek Zoolander (Ben Stiller, che ne è anche regista, come lo fu del primo) sono invecchiati. Ma sono sempre gli stessi idiotoni e sono chiamati anche stavolta a combattere, a modo loro, contro il Male. Nel primo Zoolander il Male si annidava in quello che viene considerato il settore professionale più superficiale del mondo, cioè la moda. Beh, in questo secondo episodio, girato in parte anche in Italia, si riesce addirittura a rilanciare: «La gente più bella del mondo», cioè i vip, (e infatti uno è Justin Bieber) viene barbaramente uccisa da un anonimo assassino.

Prima di morire, i vip si scattano l’ultimo selfie per i social assumendo l’espressione resa mitica da Zoolander the first quando sfilava come modello. La chiamava «Blue Steel», ma era la cosiddetta «duck face», cioè le labbra a becco d’oca in cui inciampiamo tutti nei selfie, sommata a uno sguardo da gran figo anzi, come diceva lui, da «bello bello in modo assurdo».

A richiedere l’aiuto dei due modelli scemissimi sarà Penélope Cruz, in un inedito ruolo comico di agente Interpol ex modella di costumi da bagno - praticamente il Quarto Stato dei wannabe top model - che non era mai riuscita a fare il salto in passerella per via delle tette troppo grosse. Può sembrare una scemenza, ma che la moda non ami la donna tettuta è vero. Molti altri elementi nodali della trama del primo Zoolander erano verità: lo stilista Mugatu (Will Ferrell), presente anche nel sequel, ordinava l’assassinio del primo ministro malese perché voleva abolire il lavoro minorile nelle fabbriche tessili, così impedendo agli stilisti occidentali lo sfruttamento economico di quella mano d’opera.

Sergio Castellitto ha appena dichiarato, riguardo a Checco Zalone: «Mi fa ridere la sinistra che dopo anni di snobismo sale sul carro del vincitore, eleggendo Zalone a sociologo d’Italia, quando è solo un grande comico». E: «Il cinema è altra cosa».
Sullo snobismo di sinistra ha ragione, sul resto sbaglia. Il cinema è anche genere comico, demenziale, parodico. E sovente i capolavori di questi generi sono ricchi di verità sociologiche. Forse perché terre libere dal politically correct che spesso si ficca a calci nei film drammatici. Nel primo Zoolander c’era una scena memorabile. Zoolander, in crisi con la sua identità di modello, tornava dalla sua famiglia.

Tutti maschi, minatori, che lo consideravano un cretino effemminato.  Faceva di tutto per farsi accettare, perfino andare in miniera con loro. Sembrava una citazione del video Sonne, in cui i componenti della band tedesca Rammstein si presentano vestiti da minatori e continuano a martellare con le facce annerite dal carbone. Ma a parte questo, il minatore in versione Zoolander aveva fortissimo effetto comico e politicamente scorretto, perché nel cinema nessuno osa mai prendere in giro i minatori, al massimo è concesso che Ken Loach li trasformi in eroi contemporanei.

Ecco, il destino di Zoolander incompreso in miniera, cacciato dal padre che si vergogna di lui, rappresenta meglio di mille saggi sociologici l’accusa di superficialità che si brandisce contro il cinema comico-demenziale, oltre che contro i modelli.

Come se la professione rispettabile fosse soltanto quella di chi spacca le pietre sottoterra. E cinema rispettabile fosse solo quello che fa riflettere il pubblico coi film seri. No, lo è anche il film non serio quando è fatto «bene bene in modo assurdo». E Ben Stiller, come il nostro Checco Zalone, lo sa fare.

di Gemma Gaetani

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