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L'intervista

Al Bano, confessione privata a Libero: "Il giorno che mi cambiò la carriera"

Al Bano

Nove volte da solo, cinque con l'ex moglie Romina Power, Al Bano Carrisi insieme a Milva e Toto Cutugno è il maratoneta di Sanremo, la sagra della musica che da domani monopolizzerà le serate degli italiani sotto la guida di Carlo Conti (bis). Lo scorso anno, come super ospite insieme a Romina, il leone di Cellino San Marco, 72 anni, cantante, attore, viticultore, ex naufrago dell’Isola dei famosi, ha riunito l’Italia alla tv: in quel momento giovani e anziani hanno cantato, ballato, gioito, forse pianto davanti a quella che era la coppia perfetta, la coppia dei sogni.

Al Bano racconta perché Sanremo è Sanremo dal set canadese di “Così lontani così vicini”, il programma di Raiuno che conduce, guarda un po’, proprio con l’ex compagna di una vita, la figlia di Tyron Power che gli ha dato quattro figli. «Ho sempre fatto televisione, sono 50 anni che faccio questo mestiere», dice sul nuovo ruolo di conduttore.

E con Romina come si trova?
«Bene: ci vediamo pochissimo (ride, ndr), lei infatti in questo momento è a fare le riprese in Sicilia. Sul palco siamo sempre andati d’accordo».

Siete tornati insieme per business, quindi?
«Faccio questo lavoro da sempre. Da solo o in coppia. Fare le cose per business non mi appartiene».

La vostra reunion sanremese è finita anche nel film di Checco Zalone come simbolo dell’Italia unita. È cosi?
«Con Zalone farei un film domani, sono suo fan dalla primissima ora. Checco è un genio, il suo regista Gennaro Nunziante pure. Non poteva che venirne fuori l’idea geniale di prendere i personaggi più importanti della passata kermesse. Lo scorso anno la nostra esibizione ha fatto il 62% di share. Sinceramente non mi aspettavo tanto».

Perché secondo lei?
«Io e Romina non abbiamo mai fatto niente di falso. Sono stati veri l’amore, i figli, l’abbandono. La gente ama la verità».

Sanremo cos’è?
«Per me è stata la fabbrica di tutti i miei sogni, ricordo Domenico Modugno, la lotta con Claudio Villa».

Lo guarderà?
«Purtroppo no perché sono in Canada. Ma Carlo Conti farà un grande Festival. Come regola personale mi sono posto quella di fare Sanremo un anno sì e uno no. Le dirò, fare l’ospite d’onore mi ha fatto un effetto strano, mi è mancato il brivido, l’adrenalina della gara che ti parte dalla punta dei piedi e ti arriva fino all’ultimo capello».

Come è cambiato negli anni il Festival?
«Oggi purtroppo l’aspetto musicale è meno importante mentre lo è di più quello gossipparo, non so perché, in fondo gli ascolti, a parte due edizioni in calo, sono sempre stati forti. Oggi, meno di prima, le canzoni ti restano addosso come bellissimi nei sulla pelle».

Quali brani rappresentano meglio Sanremo?
«”Volare” di Modugno, “L’Italiano” di Toto Cutugno e “Io che non vivo” di Pino Donaggio».

Più recenti?!
«Mmh...».

E tra i suoi cavalli di battaglia?
«Ne ho portati quasi quindici ma il pezzo che ha fatto più breccia è stato “Felicità”. Era la canzone giusta al momento giusto. Arrivavamo da dieci anni orribili, gli anni Settanta. C’erano in giro solo canzoni da funerale. Non sopportavo più quell’Italia in ginocchio, mi ribellai e me ne andai in Spagna. Ma appena sentii “Felicità”, che non avevo scritto io, pensai fosse il brano perfetto».

Un Sanremo che ricorda con amarezza?
«Quello del 1968. Il mio pezzo vinse il Premio Luigi Tenco, che aveva deciso di lasciarci l’anno precedente. Cantavo “La Siepe”, secondo me uno dei pezzi più belli che ho fatto. Arrivavo da “Nel Sole”, 19 settimane consecutive al primo posto. Tutti dicevano che avrei vinto io, ero sommerso dall’entusiasmo. Invece arrivò primo Sergio Endrigo con “Roberto Carlos”. Prima erano tutti con me, poi il vuoto. Ho sentito un senso di abbandono, ero solo».

Parla della critica o del pubblico?
«Il pubblico non mi ha mai lasciato. Parlo della critica. Da un giorno all’altro l’acclamazione sparì, allora decisi di ritirarmi in una “selva oscura”, come diceva il Sommo Poeta. Decisi di varcare le Alpi, andai all’estero e la cosa mi fece capire meglio questo mestiere. È iniziata una bella stagione spagnola, poi australiana… Sono il Cristoforo Colombo della musica leggera italiana».

In Russia è l’idolo, la sua reunion con Romina è stata un evento. Nella Terra di Putin è più gettonato lei, Pupo o i Ricchi e Poveri?
«Se i russi potessero, farebbero a Celentano una statua sulla Piazza Rossa, mi creda. E anche Riccardo Fogli va alla grande. Siamo tutti sullo stesso livello».

Quest’anno il Festival è pieno di divi dei talent. Rischiano di bruciarsi?
«Non farei un discorso di talent. Chiunque tu sia, da Al Bano a Toto Cutugno, se non hai il pezzo giusto al momento giusto fallisci. “Come va, come va, tutto ok tutto ok” era una canzone che parlava dell’ecologia in modo ironico. Vorrei che si riportasse al centro il fattore musicale. I talent non mi dispiacciono, mi hanno proposto tante volte di fare il coach. Ma chi sono io per giudicare?».

Tra i giovani chi le piace?
«Tiziano Ferro, Negramaro, Marco Mengoni ed Emma: fui uno dei primi a pronosticare il suo successo, è molto forte».

C’è un nuovo Al Bano?
«Mica sono morto. Non c’è, dovrebbe avere tanta pazienza. Sono diventato mio malgrado il re del gossip. Che più odio, più mi insegue».

Cosa le manca?
«Non sono mai fermo. Lavoro tutti i giorni. Il mio progetto è quello di un film, di cui curo anche la regia, su mia madre dal titolo “Con gli occhi del cuore”. Un po’ come quello che feci per la pellicola su mio padre nel 1999, un bel testamento. Diventerà una bandiera: la gente viene a Cellino per andare sulla tomba di mio padre, era molto amato».

Lei a Cellino è il re, vero?
«Non esageriamo: c’è tanta invidia, volo basso. Sì, ho i vini buonissimi, un grande albergo, la spa, lavoro sodo. Tutti i soldi che ho li ho investiti lì».

Lei ha avuto sei figli, che voto si dà come padre?
«Sette più. Il due e mezzo per arrivare al dieci manca perché non sono potuto essere presente 365 giorni all’anno per i miei ragazzi. Li ho cresciuti con i valori di mia madre e mio padre: la correttezza, l’onestà, l’impegno sociale. La sera mi corico a letto revisionando me stesso e pensando che non ho fatto nulla di male».

Non ama il gossip ma ci dica: è single o è ancora legato a Loredana Lecciso?
«Sono responsabile dei miei figli e ho un bel rapporto con Loredana. La faccenda del single non mi appartiene. Nella vita ho avuto parecchie patate bollenti ma ho sempre trovato il modo di affrontarle».

Riveli un suo difetto.
«Ho sempre lavorato troppo per produrre difetti (ride, ndr)».
Il tecnico di Così lontano così vicino "rapisce" qualche minuto Al Bano per sistemargli il microfono per la trasmissione. Allora lui ci passa al telefono la figlia Jasmine. «Mi ha accompagnato qui in Canada, ha 14 anni; Jasime, parla con la giornalista di Libero, un importante giornale». Pronto Jasmine, lo dici tu un difetto di tuo padre? «A scuola è esigente, e poi un po’ severo con chi frequento: ma non sono difetti. Il pregio? Faccio tanti viaggi con lui, come questo». Al Bano torna alla cornetta.

Ultima domanda: Sanremo, prima o poi, lo condurrà lei?
«No, grazie. Ho fatto qualcosa di male?».

intervista di Alessandra Menzani

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Commenti all'articolo

  • Kotze

    09 Febbraio 2016 - 10:10

    Continuo a chiedermi perché danno ancora tanto spazio a quel "uomo" il quale picchia le donne.

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