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Parabole

Dal successo alla satira: Checco Zalone racconta Checco Zalone

Checco Zalone

Checco Zalone

Sanremo e il M5S
«Ora, ad esempio, sono diventato un idolo dei Cinque Stelle perché avrei dichiarato che non vado a Sanremo perché non voglio soldi pubblici. Non è proprio così. Io ho detto che non vado a Sanremo perché non ho voglia di tornare a mettermi sotto i riflettori. E ho aggiunto che se ci andassi, tra l' altro, dovrebbero darmi soldi pubblici. Punto. Il che non significa "io non prendo i soldi pubblici" in assoluto. Ma quando mai… I soldi son soldi, pubblici o privati. Non sono un paladino della giustizia e della moralità pubblica...».

Il successo
«Cerco di vivere il più normalmente possibile. Oggi pomeriggio - per dire - ho fatto il baby sitter. Ero in casa da solo con mia figlia. In genere, per quanto posso, cerco di stare in disparte. Non vado in tv, non appaio. Non rilascio interviste».

L' incontro con Gennaro Nunziante
«Era il 2005, se non ricordo male. Io ero in Inghilterra a trovare mio fratello. A Bedford, un posto di merda, in una casa di merda. Un giorno ricevo la telefonata di un comico, Enzo Sarcina, che mi dice che Gennaro Nunziante cerca un cantante neomelodico per un programma in tv e che forse c' è la possibilità di farci incontrare. Non sto nella pelle».

Il provino con Nunziante
«Mi esibisco davanti a lui. E lui alla fine mi chiede: "Ma sono canzoni parodistiche o ci credi davvero?". Gli ho risposto: "Faccio caricature!". Ricordo in particolare che gli suonai un brano che si intitolava La globalizzazione. L' avevo scritto mentre preparavo l'esame di Diritto costituzionale all' Università, e studiavo sui testi del prof. Baldassarre. C' era un capitolo dedicato - appunto - alla globalizzazione, non ci avevo capito quasi un cazzo, ma mi era venuta voglia di tradurre il concetto in chiave neomelodica. Il brano partiva techno, poi scivolava nel neomelodico su un testo che diceva più o meno "Noi povera gente / non abbiamo capito niente"».

Il salutismo di Nunziante
«Io sono per il fritto. Andare con lui al ristorante è una rottura di coglioni. (...) Spesso, quando lavoriamo, ci troviamo a convivere come una coppia. Mangiamo insieme a colazione, pranzo e cena. E l' unico motivo di conflitto tra noi è proprio quello fra il suo salutismo e il mio… come dire… voracismo. Io mangio di tutto, lui no».

Il successo dei suoi film
«Il concetto-chiave è immedesimazione. Che siano piaciuti o no, tutti quelli che hanno visto i nostri film vi hanno trovato qualcosa che gli appartiene. Vi si sono ritrovati.Chi non conosce un venditore di aspirapolvere, berlusconiano anche dopo la caduta di Berlusconi, come il protagonista di Sole a catinelle? Ma mi rendo conto che non è una spiegazione sufficiente. E allora non mi resta che chiamare in causa la squadra e il talento. Basta con 'sta cazzo di modestia…! Noi tre - intendo io, Gennaro e il produttore Valsecchi - siamo una squadra imbattibile».

Cosa lo fa ridere
«È difficilissimo che io rida, credimi. Per i miei film non rido proprio. Non li voglio neanche rivedere. Ed è raro che rida anche di fronte al film di un altro attore comico. Di solito mi immedesimo talmente con il collega, con la sua tensione, con la sua paura di sbagliare, che preferisco non vedere. L' ho provato anch' io sul palco di Zelig e so cosa significa temere di sbagliare… roba che ti blocca ogni voglia di ridere sul nascere».

intervista di Gemma Gaetani

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